Sono tanti i vip che, in qualsiasi epoca, hanno indossato le eccellenze italiane. Questa tendenza non sembra cedere il passo visto che il mercato è sempre molto florido tanto che nel nostro Paese ci sono tantissimi fornitori e distributori.

E la conferma arriva anche soltanto facendo una ricerca sul web, dando un’occhiata a questa selezione di fornitori di abbigliamento uomo.

Un mercato che fa segnare numeri molto importanti: Sono infatti 17 miliardi e 380 milioni i ricavi dalle vendite di abbigliamento maschile in Italia nel 2018. E l’Italia, in una classifica dominata dagli Stati Uniti e dalla Cina, è l’unico Paese tra i primi dieci a mostrare questa tendenza.

Nel 2016 le vendite erano arrivate a quota 36 miliardi e 617 milioni di dollari, salite a 37 miliardi e 581 milioni nel 2017. L’anno scorso si sono raggiunti i 38 miliardi e 801 milioni, mentre per quest’anno e per il 2020 le previsioni dicono che si sfonderà il muro dei 40 miliardi: 40 e 163 milioni nel 2019 e 42 miliardi e 071 milioni nel 2020.

Dati che dicono tanto per un Paese come il nostro, dove il fashion rappresenta il 4% del PIL ed è in continua crescita, passando da 36,6 miliardi nel 2016 a 38, 8 miliardi nel 2018 e, secondo le previsioni, nel 2019 arriverà a 40 miliardi, continuando a salire negli anni successivi.

L’andamento del mercato interno ha registrato una crescita intorno al +1% e, per quanto riguarda i mercati esteri, l’export italiano verso i Paesi UE ha avuto un andamento del +7%. Tra i grandi Paesi europei, i più importanti per la moda italiana sono la Germania (+13%) il Regno Unito (+22%) – malgrado la fase di contenimento dei consumi registrata nelle ultime settimane- il Belgio (+11%) e la Spagna (+9%). L’export verso la Francia invece, seppur meno consistente rispetto agli altri Paesi, ha registrato una crescita del +3,5%.

Le esportazioni verso i mercati extra-Unione Europea – con una crescita registrata del +2% – hanno avuto un andamento differenziato: molto bene verso l’Asia (+11%) con un aumento molto consistente verso la Corea del Sud (+28%) e Hong Kong (+20%), mentre più contenuta è stato l’incremento verso il Giappone (+3,5%) e la Cina (+2,3%). Un buon risultato si è registrato anche verso la Russia (+21%). Solo moderata è invece stata la crescita verso gli USA (1,6%) ed è in leggero calo l’export verso gli Emirati.

I settori che hanno marcato il maggiore incremento sono stati quelli del pellame (+7,2%) e della camiceria (+5,1%) mentre solo quello delle cravatte, segnale dei tempi, ha continuato a scendere (-3,3%, e lo fa da 10 anni, nonostante una grande tradizione sartoriale e una lievissima ripresa interna). Questi numeri sono destinati a crescere ancor di più nei prossimi anni grazie, ovviamente, allo sviluppo delle nuove tecnologie.

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