Documentari interessanti: Botero raccontato al cinema

Il film è una cronaca dietro le quinte della vita e dell'arte di questo pittore e scultore, l'artista vivente più riconosciuto al mondo.

L’arte di Fernando Botero (Medellín, 1932) arriva al cinema: dal 20 gennaio 2020 è uscito nelle sale cinematografiche di tutta Italia il documentario dal titolo Botero. Una ricerca senza fine, diretto da Don Millar.

Il film è stato girato in dieci città tra Cina, Europa, New York e Colombia e sono stati forniti anche video e storiche foto di famiglia, con l’intento di presentare un ritratto profondo e stimolante del celebre artista colombiano. Per la sua realizzazione, il regista ha frequentato l’artista e la famiglia di quest’ultimo, stando in particolare a stretto contatto con i figli, in modo da far conoscere agli spettatori i presupposti e i fatti alla base dell’attività artistica di Fernando Botero e delle sue figure robuste, protagoniste in tutte le sue opere, spingendosi alle sue radici.

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Il regista e l’artista si sono incontrati per la prima volta a Pechino ed il regista è rimasto subito affascinato dalla gentilezza dell’artista tanto da volergli dedicare un film: durante una mostra in Cina, che ha attirato tantissimo pubblico, nasce insieme alla figlia Lina e ad altri due figli dell’artista, l’idea di realizzare un documentario che lo racconti.

“Ho impiegato 19 mesi per la produzione e la post-produzione del film e la figlia, Lina Botero, è stata fondamentale per avere l’approvazione dell’artista”, aggiunge Millar. “Fernando Botero è infatti una persona molto riservata che ama stare da solo a dipingere, quindi Lina ha dovuto fare uno sforzo enorme per convincerlo. Alla fine è stato molto gentile con me e davvero entusiasta del film”.

Don Millar – regista di Botero. Una ricerca senza fine

Fernando Botero ha vissuto a Firenze negli anni ’50, a New York nei ’60 e nei ’70 a Parigi. Le sue sculture giganti  sono riconoscibili a prima vista e ben note ai pubblici d’Europa e degli Stati Uniti. Nel 2015 ha esposto per la prima volta in Cina e di recente ha donato la sua collezione alla città di Bogotà, nel Museo che porta il suo nome e nel Museo de Antioquia.

Ma perché le opere di Fernando Botero raffigurano figure sproporzionate, oltremodo in carne? 

Tutto ebbe inizio nel 1956, quando l’artista  applicò la sua “dilatazione” ad un oggetto: un mandolino. L’artista stava dipingendo uno studio per una natura morta (poi divenuta nota come Natura morta con mandolino) e aveva raffigurato il foro di risonanza dello strumento in proporzioni decisamente più piccole rispetto al normale, con la conseguenza che il mandolino risultava molto più sproporzionato e dilatato rispetto a un mandolino raffigurato con il foro nelle proporzioni corrette.

L’artista fu allo stesso tempo incuriosito e visceralmente attratto da questa forma dilatata oltre il naturale, perché gli evocava una profonda sensualità. Dopo aver dunque “dilatato” il mandolino, Botero trovò il suo stile, e iniziò a dilatare le forme di altri oggetti, di animali, di esseri umani, conferendo a tutti quell’aspetto “grasso” che costituisce un po’ il suo marchio di fabbrica.

“Non dipingo donne grasse. Nessuno ci crederà, ma è vero. Ciò che io dipingo sono volumi. Quando dipingo una natura morta dipingo sempre un volume, se dipingo un animale lo faccio in modo volumetrico, e lo stesso vale per un paesaggio. Sono interessato al volume, alla sensualità della forma. Se io dipingo una donna, un uomo, un cane o un cavallo, ho sempre quest’idea del volume, e non ho affatto un’ossessione per le donne grasse”.

Fernando Botero

Botero enfatizza costantemente il fatto che nella sua pittura l’esagerazione scatta da un’inquietudine estetica, e svolge una funzione stilistica. Botero è un pittore figurativo, ma non è un pittore realista. Le sue figure sono ancorate alla realtà, ma non la rappresentano. Tutto nei suoi dipinti è voluminoso: la banana, la lampadina, la palma, gli animali e, ovviamente, gli uomini e le donne.

Come sostiene la critica Mariana Henstein, Botero usa la trasformazione o la deformazione come simbolo della trasformazione della realtà in arte. La sua creatività e il suo ideale estetico sono basati sulla forma e sul volume. la deformazione senza un obiettivo risulta in figure che sono o mostruose o caricaturali. In Botero non si tratta di nessuno dei due casi. Al contrario, per lui la deformazione deriva sempre dal desiderio di incrementare la sensualità dei suoi dipinti.

Fernando Botero, come ha avuto modo di affermare, associa le forme dei suoi soggetti al piacere, all’esaltazione della vita, perché l’abbondanza comunica positività, vitalità, energia, desiderio: tutti concetti che hanno a che fare con la sensualità, intesa tuttavia non tanto in senso erotico quanto come espressione di piacere.

Perché, quindi, guardare il documentario su Fernando Botero?

Don Millar, per la realizzazione del documentario, si è avvalso inoltre dell’intervento di critici d’arte, curatori, storici e accademici per rivelare al pubblico la creatività di una delle personalità più amate dell’ambito artistico contemporaneo. L’artista conta infatti numerose mostre monografiche che hanno attirato milioni di visitatori.

Ma di come si sia avvicinato all’arte da autodidatta e dei principi che animano il suo fare artistico, si sa molto poco.

Attraverso un dialogo continuo tra l’artista e i suoi tre figli, Lina, Fernando e Juan-Carlos e gli interventi di critici d’arte e galleristi, il regista canadese Don Millar scopre i temi e i traumi ricorrenti nell’opera di un creativo instancabile e controverso per la sua popolarità e accessibilità. Innamorato dell’Italia, dove ha preso casa negli anni ’80, di Piero della Francesca e della pittura rinascimentale.

Di seguito il trailer del film, Botero. Una ricerca senza fine.

Fonte foto: Pixabay

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