Top 4 installazioni Fuorisalone 2019

Si è conclusa anche la 58esima edizione del Salone del Mobile milanese, molto ricca di spunti e ispirazioni come ogni anno. Come le passate edizioni, al Salone si accompagna il Fuorisalone, occasione durante la quale vari distretti della città di Milano si imbelliscono e coinvolgono quante più persone possibili con visite a manifestazioni e installazioni temporanee.

”L’ARCHITETTO E’ IL PEGGIOR NEMICO DELL’ARTE” David Chipperfield

Si è conclusa anche la 58esima edizione del Salone del Mobile milanese, molto ricca di spunti e ispirazioni come ogni anno. Come le passate edizioni, al Salone si accompagna il Fuorisalone, occasione durante la quale vari distretti della città di Milano si imbelliscono e coinvolgono quante più persone possibili con visite a manifestazioni e installazioni temporanee.

Dettaglio installazione Conifera, Palazzo Isimbardi

Mauricio Pezo e Sofia von Ellrichshausen, Echo – Palazzo Litta

Il padiglione Echo, realizzato dallo studio d’architettura cileno e costituito da un passaggio cubico sovrastato da un tronco di piramide aperto verso il cielo, entrambi in acciaio lucidato a specchio, dialogano con il  colonnato del cortile e lo riflettono costruendo così un non-luogo che accoglie i visitatori restituendo la loro immagine che emerge dai colonnati del cortile di Palazzo Litta. Quattro porte, corrispondenti per orientamento e scala a quelle del palazzo, permettono di attraversare il cortile.

Questo padiglione può essere inteso come una lente d’ingrandimento con due opposti effetti: l’esterno, rivestito in acciaio inox lucidato, riflette l’architettura storica in cui si trova, mentre l’interno, con la struttura a griglia dei muri, ricca di trame e ombre, nega l’ambiente circostante e attrae l’attenzione verso il cielo aperto, ha spiegato Mauricio Pezo.

Sofia Von Ellrichshausen rincara spiegando che è l’eco diretto del palazzo barocco in cui si trova; è un artefatto ingannevole.

Il padiglione, quando chiuderà al pubblico il 14 aprile, sarà ricollocato dal proprietario di Flos, sul bordo di un lago nel terreno della sua abitazione.

Pezo van Ellrichshausen, Echo Palazzo Litta 2019

Arthur Mamou-Mani (partnership con COS), Conifera – Palazzo Isimbardi

L’architetto francese ha creato un’installazione realizzata digitalmente, Conifera, nel cortile cinquecentesco di Palazzo Isimbardi e nel giardino circostante. L’installazione è composta da settecento bio-mattoncini in materiale bioplastico generati da una stampante 3D.

L’idea principale è quella di dimostrare come i materiali rinnovabili, se abbinati a un approccio algoritmico e alla stampa 3D, possono creare gli elementi costitutivi degli edifici del futuro. La geometria di ogni “bio-mattone” si ispira ai motivi quadrati di Palazzo Isimbardi.

Arthur Mamou-Mani spiega che il lavoro dell’architetto è proprio quello di approfondire la figura dell’architetto come produttore e la natura dei processi di progettazione.

i colori dell’installazione sono tre: le sezioni traslucide sono realizzate in bioplastica pura, quelle bianche contengono un pigmento e quella marrone deriva dall’aggiunta di una polpa lignea, data dagli abeti. Il modo in cui crescono i coni su questi alberi, ricorda il modo di progettazione dei mattoncini e da qui il nome dell’installazione.

Arthur Mamou-Mani per Cos, Conifera Palazzo Isimbardi 2019

”Less  is more” Ludwig Mies Van Der Rohe

Alex Chinneck, World revelead (partnetship con IQOS) – Spazio Quattrocento all’interno di Opificio 31

L’ incredibile rivisitazione architettonica della facciata di un palazzo all’interno di Opificio 31, ad opera dell’artista britannico , consiste nell’usare l’intero edificio come una tela su cui imbastire l’illusione di una facciata che si apre attraverso una zip, che lascia intravedere l’interno.

Questa grande zip riveste l’intera parete frontale dell’edificio, illuminata da luci eteree. Dalla zip si originano una serie di fenditure surreali da cui si propaga una luce eterea e impalpabile che invade lo spazio, trasportando il visitatore in un’esperienza inedita e coinvolgente.

Mi piace l’idea di creare opere attorno alle quali ci si possa muovere nello spazio e nelle quali si possa entrare fisicamente, spiega Alex Chinneck.

Maria Cristina Finucci, Help the Planet, Help the Humans – Università Statale

L’installazione, curata da Alessia Crivelli, prende forma sul prato del Filarete che ospita il chiostro più grande.

Maria Cristina Finucci ha pensato a un’installazione che parla del pianeta: la scritta Help composta da tappi di plastica si illumina di rosso la sera e simboleggia il grido della Terra inquinata, la ferita aperta della crosta terrestre.

Ci siamo sempre difesi dalla natura, ma ora purtroppo, è la natura che si deve difendere da noi, spiega l’artista.

Maria Cristina Finucci, Help the Planet Help the Humans, Università Statale di Milano 2019

”DESIGN E’ ANCHE GUARDARE GLI OGGETTI  DI TUTTI I GIORNI CON OCCHIO CURIOSO” Vico Magistretti

Bonus: installazione inaugurata durante l’Art Week milanese e Miart, visitabile fino alla fine della durata del Salone del Mobile 2019.

Ibrhaim Mahama, A Friend – porte casellari di Porta Venezia

L’artista ghanese ha avvolto i caselli neoclassici di Porta Venezia con sacchi di juta, creando una seconda pelle che conferirà ai due edifici una nuova identità, portandoci a riguardarli non più come semplici monumenti, ma alla luce della loro origine storica e della loro funzione simbolica ed economica come luogo di scambio commerciale.

Ibrahim Mahama indaga alcuni dei temi più importanti della contemporaneità: la migrazione, la globalizzazione e la circolazione delle merci e delle persone attraverso i confini e le nazioni. Le sue installazioni su larga scala impiegano materiali raccolti da ambienti urbani, come frammenti architettonici, legno, tessuti e, in particolare, sacchi di juta che vengono cuciti insieme e drappeggiati su imponenti strutture architettoniche.

I sacchi dell’artista sono simbolo dei mercati del Ghana, sono fabbricati in Asia e importati in Africa per il trasporto su scala internazionale di merci alimentari e di vario genere (cacao, fagioli, riso, ma anche carbone). I sacchi racchiudono allo stesso tempo un significato più latente che riguarda la forza lavoro che si cela dietro la circolazione internazionale delle merci: racconta delle mani che l’hanno sollevato, dei prodotti che ha portato con sè. Per assemblare i sacchi, spesso l’artista collabora con decine di migranti provenienti da zone urbane e rurali in cerca di lavoro.

Fondazione Nicola Trussardi, Ibrahim Mahama, A Friend.
Curated by Massimiliano Gioni.
Installation view Caselli Daziari Porta Venezia, Milan 2019.
Courtesy Fondazione Nicola Trussardi
Photo Marco De Scalzi

”QUANDO QUALCUNO DICE: QUESTO LO SO FARE ANCHE IO  VUOL DIRE CHE LO SA RIFARE, ALTRIMENTI LO AVREBBE FATTO PRIMA” Bruno Munari

 

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