Quando la sartoria Su Misura diventa digital: intervista ai fondatori di Lanieri

Oggi vi parliamo di moda uomo e Made in Italy con l'intervista ai due fondatori di Lanieri.

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Abbiamo incontrato Simone Maggi e Riccardo Schiavotto i fondatori di Lanieri, brand Made in Italy che attraverso un nuovo modo di vendere abiti Su Misura attraverso una piattaforma digital sta rivoluzionando il settore.

Come è nata l’idea Lanieri? Abbiamo dato vita al sito nel 2012 e inizialmente era più che altro un hobby. A fine 2012 abbiamo conosciuto i nostri investitori con cui abbiamo iniziato una collaborazione. Gli investitori avevano già avuto un ottimo riscontro in ambito americano con un’idea simile alla nostra ma basata sul made in China. Appena hanno conosciuto noi hanno visto la nostra innovazione di vendita in digital e hanno deciso di unire le loro conoscenze alle nostre. L’investimento si è concretizzato a metà 2013, così siamo partiti a tutti gli effetti dal 1° gennaio 2014.

Come avete scelto il nome? Siamo nati chiamandoci Natural Gentleman. Poi, un pomeriggio, insieme all’art director, abbiamo deciso di inventare un nome nuovo. Siamo partiti dai 4 pilastri per noi fondamentali: sartoria, made in Italy, Biella e lana. Da qui abbiamo lavorato su un nome che potesse richiamare uno o più pilastri e da qui è nato Lanieri (da lana). Il dominio era disponibile e l’abbiamo confermato. Inoltre è un nome che termina con la lettera “i”, che all’estero connota tipicamente i cognomi italiani.

Quando avete creato questo pregetto perché avete pensato al mondo maschile e nello specifico a capi su misura? Dovevamo vestirci in abito tutti i giorni e abbiamo studiato quelle aziende americane che producevano abiti in Cina. Era chiaro che si trattva di un modello di business con inefficienze e non perfetto per il cliente. Il fit non ottimale degli abiti acquistati in negozio, dove spesso le misure non combaciano con quelle effettive del cliente ci ha fatto creare un progetto che ci permettesse di consegnare in 3 o 4 settimane un abito perfettamente fatto su misura e scelto interamente dal cliente in ogni dettaglio. Sulla stessa fascia di prezzo di abiti di grandi firme, la nostra è una proposta attrattiva. I nostri prezzi vanno da 540 a 1040 euro, dipende dal tessuto. Siamo competitivi sul prezzo perché trattiamo direttamente con i fornitori e non abbiamo reti distributive intermedie.

Il cliente in atelier può toccare con mano tutto quello che vede sul web? Assolutamente sì. In atelier c’è il vantaggio di toccare con mano i tessuti, ma anche online è possibile acquistare un campione di tessuto. Lo stesso vale per le misure: esiste un tutorial che aiuta il cliente a prendere perfettamente le misure. Il primo approccio online è sempre più complicato, ma è solo un limite mentale, perché siamo abituati ad andare dal sarto. Ecco perché abbiamo creato il modello che integra online e offline, pensato per seguire il consumatore per tutta la sua vita.

Quanti atelier avete adesso? Al momento ne abbiamo 8. 5 in Italia a Milano, Torino, Bologna, Roma e Biella e 3 all’estero  aParigi, Bruxelles e Zurigo.

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Simone Maggi e Riccardo Schiavotto, fondatori di Lanieri

Avete nuove aperture in programma? Ci stiamo lavorando. Stiamo studiando come aprire il nostro mondo agli Stati Uniti, mercato per noi interessante, perché in America il desiderio di made in Italy è molto forte. Oggi il nostro orgoglio è permettere ad un americano di comprare un abito personalizzato, customizzato e made in Italy direttamente da casa sua tramite il web.

Quanta percentuale c’è di reso? Il processo di presa della misura è importante. Esiste un algoritmo che emette immediatamente un feedback (sia online sia offline) in base ai parametri inseriti tipo età, peso e altezza. Questo permette al cliente di prendere le misure correttamente, soprattutto per quanto riguarda gli aquisti online. Non è perfetto, ma ha aiutato molto a ridurre gli errori di presa misura. Se dovessero esserci altri tipi di problemi, noi rimborsiamo qualsiasi intervento sartoriale, se invece il cliente è vicino ad uno dei nostri atelier, il difetto viene sistemato direttamente in atelier. Se la misura è troppo piccola il capo viene rifatto e se invece è il tessuto a non andare bene, restituiamo il denaro speso. I resi sono praticamente nulli, meno dell’1%, considerando circa un migliaio di ordini al mese. Il primo ordine è quello che richiede più impegno: viene creata una scheda personale e ogni volta che si acquista sul sito le misure sono già inserite e si fa molto più in fretta.

State pensando di ampliare la proposta di prodotti da offrire al cliente? Siamo partiti dal formale e adesso ci stiamo aprendo anche all’informale. A giugno 2017 abbiamo introdotto il pantalone chino su misura e, con la prossima collezione estiva, introdurremo anche la polo. L’obiettivo è riuscire a creare tutto il guardaroba maschile.

La camicia è il vostro prodotto di punta, quello che vendete maggiormente? Sì, è la camicia, anche per quanto riguarda le vendita online: sul primo acquisto funziona meglio la camicia, molti la prendono per provare “il su misura online” e poi eventualmente comprano l’abito. Abbiamo anche fatto molti abiti da sposo: tanti clienti arrivano a Lanieri perché cercano l’abito da cerimonia.

Parlando di numeri, in percentuale, quanto è cresciuto Lanieri dal 2014? All’inizio abbiamo quadruplicato il risultato e l’anno scorso l’abbiamo raddoppiato. Dopo il primo anno abbiamo lavorato sulla crescita migliorando il business model. I clienti sono quasi triplicati e il numero degli ordini continua ad aumentare. Quasi il 50% dei clienti, inoltre, effettua un secondo acquisto, dato per noi molto utile.

Pensate di dedicarvi anche al mondo donna? No, preferiamo focalizzarci su quello che stiamo facendo e vogliamo crescere come brand dedicato all’universo maschile. Vogliamo posizionarci come leader dell’abbigliamento su misura online e rigorosamente made in Italy; siamo a buon punto, ma la strada è ancora lunga.

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Simone Maggi e Riccardo Schiavotto, fondatori di Lanieri

State cercando di svilupparvi anche nel sud Italia con gli atelier? Scegliere le giuste città è fondamentale: per questo abbiamo fatto analisi specifiche relative a quante persone si dedicano ad acquisti online. Napoli per esempio ha una forte esperienza sartoriale e ci sarebbe molta concorrenza e per questo non abbiamo in previsione di aprire un atelier lì.

Cosa si può ancora migliorare all’interno del servizio che offre Lanieri? Sicuramente i tempi di spedizione. Ci stiamo lavorando e dovremmo già essere in grado di ridurre drasticamente i tempi di consegna delle camicie.

Che rapporto avete con i competitor? Sono mestieri diversi. Il cliente che veste dal sarto, difficilmente sarà un cliente nostro. Noi indirettamente facciamo pubblicità al mondo del su misura, cercando di “svecchiare” il settore. Noi facciamo un abito su misura e consegnato a casa allo stesso prezzo o poco più costoso rispetto ad alcuni celebri brand che si occupano di abiti maschili di alta sartoria.

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