Tendenze occhiali: Angelica Pagnelli ci spiega come scegliere l’occhiale perfetto

Consulenza creativa, etica e inclusività: Angelica Pagnelli Consultant & Worldwide Trainer fa il punto sulle sfide attuali del mercato dell’Ottica

Angelica Pagnelli consulente immagine occhiali

Abbiamo intervistato Angelica Pagnelli, Consultant & Worldwide Trainer, per fare il punto sulle tendenze dell’occhialeria e sulle nuove abitudini dei consumer specialmente in questo momento così particolare.

Quali saranno i modelli di occhiali da vista e occhiali da sole sui quali puntare nei prossimi mesi? Su quali dettagli sarà meglio concentrarci?  Come fare per non sbagliare nella scelta dell’occhiale perfetto?

Come sei arrivata al mondo dell’eyewear? Qual è stato il tuo percorso? Sono partita con un background completamente differente dal mondo della moda, perché ho studiato economia e lavorato per 15 anni in una banca occupandomi di investimenti. Ho sempre avuto a che fare con clienti molto esigenti e partendo da qui, ho capito che la mia vera necessità e desiderio era quello di lavorare sull’individualità delle persone. Sono così andata per qualche tempo negli USA, dove ho seguito un seminario in Consulenza di Immagine, perché avevo già partecipato a un corso a Milano con una consulente londinese che mi era molto piaciuta, e ho voluto approfondire nuovamente ogni aspetto di questa attività.

Ho ricominciato a studiare lo scenario che ruota intorno agli accessori, al dress-code, al bon ton, all’etichetta… e mi sono accorta che il settore più carente era quello degli occhiali, anche perché l’occhiale è considerato come una protesi, non soltanto un accessorio fashion. Anche negli Stati Uniti ho notato la difficoltà di parlare in questi termini, forse perché viene considerato un prodotto un po’ borderline. Una volta tornata in Italia, ho deciso quindi che mi sarei dedicata alla mia passione per gli occhiali, indirizzandomi proprio verso questo mondo. I valori della consulenza d’immagine hanno così preso una visione concreta e sono stati riproposti a più ampio spettro nell’ambito Eyewear. Oggi mi occupo anche del mondo retail, di tutto ciò che riguarda immagine e stile nei negozi di ottica e di quello che ruota intorno all’occhiale.

Parliamo di tendenze eyewear. Cosa dicono i trend per questa stagione? Innanzitutto è importante sottolineare che per quando riguarda i trend mi sono fermata alla scorsa stagione, ho sposato il concetto di voler rallentare con la moda, una considerazione necessaria e nata spontaneamente nei mesi passati. In questo periodo ho ripreso con grande entusiasmo ad analizzarli, perché la verità è che ne nascono tanti. Quello che è cambiato oggi è il modo di interpretarli, perché in questo momento, la moda si sta facendo portavoce di molti argomenti che sono davvero importanti e che dobbiamo continuare a sostenere, come ad esempio l’inclusività, l’etica, la sostenibilità, ecc… Per questo motivo, ritengo indispensabile, riuscire a tradurre questi valori come “fenomeni sociali” che mi piace definire “mega-trend”. Diciamo che si è spostata la visione, ovvero la moda recepisce questi fenomeni sociali, trasferendoli all’abbigliamento, all’accessorio e quindi anche all’occhiale. Quello che ho notato per quanto riguarda gli occhiali è che, c’è una sorta di continuità tra questa stagione e la prossima, ci sono tendenze che rivedremo, come i tagli oversize che riportano un po’ verso un concetto di protezione, inteso come un occhiale che avvolge e che abbraccia, così come si nota un affermarsi dell’oversize anche con i capi di abbigliamento. Per la prossima estate andrà molto il tutt’uno, vale a dire occhiale, outfit e scarpa coordinati. Se per questa stagione è di scena il fluo, per la prossima invece il tono sarà drammatico, uno stile teatrale che creerà un insieme ton sur ton.

La situazione attuale ha scosso molti di noi. È innegabile che le nostre abitudini di shopping siano cambiate: parlando di occhiali, come si nota questo cambiamento? Com’è il cliente tipo oggi? Il cliente tipo è radicalmente cambiato. Il consumatore finale è molto più attento e conosce meglio il prodotto. Si tratta di un cliente che arriva nei negozi molto preparato, perché sicuramente ha fatto a priori un lavoro di ricerca online. Le persone sono più esigenti, hanno bisogno di essere coinvolte, lasciando spazio alle emozioni e ai valori che le portano alla scelta finale. A prescindere da questo reputo che, quando il cliente arriva in negozio ha già le idee molto chiare su cosa voler acquistare, è essenziale, altro trend che si ritroverà molto.

L’armocromia è molto di moda. Tanti utenti, magari anche non esperti in materia, sono comunque molto sensibili a questo. Hai notato dei cambiamenti nel cliente? Io faccio armocromia da 15 anni e sentirne parlare adesso mi fa un pochino sorridere, perché tempo fa, quando ne parlavo, le persone mi guardavano un po’ stranite. Oggi mi accorgo che, anche nelle social stories, se non fornisco informazioni sul colore, non scateno le reazioni dei follower. L’armocromia è un trend a tutti gli effetti, anche se l’armonia dei colori, nella comunicazione non verbale, non dovrebbe mai essere considerata una tendenza, ma dovrebbe basarsi su regole definite, che prendono in considerazione colore degli occhi, della pelle, dei capelli, ecc… Il culmine dell’armocromia è arrivato adesso perché durante il periodo di lockdown tutti avevamo un grande bisogno di colore, abbiamo semplicemente prestato più attenzione a questi argomenti, ma questi temi sono presenti nel mondo della consulenza di immagine già da moltissimi anni. I colori sono importanti, soprattutto nell’occhiale perché nella comunicazione non verbale è la prima cosa che vediamo.

Come scegliere dunque un occhiale da sole o da vista? Le regole per scegliere un occhiale da sole o da vista si concentrano sulla forma, ma non solo, se consideriamo l’occhiale da vista è necessario anche conoscere il problema visivo della persona, perché non tutti i modelli sono adatti a determinate problematiche. L’occhiale da sole ci lascia un po’ più liberi di “rompere le regole”, tanto che, anche fuori dagli schemi, è possibile sceglierli e usarli in modo unconventional.

Stefano Accorsi con occhiali David Beckham – DB Eyewear all’arrivo al Festival di Venezia 2020 (Credit SGP)

Qual è il dettaglio a cui il cliente deve prestare maggiore attenzione? Cosa viene prima, il colore, il materiale o la dimensione dell’occhiale? La dimensione è sicuramente fondamentale, perché se si sbaglia si nota proprio una sproporzione. La vita è forma. È importante anche il colore, ma a disturbare non è un colore non troppo armonioso, ma piuttosto il mancato equilibrio proporzionale. Certo l’ideale sarebbe far sposare tutti gli elementi!.

Parlando di forme, cosa ne pensi della scelta di Iris Apfel di utilizzare occhiali così grandi che vanno quasi a coprirle interamente il volto? In questo caso l’occhiale è stato utilizzato come elemento fashion: lei, come tanti vip, ha usato l’occhiale per arrivare ad essere riconoscibile. Quando si rompono le regole in questo modo si performa in creatività, perché una super-dimensione dell’occhiale fa sì che il pubblico ricordi prima l’accessorio e poi la persona. Però è bello così, perché anche le campagne pubblicitarie se devono pubblicizzare un occhiale non sempre lo propongono seguendo le regole dell’armonia e dello stile. Ci tengo a sottolineare che il concetto di fashion prescinde da quello di stile.

C’è una moda che ruota attorno all’occhiale. Anni fa non era di moda portare gli occhiali, mentre ad un certo punto si è trasformato in un oggetto altamente fashion, tanto che tutti (o quasi) li hanno voluti indossare. Adesso per esempio stanno iniziando a spopolare le catene per gli occhiali. La prima catena è nata nel ’92 con gli occhiali di Chanel e non ha avuto un grande successo. Questo però è l’anno della catena, la vedremo anche sulle scarpe, sulla borsa, in vita come cintura… La catena fa parte di quell’esigenza di comfort che oggi ricerchiamo e vale tanto per gli occhiali da vista, quanto per gli occhiali da sole.

Parlando si stile c’è poi il famoso occhiale tartarugato, che periodicamente torna di moda. A chi sta bene? Chi deve invece evitarlo? Una delle domande più frequenti che mi vengono fatte è proprio questa “mi sta bene l’occhiale tartarugato?”. Nato negli anni ’70, il tartarugato ci fa pensare alla classica texture marrone con giallo miele e dai colori caldi. Poi però, per fortuna, si è un po’ evoluto ed è andato anche verso le nuance del grigio, del sasso e dell’argento, fornendo l’opzione dei colori freddi. Oggi spopola, non soltanto come classico evergreen, ma perché sta bene a tutti, non è da escludere per nessuno.

Oggi c’è un po’ di timore nello shopping e sono molti i consumatori che prediligono acquistare online. Nel caso dell’occhiale, in cui è importante anche una consulenza, come si combina il binomio scelta dell’occhiale con piattaforma digital? L’argomento è molto interessante e devo dire che di piattaforme che propongono la forma adatta di occhiale ne esistono tante già da diversi anni, quindi non è una novità. Quello che oggi è cambiato è l’aspetto legato alla consulenza, nel senso che serve affiancare all’online anche un operatore, altrimenti non si ha la possibilità di fare un buon lavoro, soprattutto con gli occhiali da vista, che non sempre hanno montature che si possono adattare a tutti i tipi di lenti. L’occhiale da vista ha un doppia anima, è esclusivo a tal punto da necessitare la presenza dell’online, senza dimenticare l’aspetto offline, fondamentale.

Tu parli di etica, omnicanalità e inclusività per il settore eyewear. In cosa si traduce tutto questo? Per quanto riguarda l’omnicanalità dico che la mia carriera è iniziata con il B2C, quindi molto improntata sul consumer, mentre negli ultimi anni mi sono concentrata sul B2B, perché lavoro con molte aziende. È qui che ho iniziato ad affrontare il processo di innovazione e di allineamento del touch point fisico e digitale all’interno del punto vendita, perché non è facile trovare coerenza tra online e offline. Il consumer ha bisogno di trovare lo stesso negozio fisico nell’online e viceversa, entrambi i negozi devono presentare le stesse caratteristiche. Quando parlo di etica intendo che oggi ciascuno di noi predica valori rivolti non soltanto alla sostenibilità e al riciclo, ma anche di bell’essere in senso più ampio. La nostra etica ci impone di guardarci allo specchio ogni giorno, soprattutto in questo periodo di difficoltà, in cui magari chi lavora in smart working non ha neanche voglia di vestirsi. Abbiamo bisogno di prenderci cura di noi stessi, perché solo se ci vediamo belli possiamo realmente comunicarlo. La bellezza non è fatta solo di quello che si indossa, ma anche di tanto altro, sfocia nel benessere psico-fisico. Per quanto riguarda l’inclusività, per me si tratta di un argomento che parte dall’idea di no gender, cosa che si sta evolvendo sempre di più negli ultimi tempi. In questo senso, l’inclusività è allargatissima, molte ad esempio sono le donne ai posti di comando. Io ho escluso da tutti i negozi, anche contro la volontà dei retail, il concetto di catalogo diverso per uomo e donna. A livello di visual merchandising ho scelto di mettere insieme tutti i modelli, perché la persona ha bisogno di riconoscersi nell’accessorio, senza essere catalogata. Tutto quello che include tutto, alla fine, diventa inedito.

L’occhiale più stano che hai visto? Di strani quest’anno se ne usano tanti, proprio perché l’etica si basa molto anche sul talento e sulla creatività e gli stilisti stanno realizzando cose davvero strane. Quello che non potrò mai dimenticare l’ho trovato in Russia in alcune collezioni vintage molto interessanti e particolari, è stata la volta in cui ho pensato di non aver visto ancora tutto.

isabeli fontana
Isabeli Fontana con PIERRE CARDIN EVOLUTION 6 sunglasses

Occhiali e mascherina. Qual è il modo migliore di indossare entrambi? Occhiali e mascherina, in questo momento, sono un binomio perfetto per la protezione individuale, ma sicuramente un po’ scomodo perché le lenti si appannano. Da un punto di vista beauty io suggerisco sempre alle signore di continuare a truccare gli occhi, così almeno attraverso l’occhiale si rinnova l’espressività. Il segreto per il massimo comfort è sistemare bene il ponte dell’occhiale, è importante che venga posizionato in modo tale che la mascherina aderisca perfettamente. Non esiste comunque una regola valida per tutti, perché ognuno ha la propria fisionomia del volto e bisogna fare degli esperimenti per trovare la modalità più giusta e comoda di indossare entrambi, nel rispetto della sicurezza.

Fonte foto: Angelica Pagnelli press office / Safilo press office

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