l'esorcismo

Avere un intruso che si impossessa della nostra mente e del nostro corpo, che ci costringe a comportamenti abominevoli e a mutazioni orrende, ma che può comunque essere scacciato da una forza ancora più potente: il tema della possessione spiritica suscita un’attrazione quasi morbosa nel grande pubblico.

I film dell’orrore sono le pellicole che hanno saputo e sanno raccontare al meglio questo lato oscuro che dimora nella maggior parte delle religioni. Il tema dell’esorcismo va infatti oltre la visione classica del rito cristiano per scacciare i demoni, che pure negli anni è entrato nell’immaginario collettivo grazie a pellicole arcinote. L’esorcismo sembra rappresentare l’eterna lotta del bene contro il male, della purezza contro la corruzione, e per questo attraversa culture e religioni.

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Ma come funziona un esorcismo? Quali sono le caratteristiche che tanto affascinano il mondo del cinema e che rendono questa pratica un’ispirazione frequente per registi e sceneggiatori?

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L’esorcismo di Emily Rose (2005)

Diretto da Scott Derrickson, autore anche dei fortunati Sinister (2012) e Doctor Starnge (2016), L’esorcismo di Emily Rose è ispirato a fatti realmente avvenuti in Germania negli anni ‘70. La storia fa infatti riferimento a quella vera di Anneliese Michel, morta a poco più di 20 anni dopo aver subito ben 67 esorcismi nel corso di un anno. Nel film, è Emily Rose (interpretata da Jennifer Carpenter) a subire un esorcismo fatale dopo aver mostrato strani comportamenti, contorsioni corporee e visioni mistiche. Durante il processo che incrimina di omicidio il prete responsabile dell’esorcismo, l’accusa tenta di dimostrare che le manie di Emily fossero dovute a schizofrenia ed epilessia, condizioni che nella vita reale vennero diagnosticate anche a Anneliese Michel ma per le quali le terapie farmacologiche non sembravano avere effetto. La Michel morì di malnutrizione e disidratazione, ed i responsabili dell’esorcismo furono condannati.

L’esorcismo di Emily Rose mostra in maniera potente come spesso la malattia psichiatrica sia collegata alla possessione demoniaca a causa dei comportamenti aberranti e delle allucinazioni che comporta. Il film mette anche in risalto l’impotenza e il sacrificio delle vittime, schiacciate fra scienza a corto di risposte e religione che impone riti oltre la comprensione umana.

Il rito (2011)

Anthony Hopkins è un gigante della recitazione che riesce a rendere affascinanti anche le storie più crude. Ne Il rito, film diretto da Mikael Håfström, Hopkins è un prete esorcista che accompagna il sacerdote novizio Michael Kovak (Colin O’Donoghue) in un percorso per ritrovare la fede perduta. Saranno i fatti brutali e paranormali accaduti durante l’esorcismo di una giovane ragazza incinta a far riscoprire a Kovak la potenza della fede, portando anche lui a intraprendere il percorso da esorcista.

Come la maggior parte dei film sulla possessione, anche Il rito si ispira a fatti reali, e precisamente al libro semibiografico Il rito. Storia vera di un esorcista di oggi del giornalista Matt Baglio. Baglio ha intrapreso anni di ricerca sul campo insieme a preti esorcisti, raccogliendo più di 80 casi di possessione vera o presunta. Sia il libro che il film raccontano la lotta incessante fra ragione e superstizione, mostrando come la crisi di fede porti a farsi delle domande che spesso non hanno risposte univoche, ma che conducono solo ad un’area grigia fra scienza e religione.

L’ultimo esorcismo (2010)

Un reverendo protestante si fa accompagnare da una troupe televisiva per filmare quello che dovrebbe essere l’ultimo esorcismo della sua lunga carriera. Nonostante anni di abili inganni e circuizioni in cui ha imbrogliato persone facilmente influenzabili coi suoi trucchi, questa volta l’uomo si trova di fronte ad una reale possessione spiritica e a segreti ben più oscuri di quanto pensasse.

È con queste premesse che L’ultimo esorcismo di Daniel Stamm conduce lo spettatore in un viaggio nell’America rurale delle piccole comunità, dove superstizione e fanatismo religioso legano le persone ad esistenze dense di paura e pregiudizi. La storia della giovane Nell Sweetzer, interpretata da Ashley Bell, gioca sul filo del rasoio di cosa è suggestione e cosa è reale possessione demoniaca, affrontando anche i temi della sessualità repressa e della vergogna ad essa collegata. A rendere ancora più coinvolgente ed inquietante la pellicola ci pensa la regia documentaristica, che segue passo passo i protagonisti facendoci vivere “in prima persona” anche gli sconvolgenti momenti finali del film.

Il mai nato (2009)

Come il cattolicesimo e il protestantesimo, anche l’ebraismo ha le sue credenze legate all’esorcismo. Nel film Il mai nato diretto da David S. Goyer, è infatti un demone legato alla fede ebraica a tormentare la giovane Casey Beldon (Odette Yustman). La ragazza è infatti perseguitata da un Dybbuk, uno spirito maligno appartenente ad una persona morta alla quale è stato negato l’ingresso nell’aldilà. Il Dybbuk cerca di impossessarsi di persone fragili come i bambini e ha una predilezione per i gemelli, come nel caso di Casey e di sua madre e sua nonna prima di lei.

La figura del bambino posseduto è centrale ne Il mai nato, e manifesta un topos spesso presente nel genere horror: e se i bambini, esseri puri per eccellenza, diventassero invece un’incarnazione del male? L’inquietudine che genera questo rovesciamento dei ruoli è potente nel film di Goyer, unita anche alle paure legate alla maternità e alle superstizioni sui gemelli che sembrano essere presenti in gran parte delle culture.

L’esorcista (1973)

Terminiamo questa lista con un film che può essere definito in una sola maniera: un cult. Il filone dei lungometraggi dedicati all’esorcismo ed il genere horror nella sua interezza devono tutto a questa leggendaria pellicola di William Friedkin, che quasi 50 anni fa terrorizzò un’intera generazione e continua a spaventare ancora oggi.

La trama è nota: una bambina, Regan (Linda Blair), figlia di una famosa attrice, cade preda del potentissimo demone Pazuzu dopo aver giocato con una tavoletta ouija trovata in soffitta. Dopo accertamenti psichiatrici infruttuosi, la madre si rivolge ad un prete esorcista, padre Karras. Quest’ultimo sta vivendo un momento di crisi dovuto ai sensi di colpa per la scomparsa della madre, alla quale sente di non essere stato abbastanza vicino, e si fa aiutare nell’esorcismo di Regan da padre Merrin (uno stabiliante Max von Sydow), che aveva già incontrato il demone Pazuzu durante una spedizione archeologica. I fatti che si verificheranno durante il rito dell’esorcismo sono impressi nella memoria di spettatori di tutte le età e sono entrati di diritto nell’immaginario collettivo come scene fra le più terrificanti di tutti i tempi (teste che ruotano e crocifissi usati in maniera abominevole compresi).

L’esorcista racchiude in sé la maggior parte dei temi legati ai film di questo genere: c’è la religione chiamata in causa quando la scienza non ha più risposte; c’è la malattia psichiatrica che sfocia nel soprannaturale; c’è la purezza infantile depredata da un mostro che va oltre ogni immaginazione; e c’è anche la crisi di un uomo di fede chiamato ad affrontare situazioni più grandi di lui. Un film, in conclusione, che gli appassionati di horror (ma anche di cinema in generale) non possono fare a meno di riguardare per capire di più di questo universo affascinante e inquietante al tempo stesso.


Fonte foto: Lucas Pezeta da Pexels