La Favorita: alla corte di Yorgos Lamanthinos

Presentato a Venezia 75, “La Favorita” é il nuovo film di Yorgos Lanthimos acclamato da pubblico e critica che, dopo aver vinto a Venezia la Coppa Volpi e come miglior attrice ai Golden Globes, si prepara alla corsa all’Oscar.

In linea con gli ultimi lavori del regista, il cast vede grandi nomi di Hollywood che devono mettersi alla prova con stile registico di Lanthimos, svelando lati della propria recitazione ancora sconosciuti ai più: troviamo così Emma Stone, Olivia Colman e Rachel Weisz come protagoniste indiscusse della pellicola, accompagnate da controparti maschili come Nicholas Hoult, Joe Alwyn e Mark Gatiss.

Il regista con questo film mette in scena una deformazione grottesca e barocca della corte britannica di inizio Settecento, in cui si gioca una silenziosa partita alle spalle della Regina Anna, una partita che vede contrapporsi le due antagoniste del film: Sarah Churchill, Duchessa di Marlborough, e sua cugina Abigail Hill, appartenente a un ramo decaduto della famiglia e approdata a corte in cerca di un riscatto sociale.

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Sarah è autoritaria, dotata di una volontà di ferro e determinata a portare avanti la propria agenda politica, ovvero il conflitto con la Francia. Abigail invece, cela dietro la facciata di ingenua ragazza di campagna un’indole estremamente ambiziosa, che la porterà a conquistarsi sempre maggior spazio all’interno della corte: il premio più ambito di questo duello è la regina. Per Anna, il palazzo reale costituisce l’archetipo della “gabbia dorata“, come quelle dei tanto amati conigli che la regina tiene con sé. La sovrana è dipinta come “sotto scacco”, una donna logorata dal peso della corona e succube dell’influenza della Duchessa di Marlborough prima, e da Abigail Hill dopo. Il rapporto di reciproca dipendenza fra Anna e Sarah, incrinato dalla sensualità di Abigail, rappresenta come le relazioni umane, amore incluso, siano innanzitutto relazioni di potere, in cui i ruoli di amante e amata assomigliano pericolosamente a quelli di vittima e carnefice.

C’è una sottile vena di ironia che attraversa il cinema di Yorgos Lanthimos: un’ironia talvolta appena percettibile, solitamente nera, che conferisce un senso di dissonanza alle opere del regista, caratterizzate da una forza drammatica declinata fra il surreale, la distopia e l’horror. Bello e terribile come le sue agguerrite protagoniste, il film si chiude su note amare e inquietanti che lasciano lo spettatore sospeso a metà tra sogno e incubo, vittoria e perdita, illusione e dolore.

fonte foto: locandina ufficiale
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