E i ciclisti le loro bici eroiche inforcavano, le sirene (della polizia) in coro cantavano e droni e aerei volteggiavano nell’azzurro cielo di luglio. Tra Giulie, Alfe 1750, moto d’epoca e ultra moderne, mai scorta ciclistica fu così completa.

Non mancano i sommozzatori sul gommone, a fiancheggiare la carovana sul Naviglio Grande, là doe el Navili l’è pusse negher (e senza parapetto), pronti a intervenire per il recupero degli affogandi, in caso qualcuno, tra i circa 200 eroici pionieri di questa prima esaltante edizione, avesse preso troppo di slancio la pista ciclabile verso Abbiategrasso.

L’allegra carovana motorizzata vintage alla partenza de L’Ambrosiana

Ma tutto è filato liscio. Da segnalare solo qualche sporadica foratura di chi si è ostinato a indossare i palmer a incrocio sulla schiena. E sulle ruote. Perché senza palmer vera ciclostorica essere non può.

Facciamo però un passo indietro. Prima ancora di iniziare con i toni epici.
Dopo mesi di preparazione (credo di aver incrociato per la prima volta la notizia del debutto dell’Ambrosiana da Rossignoli in febbraio) Fabrizio Buccini, organizzatore nonché presidente del Team Polizia, intervistato nell’articolo uscito il 28 giugno scorso, è finalmente approdato al grande giorno. Instancabile nella promozione e nella ricerca dei partner giusti, dal fornitore di barrette, alle istituzioni locali, che hanno aperto le loro cascine per ospitare i ciclisti ai tre punti ristoro previsti, Fabrizio è ora al megafono per lanciare la partenza. Emozionata e in prima fila, insieme a Norma Gimondi, figlia del grande Felice, e ad Alessandra Sara Vanin, amica di Facebook finalmente conosciuta dal vivo e tra le massime esperte/organizzatrici di ciclostoriche, indosso la divisa integrale effetto-vintage de L’Ambrosiana.

Due selfie eroico-ambrosiani: a sinistra con Norma Gimondi e a destra con Alessandra Sara Vanin

Maglia in lana avorio con fascia granata e scudetto crociato, pantaloncino nero con scritta laterale ricamata, guantini traforati avorio e rosso cerchiati, calzino rigorosamente bianco (indossato con un paio di Agnes B di cuoio che, dopo L’Eroica sotto la pioggia di tre anni fa, sembrano antiche sul serio) e l’immancabile cappellino bianco con banda tricolore.

Look, bicicletta, fiato e gambe ci sono tutti. Si parte!

L’emozionante momento del via

Fa uno strano effetto risalire dal parco di Chiesa Rossa il Naviglio Pavese per poi imboccare il Grande dalla Darsena immersi in questo vasto gruppo popolato da squadre di appassionati, riconoscibili dalla maglia identica, e da solisti abbigliati nelle fogge più disparate e abbinati alle più bizzarre biciclette. C’é chi come Alessandra sfoggia una bici anni ’20, dal manubrio ricurvo che, assicura, è più ergonomico delle pieghe moderne, e chi sulla maglia presenta una costellazione di micro-forature. Tecnologia anti caldo? No, tarme.

C’è persino chi ha sfidato il percorso, lungo 75 Km, con un’eroica simil-Graziella… E il bello è che le due signore, a fine giornata, erano fresche come rose!

Il plotone invade la ciclabile verso Abbiategrasso e già incrocio lo sguardo indispettito dei runner che, in direzione opposta, dovranno pazientemente attendere la fine del gruppone. Suvvìa pazienza! E tirate il fiato che ne avete bisogno!
Al passaggio di ciclisti “moderni” invece dal gruppo si levano inviti: “Dal prossimo anno con noi!” oppure amichevoli scuse, perché è forte l’immedesimarsi in chi stava volando sereno e deve attendere il passaggio lento di una lunga teoria di velocipedi più o meno datati. Certo, lo spettacolo è assicurato. E a Milano, a parte qualche Tweed Ride, che è cosa completamente diversa, mai una vera ciclostorica con bici eroiche aveva solcato le ciclabili dal cuore della città vecchia alle verdi campagne del Sud. Affrontando perigliosi cavalcavia e sterrati.

Già. Gli sterrati. In sella ad una fiammante – perché rossa, non perché nuova – Bianchi da corsa di probabile inizio anni ’80, strepitosamente giusta di taglia e molto gentilmente prestata da Fabrizio, ho la prima devastante esperienza di sterrato sulla via del ristoro nei pressi di Vermezzo, allestito nella magnifica Cascina Grande che, con merli e affreschi, ricorda tanto il Castello Sforzesco di Milano in miniatura.

La Cascina Grande, piccolo clone del Castello Sforzesco

In questo caso, no, non parliamo delle strade bianche del Chiantishire, eccellente teatro de L’Eroica, dove anche se il temporale imperversava pochi istanti prima, sono sempre compatte come una bella barra di torrone, mentre i pochi ciottoli sporgenti sono saldi e lisci come mandorle glassate. Una delizia per ogni vero sgagna-manüber!

Nel milanese, ahinoi, le strade bianche innanzitutto bianche-bianche non sono, bensì chicchissime in grigio-beige, perché invase dal ghiaietto come nemmeno il cortile della mia vecchia scuola elementare, dove correvi affondando nei sassetti fino alla caviglia e le sbucciature alle ginocchia sembravano ferite di guerra, con annessa estrazione di pallottola.

Oltre agli sterrati, le pericolose acque del Naviglio Grande. Ma i sommozzatori sono pronti a ripescare eventuali aspiranti bi-atleti in vena di farsi una nuotata

Così, forte di questa drammatica esperienza e non volendo neppure immaginarmi un ginocchio sbucciato a inizio estate, decido provvidamente di affrontare i primi metri con massima cautela. Ma l’andatura prudente, passata dai 18 km/h di media di andatura generale ai risibili 10-12 individuali ancora non basta! La ruota dietro scappa da tutte le parti. Costernata incrocio lo sguardo di un esperto che sentenzia: “eh… hai le slick! Dove vuoi andare…“. Leggo in Wikipedia: “Uno pneumatico slick (dall’inglese liscio) è un tipo di pneumatico impiegato specialmente nel ciclismo su circuito. Sprovvisti di ogni scanalatura sulla gomma, gli pneumatici slick non sono adatti per la normale guida su strada, poiché non garantirebbero sufficiente aderenza in caso di presenza d’acqua sull’asfalto…” …e figuriamoci quindi sulla ghiaia e la sabbietta!

Anche i ciottoli lungo il tratto urbano del Grande non scherzano… ph Lino Gallo, l’autore di “Quasi quasi mi faccio L’Eroica”

Insomma… il caro Fabrizio, ben nota la mia passione per il liscio asfalto del Velodromo Parco Nord, ha pensato bene di gratificarmi con la gomma “giusta”, cioè da pistard. Ma a caval donato, anzi, a bicicletta prestata…

Poco male. Sfodero il mio equilibrio di sciatrice, serro le mani sul manubrio, stringo le chiappette e via! A 5 km/h non mi ferma nessuno! Ed è bello poi ripartire a tutta birra quando finalmente rimetto le slick sull’asfalto inseguendo il gruppo. “…ed ecco Magni che sferra l’attacco alla testa della corsa – urla concitato un Bulbarelli immaginario – eccolo a pochi secondi da Gimondi (Norma) eeee… passa in testa! È maglia rosa! Siiiii!!!”.

Anche una ciclostorica può avere il suo lato agonistico. Ma il bello è la chiacchiera e la conoscenza.

Tanti nuovi amici!

C’è Marco, che idealmente fa parte della mia squadra con la maglia ufficiale de L’Ambrosiana e sfoggia una Bianchi del colore giusto – anche se la “mia” rossa s’intonava di più alla divisa; c’è Stefano che mi individua tra gli assidui del Velodromo Parco Nord, sulla cui spalla piango per gli sterrati; c’è Paola con cui vorrei fare la mia prossima-prima Gran Fondo, se vorrà aspettarmi. Con lei parlo di guarniture compact e di nastri di manubri, di selle e di bici eroiche: “cosa monti sulla tua bici nuova?” A captare la conversazione, senza udirne le voci, chiunque potrebbe pensare allo scambio di due uomini in fuga dalle mogli nel consueto giro domenicale. La bici è universale. E Graziana è presidente del Gruppo Ciclistico ’95 Novara, scortata dai suoi fidi cavalieri.

Con Norma Gimondi parlo di Federazione e di amatori, nonché di cosa desiderino veramente gli appassionati e che ancora in Italia non c’é; ad Alessandra chiedo quante ciclostoriche fa all’anno: “Ho tutti i week end impegnati!”. E il bello poi sono le voci captate in qua e in là. Il milanese stretto non manca. C’è il signore con la maglia verde iridata con la scritta Bartali con cui commento la brezza leggera e fresca che ci accompagna. E per fortuna il ragazzo davanti a noi a cui è esploso il palmer proprio mentre lo accarezzava timoroso non si è fatto niente.

Solo una piccola parte del gruppo… non ho fatto in tempo a scattare la panoramica

Il primo gruppo di debuttanti a L’Ambrosiana è un popolo fantasioso, di ogni età, di ogni vigore e di ogni stile… c’è Michelangelo dalla barba hipster che è appena tornato dall’America dove ha percorso la bellezza di 6.900 km e Luca che indossa una tutina pezzata da tanti marchi almeno quanti sono i tagli del manzo dal macellaio. E il bello è che, toltosi il caschetto, la geografia del sole è bella che stampata sulla sua testa. A spicchi fucsia. Ma anche le mie mani guantate non scherzano!

E che dire del percorso? Perfetto, caro Fabrizio. Con una menzione speciale per i punti ristoro, non solo per la bontà, ma anche per l’estetica. L’allestimento nella piazza centrale di Abbiategrasso ai più incute quasi reverenziale timore da quanto è carino.

La piazza di Abbiategrasso invasa da affamati ciclostorici. Ad attenderli, soprattutto un salame strepitoso!

Così è per la bellezza della scena. Una campagna milanese segreta e inesplorata. Nel percorso non c’è solo Naviglio, come pensavo. E quello di Bereguardo lo sfioriamo appena. È in quella zona interna e nascosta, tra risaie e campi di granoturco già alti, seguendo rogge e stradine, che alcuni giurano persino di aver visto meravigliosi fiori di loto appena sbocciati.

Una natura decisamente non selvaggia, ma spontanea quel tanto che basta per farsi sentire nel mio naso a fine giornata. Sì perché, al di là della poesia del fiore, c’é anche l’arbusto irritante, che si difende come può dalla presenza umana.

Così la sera, dopo un paio di pacchetti di fazzoletti bruciati, o meglio, innaffiati in pochi minuti, inizio a pensare… Ok Fabrizio, oltre a cambiare percorso ogni anno, così da regalare sempre nuove emozioni ai partecipanti, perché non cambiare anche il nome? Da L’Ambrosiana a… L’Ambrosia!

A fine corsa ritorno in cascina Chiesa Rossa e lotteria! Tutti premiati, ma un premio davvero speciale va all’uomo con il megafono: l’organizzatore Fabrizio “Buse” Buccini!

 

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