Eva Riccobono svela il suo segreto: l’amore e il rispetto per se stessi

Eva Riccobono: “Dalla moda? Ho imparato la ricerca, ma la vera introspezione e serenità me l’hanno data il cinema e la mia famiglia”.

eva riccobono top model

Eva Riccobono: Mamma, Top Model e una carriera eccellente. Il segreto? L’amore, l’onore e il rispetto per se stessi.

Ha la tempra, la fierezza, l’onore e il rigore delle donne del Sud Eva Riccobono. E ha – tracciato nel suo animo – il segno indelebile, chiaro e sincero della verità, il segno di essere uno spirito libero e introspettivo: elementi sottili e molto comuni a chi è cresciuto al mare – lei è siciliana – dove l’orizzonte che vedi dalla spiaggia, dalle rocce, dal tuo sguardo, dai tuoi sogni isolani, è illimitato, incontrollabile, proprio come il suo tratto-filosofico innato di vera-trasparente-sincera schiettezza.

La schiettezza? Esattamente quella che significa lealtà nei rapporti e purezza nelle relazioni…  una direzione di vita – spesso scomoda –  ma tratto must delle amicizie vere più profonde, quelle che guardano all’animo in primis… ed Eva è questa persona.

Mamma, Top Model, Attrice, Riccobono porta avanti – da sempre – il suo lavoro, solo con la logica ferrea dell’amore per se stessa e per un way of life che plasma anche la sua eccellente carriera, dove i no tutelano il suo onore e i detti alle tante proposte lavorative completano gli obbiettivi e le passioni che sceglie. E queste sono oggi per esempio il Cinema e Teatro – dove la vedremo a Giugno in Coltelli nelle Galline con la regia di Andrée Ruth Shammah tratto dal testo dello scrittore inglese David Harrowere la moda, ma solo con pochi progetti che la intrigano per la singolare creatività.

Il suo percorso, le sfilate per Valentino, Lanvin, Chanel e tantissimi altri… i servizi per i grandi fotografi. Ma anche la pedagogia che, insieme alla recitazione, per lei è forma ed espressione elevata e responsabile per diventare – tutti noi – persone migliori curando le nuove generazioni che crescono, si evolvono, si integrano… in una perfetta forma di unione … anche razziale come succede per esempio nella sua Palermo, oggi avanti per mentalità in tutto. L’ho incontrata questa settimana per Focus On.

 Sai che siamo due isolani? Davvero? … Anche a te manca tanto il mare?  A me tantissimo… ma negli anni ho dovuto abituarmi.

Che cosa c’è in te – caratterialmente –  di siciliano? Senz’altro il temperamento del classico siciliano… sono una tosta… “incazzosa” (ride), focosa nelle mie esternazioni. E devo dire, che ho anche un grande senso dello humour siciliano molto basato sul gioco della sessualità, le volgarità… che a me divertono molto. Io credo che i siciliani (ride) abbiano una quantità di parolacce inesistenti in altri dialetti. Mi sento una combattente e l’onore e il rispetto, sono fondamentali per il mio modo di essere…  li ho ereditati dalla mia cultura isolana.

Onore, rispetto …. ed una combattente. Ti ho fatto questa domanda perché sono rimasto molto colpito qualche anno fa, quando decidesti di smettere di sfilare. Un passo coraggioso in un ambiente difficile – che tu conosci benissimo – dalla memoria a breve termine… dove anche il peso di un no o di un sì a delle proposte lavorative si può pagare caro… Perché hai scelto di muoverti in questa direzione? Perché ad un certo punto, mi sono trovata a provare un senso di vuoto e infelicità in quello che facevo… ma nello stesso tempo ero combattuta essendo molto grata, del privilegio che avevo per il lavoro che avevo ma questa gratitudine non doveva però uccidermi. Sai … si tende sempre a pensare che quando hai successo, un buon lavoro e degli ottimi guadagni, tu debba ringraziare e basta. Io credo che invece manchino all’essere umano, degli aspetti fondamentali e questo fa sì che si continui a credere che i nostri punti di riferimento siano il successo, il denaro e questo purtroppo è un credo che in qualche maniera si apprende fin da piccoli, non tanto per forza dai tuoi genitori ma da tutto ciò che ti si presenta intorno. Io penso invece che la priorità sia seguire l’istinto e se è possibile quello che piace fare.

 Ma ti eri stufata di tutto quel sistema? …Ero insoddisfatta. È vero, sfilavo, indossavo degli abiti bellissimi. Io oltretutto amavo interpretare un abito e finché trovavo uno stilista che me lo lasciava fare dandomi la possibilità di creare qualcosa di mio allora mi piaceva. Diciamo che però entri poi a far parte di un meccanismo dove tu sei quasi una gruccia, indossi l’abito, fai quello che il designer ti dice, sfili, vai dritta senza sorridere, non ero più felice, perché io volevo evolvermi.

Il sistema in effetti di base però funziona così. Non solo… se poi aggiungi che frequenti per lavoro, anche un ambiente … diciamo molto leggero… superficiale… Ecco il mio stop credo che sia avvenuto al momento giusto… era morto da poco Gianfranco Ferrè. La sua morte è stata per me la fine di un’era, l’ho sentita proprio simbolicamente. E proprio perché volevo fare altro, ho deciso di mettere un punto chiaro, volevo che la mia decisione di intraprendere un’altra strada fosse palese.

Non ti sei pentita? Perché immagino ti siano arrivate offerte anche molto vantaggiose. Non mi sono mai pentita. Si, è vero mi sono arrivate offerte con fee importanti. Mi hanno detto che ero una pazza a mollare…  me ne hanno dette di ogni … ma ripeto tornavo dalle sfilate, mi sedevo sul divano di casa o di un hotel e mi veniva da piangere. Quando ti senti in questo stato, ti devi porre per forza delle domande. Facevo una vita sempre in viaggio e in questo modo non riuscivo ad avere dei legami veri. Ad un certo punto avevo conosciuto il mio compagno (Eva Riccobono è legata da anni al Sound Designer Matteo Ceccarini) e avevo voglia di mettere radici. Sai cosa sognavo (ride)? Di andare a fare la spesa con tranquillità, di andare in palestra in una maniera monotona, di arredare una mia casa, di vivere in un posto che mi piacesse e non perché era giusto starci. Io ho vissuto per esempio a New York, ma ci stavo malissimo con dei malesseri molto profondi… ero infelice.

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Dato che hai preso l’argomento, ti faccio una domanda che faccio spesso a delle persone di successo nella moda perché mi incuriosisce la loro risposta. Tu sai che è uscito un libro-biografia della supermodella Gisele Bündchen dove lei racconta di aver avuto attacchi di panico… ansia, pensieri suicidi…  Quando lei ha pubblicato quel libro ho sorriso… non mi sono stupita e ti spiego perché. Se tu basi tutta la tua vita sull’estetica, sulla superficialità e diventi, parlo in generale, il simbolo della top model, della bellezza, prima di tutto ti trovi circondata da non verità, nel senso che le persone che ti stanno intorno stanno accanto a te per quello che tu rappresenti e non per quello che tu sei realmente. Tutto è basato sul tuo aspetto fisico, perciò tutto l’interesse è focalizzato su dei canoni che sono quelli delle persone che ti circondano. Ecco questo ti inaridisce … e devo dire che quando Gisele è uscita con questo libro ripeto non mi sono stupita. Penso che chi è sano di mente ed ha un po’ di amore per se stesso dopo un po’ debba cambiare.

È difficile mantenere i piedi per terra in un mondo del genere? Per me non lo è stato, perché volutamente ho tenuto sempre un piede saldamente fuori. Io ho bisogno di stare con la mia famiglia, di andare a Palermo, sedermi sulla spiaggia con i miei amici a bere una birra, in più io per carattere, ho una specie di incontinenza a dire quello che penso … e questo mio aspetto negli anni si è accentuato. Poi tieni conto che nel mondo della moda, parlo almeno di quando sfilavo io, si tendeva a prendere tutto troppo sul serio. Mi ricordo che quando succedevano magari – perché poteva capitare – delle incomprensioni per esempio con una stylist a me veniva da ridere … perché gli altri andavano in panico ed io cercavo di farli ragionare e mantenere la lucidità.

 Come si diventa una supermodella?  Non so … ci vuole carattere … determinazione… Io credo che ci voglia una base di fortuna…

 Ma è vero che agli inizi ti era stato detto che non avresti potuto fare la modella? Certo, mi dissero anche che non sapevo sfilare in una agenzia di Catania…. E addirittura usarono questo motivo per tentare all’epoca, di non pagarmi per il lavoro fatto. Io ero veramente agli inizi e come molti ragazzi facevo dei lavoretti per guadagnare qualche soldino. Dopo molti anni … le stesse persone mi chiesero di sfilare per loro e togliendomi un sassolino dalla scarpa, rifiutai.

Un aspetto un po’ siciliano… (Ride) …Lo so è un aspetto che mi caratterizza. Anche dopo anni, ricordo sempre chi mi ha dato una mano, mi ha fatto del bene e mi è stato vicino e coloro che lo hanno fatto, troveranno da me sempre una porta aperta. Per esempio Sofia Catalano è una giornalista che fin dall’inizio con me fu estremamente gentile, mi diede tanti consigli … fu se vogliamo molto materna con me. Ecco ancora oggi quando lei mi chiama, con me ha un contatto diretto senza intermediari tra agenti o uffici stampa… a lei sarò sempre grata. Ma ci sono state anche altre persone che mi sono state molto vicino … ripeto ho una grande gratitudine verso queste persone e da buona siciliana non dimentico i consigli che mi hanno dato.

Parlavamo di moda … mentre oggi sei più orientata al cinema… l’ambiente non è simile?  No. È un ambiente diverso e ovviamente ha i suoi pro e contro… come in tutti gli ambienti. Quello che mi piace della recitazione è che entri in contatto con te stesso per poi interpretare un personaggio. Gli argomenti dell’attore sono molto più densi e profondi… nel senso che c’è una ricerca di se stessi e del personaggio che a volte possono addirittura metterti in crisi e farti venir voglia di fuggire da quel lavoro che magari ti propongono, perché evidentemente tocca delle corde del tuo animo particolarmente sensibili. Tutto ciò è difficile ma mi attrae e in questo settore si possono trovare anche delle belle amicizie.

In ogni caso non pensi che anche un abito ha bisogno in passerella di un’interpretazione speciale? Lo dico perché comunque le modelle devono far vendere la collezione e il modo di indossarlo, il portamento, la camminata sono fondamentali. Se parliamo di stilisti come era Gianfranco Ferrè oppure Valentino o Giorgio Armani, questi creavano una storia-collezione che poi tu dovevi interpretare, raccontare in pedana. A me per esempio piaceva moltissimo sapere di essere diventata quel personaggio, quella donna che loro avevano in mente e mi immedesimavo sia con la musica che con i vestiti o il trucco. Oggi tutto questo c’è molto meno. Oggi c’è catwalk ovvero esci fuori… vai, cammini dritta …

Pensi che sia cambiato oggi il mondo delle modelle? Credo di sì. Anche oggi le top-model non durano più a lungo come una volta.

Ma quel periodo delle supermodelle secondo te sta tornando? Stanno tornando le Top Model e posso dirti che mi piace moltissimo Vittoria Ceretti che trovo tra tutte le supermodelle italiane, la più giusta… lei può essere davvero tutto, perché non è troppo strana, troppo androgina, troppo perfetta… le auguro una lunghissima carriera e quando la vedo sono orgogliosa che sia una italiana. Quello che mi preoccupa un po’, è il fatto invece che vengano privilegiate a volte le influencers. Per me la vera Top Model è Vittoria Ceretti… le altre sono influencers famose perché hanno tantissimi followers oppure perché vengono da famiglie agiate e hanno già dei network dalla nascita di frequentazioni privilegiate. Poi sai il discorso è più complesso … perché forse bisognerebbe invece chiedersi se sono diventate di moda le influencers o sono tornate di moda le modelle…

Quanto dura la carriera di una Top? Dieci anni ma proprio se sei stata fortunata … ma anche meno. Nella mia carriera ho visto tante bellissime ragazze, Top Model, che sembrava avessero chissà quanti anni di lavoro davanti ed oggi nessuno se le ricorda più. Poi ovviamente come certi lavori, devi essere anche un’ottima manager di te stessa… nel senso che – ripeto ci vuole fortuna – ma devi essere anche una stratega, una buona imprenditrice.

Quanto conta la bellezza? Oggi poco … Ci sono super modelle che io non reputo assolutamente belle e ci sono state donne di una bellezza sconvolgente ma che invece non hanno fatto carriera. È molto importante la personalità e la tua capacità di inserirti nei trend e nei gruppi alla moda.

Tu hai lavorato per tutti, da Valentino a Dolce e Gabbana e tantissimi altri… Tutti questi stilisti e non parlo solo di quelli citati che cosa ti hanno insegnato, che cosa hanno lasciato nel tuo animo? I grandi stilisti mi hanno insegnato la cura, l’importanza e la ricerca del dettaglio a prescindere da tutto. Sono delle persone che hanno fatto grande ricerca e quelli che hanno fatto la storia della moda hanno – per quelli presenti o avevano per quelli che purtroppo non ci sono più – una grande cultura maniacale verso l’estetica. Io ricordo per esempio come alcuni di loro stavano anche delle ore a scegliere un bottone… perché da quello poteva per loro cambiare tutto, oppure la meticolosa attenzione che avevano per una piega, un tipo di cotone piuttosto che un altro. In effetti le loro creazioni erano delle vere e proprie opere d’arte … stavano attenti a tutto nei minimi dettagli… al tipo di tessuto scelto, al suo spessore. Ecco tutto questo mi ha incuriosito e mi ha fatto rendere conto che se tu vuoi avere successo nella vita in qualunque settore, ti devi impegnare nello studio dettagliato e maniacale di quello che tu desideri fare… ecco questo fa la differenza.

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Che cosa pensi del caso Dolce e Gabbana di qualche mese fa? Loro sono stati i primi che mi hanno scoperto e credimi gliene sarò sempre grata. Domenico e Stefano hanno creduto in me, mi hanno insegnato moltissimo come modella. Poi che dire … dopo un po’ abbiamo preso delle strade differenti. Il caso della Cina posso solo dire che sia stato un errore … e sono rimasta perplessa perché non capisco come con il successo che hanno, dato dal loro talento perché comunque hanno fatto (e fanno) la storia della moda italiana, possano essere scivolati in un errore così banale… Tutto qua. Io credo ma parlo in generale che tutto quello che ci capita nella vita debba essere comunque un insegnamento per riflettere…

Tornando alla superficialità dell’ambiente della moda di cui si parlava … tu hai lavorato in Francia, negli Stati Uniti ecc, e così ovunque? I francesi hanno un plus che noi non abbiamo, nel senso che sono patriottici. Se tra due modelle, piuttosto che due attori uno è francese e l’altro americano… ed è più bravo quest’ultimo ecco prendono nonostante tutto, il francese. Tra di loro si spalleggiano tantissimo. Gli americani danno spazio invece a chi ha veramente talento lasciando da parte chi tu sei e da dove vieni. L’italiano credo che per questo si freghi un po’ da solo, perché è di base culturalmente un grande artista però si brucia su queste piccolezze e la meritocrazia mentre potremmo essere delle eccellenze in tanti campi.

Oggi c’è una sovraesposizione mediatica sconvolgente, con i social media… il fatto che siamo tutti connessi h24. Tu che mi sembri una persona molto riservata come vivi questo momento?  Penso per esempio anche alle Top Model che fotografano spesso ogni momento della loro giornata. Che cosa pensi di tutto ciò? Che rapporto hai con questi meccanismi? Io ho un pessimo rapporto, nel senso che per quanto io mi sforzi, il concetto di vendere tutto di sé per la fama e la ricchezza non mi piace. Credo che la propria vita privata, la tua famiglia siano gli aspetti più importanti che abbiamo … non concepisco come tutto questo debba essere messo in pasto ai lupi. Viene meno il concetto di riservatezza che io amo molto.

Oggi Eva la moda ti interessa ancora? Io amo la moda intesa come concetto, ma detesto i vestiti. L’eleganza è un attitude, il vestito sbagliato può sottolinearne la carenza.

Ma hai ancora dei rapporti con il sistema e la gente della moda? Assolutamente si. Ma i miei rapporti con diverse stylist, fotografi, parrucchieri … sono di amicizia legati alla persona e non al lavoro che fanno. Io amo i lavori particolari con una spiccata vena artistica… se tu mi proponi un lavoro del genere spesso lo faccio gratuitamente perché ne sono affascinata e mi diverto.

Che rapporto hai con le altre donne? A me le donne piacciono, vedo la loro bellezza e sono una loro grande fan. Non sono competitiva. Quando ne vedo una più bella o capace di me l’ammiro moltissimo, devo dire che sono competitiva più con gli uomini.

Lasciamo stare la moda e il cinema… se dovessi scegliere non so di mettere su un’attività su qualcosa che ti piace fare? Mi piacerebbe tantissimo e l’ho scoperto diventando Mamma, lavorare con i bambini e nell’ambito alimentare. Ho sempre avuto una passione per la psiche in genere e l’essere umano… ed è per questo che amo fare l’attrice. Adesso per esempio sto lavorando su uno spettacolo teatrale che debutterà a Giugno con un testo molto forte e con la regia di Andrea Ruth Shammah. Si chiama Coltelli nelle Galline e si basa su un’opera di David Harrower, uno scrittore inglese, un genio… Ecco io ho capito che il fulcro di tutto sono i bambini… e mi sono appassionata così ai libri di pedagogia scegliendo di fare bene la Mamma. Per 5 anni, soprattutto a Londra dove abbiamo vissuto, io ero solo Leo’s Mum…  e nessuna mia amica inglese sapeva o era interessata a chi fossi se una modella o un’attrice.

Ti spaventa tanto pensare che possano frequentarti perché in qualche modo rappresenti qualcosa o qualcuno…. Che può essere una Top Model o un’attrice? Mi spaventa tantissimo. Io sto molto attenta a chi entra nella mia vita e una volta che ho capito che cosa ti interessa, se non mi va … ti allontano subito. In questa mia ricerca dell’essere umano e la sua psiche… mi rendo conto della grandissima e delicatissima responsabilità che abbiamo con i bambini… nel senso che noi abbiamo il potere di crescere degli esseri umani.

E si sbaglia sempre comunque. È vero… però sbagliando provandoci è diverso perché la perfezione non esiste e come esseri umani siamo fatti per sbagliare. Al mio bambino vorrei insegnare l’impegno… e le mie critiche con lui man mano che cresce, saranno costruttive. Io e Matteo stiamo insegnando a Leo a non scappare davanti ai problemi e a non lodarlo sempre per le cose che sa già fare e per le quali si sente già bravo ma ad invogliarlo invece a misurarsi con quelle più difficili senza rinunciarci. Bisogna insegnare ai bambini che l’impegno si trasforma poi in autostima. Pensa che miracoli eccezionali possiamo fare per le generazioni future…  

Del genderless che cosa pensi? Io credo che nelle scuole debba essere insegnato ai bambini e alle bambine a fare i giochi insieme… senza differenziazioni … tra macchinine e bambole per gli uni e gli altri. Io credo anche nel lavoro della fantasia molto frequente in Inghilterra e non in Italia dove i bimbi giocano in base a quello che vedono per esempio alla Tv basata sulla comunicazione – anche per i più piccoli – sulle strategie di Marketing… ecco questo mi spaventa…

Oggi che cosa ti fa star bene? La mia famiglia e negli anni ho scoperto che la natura, il verde … mi ricarica … Londra mi manca tanto da questo punto di vista.

E la tua Sicilia, come la vedi oggi? Ci torno, ma non spesso e non ti posso parlare di tutta la Sicilia… ma ti parlo di Palermo che trovo oggi davvero molto avanti. C’è una nuova generazione che ha cambiato il centro storico, con nuovi e bellissimi ristoranti e spazi che erano abbandonati e oggi sono utilizzati concretizzando idee nuove. La mia città inoltre è avanti mille anni con l’integrazione razziale … per noi palermitani l’immigrato non è un nemico…  Tutto ciò è il futuro….

Fonte foto: Elite World (ph. Matteo Ceccarini)

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