Erica Arosio e l’arte del sogno: ritratto di una scrittrice (intervista all’autrice)

In libreria dal 18 gennaio con “Carne e Nuvole”, Erica Arosio si svela a Fashion Times: ritratto di una donna, di una scrittrice, di una intellettuale.

Ospite della Libreria Covo della Ladra, sabato 10 febbraio, per una delle colazioni in libreria, Erica Arosio ci parla di “Carne e Nuvole”, la sua ultima raccolta di racconti, per Morellini Editore. 

Erica Arosio non è una donna come tante. Dinamica, volitiva, assertiva, ma anche materna e sentimentale, ha fatto della scrittura la sua vita, dapprima come giornalista, ora come scrittrice, in solitaria o in coppia con Giorgio Maimone.

Ospite della Libreria Covo della Ladra, sabato 10 febbraio, per una delle colazioni del sabato, in libreria, su Fashion Times ci svela, in anteprima, il segreto della sua scrittura e la sua arte, tra sogno e realtà, tra carne e nuvole.

Erica Arosio, giornalista, critica cinematografica, autrice radiofonica, creatrice, insieme a Giorgio Maimone, della coppia di investigatori Greta e Marlon (protagonisti di una serie di gialli ambientati nella Milano degli anni Sessanta) e, dal 18 gennaio, anche di una raccolta di racconti, edita per Morellini, dal titolo “Carne e Nuvole”. “100 storie corte come un caffè”. Perché la scelta di questo titolo così singolare e perché proprio 100? Carne e nuvole riassume quella che per me è la vita: carne che si declina come sensualità, crudeltà, durezza, la materia che preme, sesso e nuvole, ovvero poesia, romanticismo, sogno, amore. 100 è un buon numero, 99 ha il suo fascino, ma lo aveva già usato Hemingway. A dirla tutta ne avevo ancora una quarantina, di storie, ma 140 racconti suona malissimo! Non fa titolo, dice la giornalista che abita in me.

Uomini e donne, ma anche e soprattutto suggestioni ed ambientazione. Chi sono i veri personaggi dei tuoi racconti? Ogni storia nasce da un’emozione. Un’immagine che mi ha colpito, una persona incontrata in un viaggio, uno sguardo, un sogno, una fantasia, un amore. Autobiografici non in senso letterale ma in quanto ciascuno è lo specchio di qualcosa che mi piace, mi spaventa, mi attrae, mi incuriosisce, mi sento mio, anche la pagina di un libro o la sequenza di un film. O un cielo al tramonto.

Leggendo i tuoi racconti, si ha la sensazione di entrare in un universo, femmineo (femmineo o femminile?) ma anche, e soprattutto, privato, fatto di attese, sogni, pretese, situazioni vissute o sperate, ma alla fine sempre appartenenti alla sfera del personale e del privato. E’ così? Da dove hai tratto ispirazione e spunti? Il termine privato può essere frainteso. Se racconto la notte di un serial killer in cerca della sua vittima a New York la storia è personale solo perché mi fa rivivere le atmosfere dei noir di Jim Thompson, un autore che mi piace molto. Se immagino un mondo in rovina salvato da un segnale di rinascita: un pesce che esce dal rubinetto di un lavello è una mia fantasia intorno alla Schiuma dei giorni di Boris Vian, un grandissimo. So che i racconti erotici (13 su 100, una percentuale che rappresenta, al ribasso, il ruolo del sesso nella vita e non solo nella mia, credo) possono come dire? Scandalizzare? Dare l’impressione che io racconti qualcosa di totalmente intimo. E’ così solo in parte, perché c’è altro, racconti di amici, libri (il magnifico In the cut) film (ultimo tango a Parigi sopra tutti) oltre che ovviamente anche emozioni personali e la sfida di raccontare il sesso senza volgarità, esercizio d’emozione ma anche di stile.

Se la dimensione raccontata è quella privata, quindi, cosa è significato per te metterli nero su bianco, consegnarli ai tuoi lettori, metterti a nudo? Mi piacciono gli scrittori generosi, detesto quelli che hanno un’idea, magari pure piccola, e la stiracchiano, la esasperano la sfiniscono per centinaia di pagine. Preferisco la dissipazione: tieni, ho avuto 100 idee, fanne quello che vuoi. Mi piacerebbe che le mie storie venissero lette lentamente, un paio a sera, e che portassero il lettore su un tappeto volante, ogni volta che gira pagina, in un altro mondo inaspettato.

I tuoi racconti sono 100 storie brevi che ci parlano, a volte di vita vissuta, a volte di una vita immaginata, forse sognata al punto che noi lettori ci sentiamo un po’ sospesi tra questa dicotomia espressa nel titolo, tra la carne, anche a volte pruriginosa ed erotica, e le nuvole, quasi di una dimensione onirica. Ci lasci liberi di scegliere dove posizionarci e, bene o male, tutti troviamo il nostro posto. Ma Erica, invece, dove trova la propria casa: tra la carne o le nuvole? Dissento dal termine pruriginoso… La carne non può esistere senza le nuvole e viceversa, sono due dimensioni che si completano a vicenda. La carne da sola ti schiaccia a terra, le nuvole da sole ti fanno perdere. Potrei definirmi una materialista magica sedotta dal senso panteistico del mondo. Ho un misticismo molto immanente e sensuale, nutrito dalla potenza della natura quella che incute rispetto e suscita meraviglia, una natura che è mare, oceano, isole, vulcani, foreste tropicali. Il mio mondo sta a Sud, è caldo, ha colori intensi, profumi speziati ed è abitato da uomini e donne che non fuggono di fronte al desiderio e hanno voglia di essere sorpresi. Dice la protagonista di un racconto: se non desidero, non vivo. 

Ti seguiamo e sappiamo che sei una donna che non sa stare ferma: quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere? A giugno, sempre con il mio coautore Giorgio Maimone, daremo alle stampe Juke box, quarta avventura di Greta e Marlon che in via del tutto eccezionale si sposteranno da Milano per indagare su un perfido ricatto e viaggeranno lungo tutto l’Italia con la carovana del Cantagiro, anno 1964. Che per la cronaca vinse Gianni Morandi con “In ginocchio da te”.

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