Siviglia: “La storia di un brand e… di una famiglia molto speciale”

Questa settimana per Focus On parla il suo fondatore, l’imprenditore Sauro Bianchetti.

Sauro Bianchetti(Fondatore dell'azienda).

Il “plus lavorativo” di una famiglia solida, perfetta, riconoscibile? E’ quel singolare “balance” di incastri-intuizioni-passioni– condivise che si trasformano poi nel binomio: creatività e … business.

Un messaggio questo che nel caso specifico di Sauro Bianchetti – fondatore del marchio SIVIGLIA – ad un certo punto del suo percorso imprenditoriale, nel 2006, trova il suo “step” vincente e di partenza in un pantalone.

Un pantalone studiato, rivoluzionato all’indossato daily, amato e curato al dettaglio.

Un pantalone che trova la sua filosofia e ragione d’essere, nel indossato-trouser dei cavallerizzi spagnoli (da qui anche il nome del marchio).

Un pantalone con un inserto di tessuto a metà coscia, diventato successo immediato e core-product del marchio.

Un successo ampliato poi a categorie merceologiche di riferimento, arrivando a delineare un total look completo fino ad esplorare sia il womenswear – che rimane una capsule collection – sia l’abbigliamento bambino.

Questa settimana – per Focus OnSauro Bianchetti ne ripercorre il successo, la storia del prodotto e di una famiglia molto speciale.

Cesare Bianchetti (Owner and Art Director Brand Siviglia) e Sauro Bianchetti
Cesare Bianchetti (Owner and Art Director Brand Siviglia) e Sauro Bianchetti

Facciamo un passo indietro a poco più di dieci anni fa (nel 2006). Che ricordi ha degli inizi e della nascita del brand? Quali erano allora i suoi progetti e le sue aspettative? Prima del 2006 il mio lavoro era in parte differente. Come imprenditore gestivo un’attività di produzione conto terzi, lavoravo per marchi e firme importanti ma solo come fasonista. Il focus della mia produzione, era anche allora il pantalone. Dopo quasi venti anni di esperienza in questo campo mia moglie Graziella e io, abbiamo sentito il bisogno di lavorare a un nostro progetto e di realizzare il nostro sogno. Avevamo risorse, know how e un obiettivo condiviso che abbiamo perseguito insieme. Sinceramente come spesso capita a tutti coloro che si confrontano con sogni e obiettivi nuovi e sfidanti, non avevo alcuna certezza su quello che ne sarebbe derivato. Sono una persona creativa amo sognare, amo realizzare quello che la mia mente immagina e mia moglie è una donna concreta che sa sostenermi. Insieme abbiamo raggiunto quello che desideravamo sicuramente ben oltre le nostre aspettative iniziali. Posso dire che il lavoro serio e costante unito alla determinazione e alla capacità di inserirsi in certe aperture che ogni tanto la realtà offre, mi ha portato fortuna e credo anche che saper fare il proprio lavoro e crederci sia stato fondamentale. Anche il clima aziendale che abbiamo saputo mantenere con i nostri primi collaboratori e dipendenti è stato un fattore decisivo. Eravamo una squadra unita non solo nel lavoro, nel senso che le relazioni umane e come vengono gestite anche in questo caso fanno la differenza.

Com’è nata l’idea dei pantaloni con gli inserti in tessuto a metà coscia e dal mood cavallerizzo diventati poi col tempo un po’ un vostro plus di notevole riconoscibilità? I pantaloni con la toppa inserita a metà coscia sono una rivisitazione del costume indossato dai picadores andalusi. Ispiratore è stato un breve soggiorno in Spagna, a Siviglia. In quegli anni si raggiungeva il successo commerciale lanciando sul mercato capi iconici facilmente riconoscibili che diventavano una sorta di status symbol per certe cerchie di persone, che corrispondevano tra l’altro alla fascia medio alta del mercato e che non avevano difficoltà ad acquistare un jeans o un pantalone in cotone per cifre che superavano le duecento euro. Negli anni pre crisi questo era lo scenario di riferimento. Devo riconoscere che nella fase di consolidamento del nostro successo e di affermazione del nostro brand noi non abbiamo risentito della crisi e nonostante questa crescevamo velocemente. Evidentemente quel pantalone piaceva molto e allontanava l’idea che qualcosa stava cambiando. Da quel pantalone è nato il marchio Siviglia e tutta la diversificazione di prodotto che ne è seguita.

Come si è evoluto in questi anni lo stile del marchio e in quale direzione state andando? Lo stile del marchio in questi anni si è evoluto nel senso della diversificazione del prodotto pur mantenendo inalterato il suo DNA. Siviglia guarda al menswear internazionale di fascia alta che coniuga elementi di stile classico mixati con dettagli che lo rendono contemporaneo e lo attualizzano secondo i trend di stagione. Vestiamo principalmente l’uomo che indossa capi casual eleganti e ricerca la qualità nei materiali e nelle lavorazioni sartoriali. Per quanto riguarda il core product Siviglia, il pantalone, abbiamo iniziato con il cinque tasche e abbiamo proseguito con l’introduzione dei modelli chino. Oggi possiamo affermare di aver raggiunto l’eccellenza in entrambe le categorie di prodotto che viaggiano parallelamente e identificano con la stessa forza il nostro brand. A partire dalla stagione SS18 abbiamo reintrodotto gli accessori partendo da un modello di sneaker che si abbinava con tutta la proposta di stagione. Inizialmente presentata in sole tre varianti di colore e materiali, per la FW18 ho ampliato la gamma offerta inserendo anche versioni più fashion e sempre in linea con il mood di collezione.

Oggi si parla tantissimo di green, di ecosostenibilità, di un prodotto moda in linea con il rispetto dell’ambiente, un percorso al quale voi siete particolarmente attenti. Mi racconta in che modo lo state sviluppando? Premettendo che Siviglia nasce in un ambiente fortemente dominato da paesaggi naturali, le Marche, l’idea di sostenibilità ambientale è per me un vincolo imprescindibile. Da sempre anche nelle scelte di packaging sono state favorite opzioni green e a basso impatto ambientale. Lavoriamo con una filiera corta, e il nostro sistema di outsourcing è prevalentemente localizzato nei laboratori produttivi del distretto tessile manifatturiero marchigiano, con l’eccezione di alcuni fornitori di tessuti localizzati in nord Italia e alcuni fasonisti dislocati in altre regioni limitrofe. Per quanto riguarda le scelte produttive abbiamo introdotto tecniche di trattamento dei tessuti completamente green come il lavaggio con la cenere “Scendra”, che riprende un’antica tradizione artigianale e conferisce ai tessuti un aspetto fresco e una mano molto morbida. Per il lavaggio del denim stiamo utilizzando un sistema water saving chiamato “Eco Wash” che, limitando la quantità di acqua utilizzata, riduce conseguentemente anche le immissioni ambientali. Il nostro obiettivo è lavorare costantemente per rendere il nostro prodotto sempre più etico e sostenibile.

Com’è andato il vostro 2017 e quali sono i vostri progetti per l’anno nuovo? Per noi il 2017 è stato un anno di transizione e consolidamento. Abbiamo finalmente lasciato alle spalle gli anni della seconda crisi (2014-2015) stiamo lanciando nuovi progetti e ritornando a investire sul total look. In termini di mercato questo sta rendendo il nostro marchio di grande interesse per mercati evoluti come quello Giapponese, dove ormai siamo presenti nei principali department store, e anche nei principali mercati europei. In particolare nel 2017 abbiamo lavorato a un nuovo progetto per innovare l’offerta di pantaloni e alla passata edizione di Pitti abbiamo presentato WHT una collection innovativa che punta il mercato estero e i top client Italia e che sarà lo strumento di penetrazione di nuovi mercati e di posizionamento del brand nella fascia più alta del mercato. WHT nasce con una capsule di venti capi che ruotano attorno a tre modelli di pantaloni realizzati con tessuti dalle particolari performance tecniche, prime fra tutte la repellenza all’acqua e la tenuta in piega anche dopo una giornata di intenso lavoro, meeting e continui spostamenti in macchina. WHT riprende la tendenza della moda tecnico sartoriale oggi di grande rilievo nel menswear più trendy e realizza pantaloni estremamente contemporanei e funzionali arricchiti da dettagli tecnici come le cuciture e i loghi termosaldati pensati per la business community che sta rendendo più flessibili i propri dress code e per il tempo libero.

In questi anni il circuito moda sta totalmente cambiando, tutto è in una fase di evoluzione forse ancora un po’ nebulosa, poco chiara .. ma senz’altro di trasformazione. Qual è la sua opinione in merito? Secondo lei dove siamo diretti? Dove stiamo andando è molto evidente. La comunicazione è diventata l’asset centrale su cui stanno investendo tutti i principali marchi fashion e fast fashion. L’impatto della comunicazione è talmente preponderante da mettere addirittura in secondo piano le caratteristiche intrinseche del prodotto che, anche complice la diffusione degli acquisti on line, stanno diventano secondarie rispetto ai contenuti connessi all’immagine. Senza rinnegare la centralità della comunicazione nel settore moda, così fortemente ibrido per l’orientamento sia al prodotto fisico che al contesto culturale, Siviglia vuole riaffermare il valore di capi di abbigliamento fatti a regola d’arte, utilizzando tessuti di pregio e che rispondano anche codici del gusto che dovremo recuperare dopo che questa ondata di street style sempre più esasperato ci sarà passata sopra. Questo non significa che per noi la comunicazione e i nuovi trend non siano importanti a conferma di ciò abbiamo appena presentato a Pitti un nuovo contenuto video realizzato in 3D grafica che non a caso è stato intitolato Siviglia – The art of Trousers.

Da imprenditore che cosa ne pensa del fenomeno del see now buy now ? Sul see now buy now non ho riflettuto in modo così approfondito. Come dicevo risponde alle logiche della comunicazione come cuore di una collezione moda e sfrutta le potenzialità offerte dall’e-commerce. Ci sono pro e contro dal punto di vista imprenditoriale. Al momento per Siviglia non è una priorità strategica, aspettiamo ancora un po’ prima di decidere se utilizzare o no anche questa formula; lasciamo che questa pratica esprima in pieno le sue effettive potenzialità, se sarà così dovremo sicuramente adeguarci.

Un’ ultima domanda. Che cosa le piace fare quando “stacca la spina”, come si rilassa ? Quando stacco la spina guardo il mare. Ho la fortuna di vivere proprio di fronte ad un tratto molto bello della costa adriatica marchigiana, fa parte di me e mi riconnette a me stesso.

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