Real Business Moms: video intervista a Beatrice Gandolfi #cybexbusinessmoms #realbusinessmoms #mycybex

Dinamiche, multitasking e piene d'amore. Sono le wonder mamme di oggi che si destreggiano tra famiglia e carriera. Parte Real Business Moms il progetto di Fashion Times in collaborazione con CYBEX

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Beatrice Gandolfi, PR Manager di Italia Independent è la prima protagonista del progetto Real Business Moms realizzato con Cybex.

L’intervista verrà pubblicata su Fashion Times la prossima settimana, ma dopo il teaser pubblicato nei giorni scorsi, ecco il video completo con estratti inediti della nostra chiacchierata da mamma in carriera a mamma in carriera fatta con Beatrice

Ecco il video completo

 

Raccontaci di te. Chi sei, che lavoro fai? Sono Beatrice, ho 29 anni e vivo a Milano da 10 anni. Una città che adoro perché ha saputo accogliermi. A Milano ho trovato amici incredibili, a Milano mi sono laureata e conseguito un master. A Milano c’è il mio lavoro. Sempre a Milano ho conosciuto l’uomo della mia vita ed il papà di Virginia e ancora a Milano è nata LEI. Sono responsabile dell’ufficio stampa Italia Independent, un’azienda incredibile ed estremamente dinamica, che mi ha permesso di crescere. Un lavoro che mi appaga tantissimo. 17 mesi fa la mia vita è stata sconvolta e stravolta, nell’accezione più positiva del termine, dalla nascita della mia bambina Virginia che ha dato un senso nuovo e meraviglioso alla mia esistenza.

Come definiresti il tuo “stile di mamma”? Sono una mamma che come ogni genitore cerca di fare e dare il meglio per la propria bambina e questo con tutti gli sbagli che il ruolo di genitore comporta. Cerco di non far mancare mai l’amore alla mia bambina perché credo che sia il mezzo più potente in assoluto affinché lei diventi una bimba autonoma, felice e sicura di sé.

Come conciliare carriera e maternità? Prima di avere Virginia non avrei mai potuto immaginare di potere incastrare così tante cose in una giornata però poi lei ti da l’energia per affrontare tutto. La forza dell’amore è devastante. Prendi il passeggino e corri all’asilo, lasciala, torna, prendi il motorino, vai al lavoro, ritorna dal lavoro, prendi il passeggino, ritorna all’asilo… un tetris incredibile possibile anche e soprattutto grazie al suo papà che mi supporta in tutto e per tutto. Non c’è mai un vero momento di relax però sono, siamo felici.

Quali sono i pro e i contro del tuo lavoro? I frutti di chi lavora in un ufficio stampa non sono tangibili. O meglio non lo sono come lo sono in altri dipartimenti. Tutti, in materia, si sentono di poter dire la propria convinti che per fare uscire un articolo basta premere invio. In realtà le dinamiche sono più complesse. È un lavoro stimolante, divertente e decisivo. Importante è amare l’azienda per cui lavori, comprenderne i valori e abbracciarne la filosofia altrimenti non sei credibile.

Cosa pensi delle tante donne che oggi si sentono costrette a lasciare il lavoro? Penso che sia un tema su cui riflettere per davvero ed agghiacciante doverlo fare nel 2018. Il nostro paese rispetto ad altre città Europee ha tanto da imparare.

Quanto, per te, essere mamma potrebbe essere invece un valore aggiunto nel campo lavorativo? Un valore aggiunto? Le mamme dopo il parto sono una bomba. Un potenziale incredibile anche se purtroppo questo ancora non è stato compreso da tutti.

Un consiglio da dare ad una donna che si appresta a fare lo stesso tuo percorso. Non permettere mai a nessuno di non farti sentire all’altezza. Cerca di darti una scala di priorità – non salviamo vite umane. Ama ciò che fai altrimenti anche no.

Quando da bambina sognavi la tua vita, te la immaginavi così? Volevo fare l’attrice. Ci credevo davvero. A 14 anni sono scappata da Bormio, città dove sono nata, perché non offriva corsi di teatro. Volevo frequentare l’unico liceo teatrale in Italia a Torino. Ho insistito talmente tanto da costringere i miei (santi) a visitarlo e lottato con le unghie e con i denti affinchè me lo facessero frequentare. Vinsi ma resistetti un solo anno. Mi mancava talmente tanto la mia famiglia – sono la quarta di cinque figli – da ricordarmi il cuscino nella mia camera di collegio pieno di lacrime. Torino è stata un’esperienza di vita incredibile che mi ha segnato, permesso di conoscermi a fondo e diventare la donna di oggi.

Ti capita mai di rimpiangere “la tua vita di prima”? Mai. Mi è capitato in gravidanza. Non lo nego, parecchie volte. Avevo il terrore di abbandonare ciò che con fatica avevo costruito. Avevo il terrore di non essere all’altezza di un ruolo che mi faceva solo paura nominare. Ho pianto tanto. Non sono stata una di quelle donne che con gioia voleva far vedere al mondo il suo pancione. Nausee e timori mi hanno accompagnato fino all’inizio del travaglio. Poi mai più. Un susseguirsi di emozioni che mai avrei immaginato di poter provare tanto da non sentirmi all’altezza di una gioia che mi pareva impossibile contenere. Virginia ha portato nella mia vita una ventata di gioia devastante. Mi ha cambiata. Virginia è stato il dono più grande. Virginia ogni mattina mi rende fiera, orgogliosa di essere così come sono.

Quanto è importante al giorno di oggi il ruolo del papà? Fondamentale. E finalmente aggiungerei. Il ruolo paterno è cambiato nel tempo. Viviamo in un momento storico e sociale in cui il papà, confrontandosi con la mamma, accompagna il figlio nella crescita. Credo fortemente che il ruolo del padre, oltre ad essere per una mamma indispensabile, sia fondamentale per la vita affettiva di un bambino. Mio marito ha sempre avuto un debole per i bambini. Li adora. Quando ancora non eravamo genitori ero allibita nel vederlo interagire con i bambini: da quelli incontrati al supermercato ai miei nipoti. Andrea ritrova in un secondo il bambino che è stato e questo loro lo percepiscono immediatamente. Riesce ad essere serio come se stesse firmando un trattato di scienza mentre taglia con un coltello giocattolo una mela di plastica. Immaginate con Virginia, la sua bambina. Si scioglie. Completamente. Letteralmente. Quando mi dice “Virginia quando alzo la voce capisce perfettamente che mi sto arrabbiando”. Io annuisco ma dentro di me sorrido. Lo ha completamente in pugno. Si amano.

Come vi dividete i compiti con il papà di Virginia? Siamo perfettamente intercambiabili e questo dal primo istante. L’unica differenza è che io allatto e lui, per ovvie ragioni, no. Sono davvero orgogliosa di lui e Virginia è una bambina fortunata ad avere un papà che, oltre ad amarla incondizionatamente, non si è mai risparmiato in nulla, cambio pannollini compreso.
Il loro momento è il bagno. Tutte le sere stanno in ammollo almeno 30 minuti schizzandosi e ridendo come pazzi. Ieri sera oltre a lui e a Virginia in vasca ci saranno state, senza esagerare, una trentina di paperelle di plastica.

Che ricordo hai della prima passeggiata con Virginia? La ricordo benissimo. Eravamo appena tornati dall’ospedale, era probabilmente il giorno dopo e io ero la donna più orgogliosa e felice della Terra. C’era la mia mamma con me. Ricordo di avere preparato il passeggino nei minimi dettagli con il terrore di tutto perché non ero capace di fare nulla. Abbiamo camminato per due ore e io ero orgogliosissima e felice.

Cosa sogni per tua figlia e che lavoro vorresti facesse? La sua felicità. E l’accompagnerò in questa ricerca che non è così immediata e scontata ma comporta fatiche e fallimenti. Vorrei che diventasse una donna consapevole di se stessa, capace di abbracciarsi e volersi bene. Vorrei che crescesse apprezzando le piccole cose perché sono queste ultime a rendere grande la quotidianità. Che imparasse ad apprezzare il percorso che porta al risultato. Vorrei che fosse gentile sempre con se stessa ed il prossimo e che sappia sorridere. Dopo queste premesse sarebbe banale dire quale lavoro vorrei per lei.

Cosa hai pensato la prima volta che hai visto Virginia? Dopo nove mesi di attesa, giorni di nausee che sembravano non avere fine, paure, cambi di umore repentini, gonfiore, notti intere ad immaginarla, pensare alla rivoluzione che sarebbe avvenuta, sono iniziate le contrazioni. Più di 15 ore di dolore lancinante in cui ho creduto fosse il momento di morire soprattutto dopo che l’epidurale aveva deciso di non sortire alcun effetto. Poi la sala parto in cui muori un altro po’ per dare alle luce, per poi, immediatamente dopo, RINASCERERE con LEI. In quell’istante rinasci. Rinasci per davvero. E io sono rinata nell’esatto istante in cui ho sentito sul mio corpo per la prima volta il suo corpicino caldo che cercava come se lo conoscesse alla perfezione il mio seno, mentre il suo papa’, tremando e piangendo con me, mi stringeva la mano. Brividi. Non posso descrivere la gioia immensa che ho creduto di non poter contenere e meritare perché era semplicemente troppa. Dirompente, prepotente, incontrollabile. Dopo una maratona la cui posta in palio è la vita, hai vinto tutto. Senza retorica alcuna credo davvero che la nascita con tutto ciò che porta con se sia la dimostrazione che lo straordinario e l’inspiegabile esista davvero.

 

CREDITI: video realizzato da The Italian Rêve

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