Abbigliamento bambini. E’ di moda il no gender

Abbigliamento per bambini? Dimenticatevi le etichette Girls e Boys. Da ora in poi i vestiti per i bambini sono no gender.

John-Lewis

Gonne in tulle per bambine e felpe con le macchinine per bambini? No, la moda bimbi ora è gender neutral

A deciderlo è John Lewis, proprietario dell’omonima catena di grandi magazzini, con oltre 40 punti vendita solo in Gran Bretagna e un negozio nella prestigiosa Oxford Street, la via dello shopping più famosa di Londra.

Niente più reparti separati per l’abbigliamento bambina e bambino, niente più etichette di genere. Le etichette riporteranno solo la dicitura “Boys&Girls” o “Girls&Boys”, che si tratti di camice, pantaloni, vestitini a fiori o gonnelline.

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Basta differenze di genere. Gli abiti per bambini sono no gender 

L’idea che ha guidato iniziativa di John Lewis  in accordo con il gruppo di pressione Let Clothes Be Clothes (Lasciate che i vestiti siano vestiti) è la volontà di essere in prima linea nell’abbattimento degli stereotipi di genere, suggerendo che il criterio d’acquisto non deve essere legato all’appartenenza a un genere, ma a ciò che piace. Un pensiero che sostiene la non-differenza tra i sessi e che sta avendo molto riscontro in Gran Bretagna, non solo nell’abbigliamento per bambini.

Anche molto negozi di giocattoli, tra i quali il famosissimo Marks & Spencer, hanno fatto questa scelta e alcune scuole hanno rinunciato alla divisione tra i sessi per quanto riguarda le uniformi scolastiche.

La moda aveva già sondato questa strada proponendo collezioni gender neutral e già nel 2016 un colosso come Zara aveva lanciato una collezione di abbigliamento unisex rivolta agli adulti chiamata Ungendered, ma con l’iniziativa di John Lewis l’abbigliamento no gender si è allargato ai bambini fino ai 14 anni.

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Naturalmente la decisione di John Lewis non è passata inosservata e in molti non hanno apprezzato, come si può leggere sui social network dove si è scatenata la polemica tra i tradizionalisti dell’abbigliamento e i sostenitori del no gender.

L’idea di base è quindi far riflettere sulla necessità che le scelte di consumo, anche nel campo dell’abbigliamento per bambini, devono essere all’insegna della libertà di manifestare e scegliere secondo il gusto personale. Il rischio quando si tratta di etichettare come gender neutral tutù e abitini a fiori è che si possa perdere il senso del messaggio a favore di quello che potrebbe passare per un estremismo.

Staremo a vedere se altri kids fashion brand seguiranno le orme di John Lewis o se potremo ancora affidarci alle etichette tradizionali con la libertà di dare comunque una sbirciatina nell’altro reparto.

 

 

 

 

 

 

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