Fisker: dal fallimento al ritorno per fare concorrenza a Tesla?

L’ultima volta che sentimmo parlare di Fisker, si trovava su tutti i giornali per mille ragioni, perlopiù negative. I famosi 200 milioni di dollari chiesti in prestito al governo statunitense erano svaniti, l’azienda era entrata in diversi processi legali, e le auto dei clienti prendevano fuoco senza un valido motivo. Il fallimento era ormai una certezza.

E così fu: tra le varie querele e la bancarotta imminente, nel 2013, la ditta chiuse i battenti. Un’azienda cinese (specializzata nella produzione di parti meccaniche) acquistò il marchio e iniziò a redigere il business plan per puntare al rilancio dell’unico modello della casa, la Karma. La strada era però molto ostacolata dalla brutta reputazione di cui era difficile liberarsi.

E così, arriviamo ad oggi: Henrik Fisker non molla, e afferma di voler dare nuova vita alla Karma. Il CEO vuole quindi realizzare quello che era rimasto solamente un sogno al primo tentativo, e si sta lavorando tanto per evitare i difetti del passato. Sfuma il nome di Fisker, ed ecco che nasce la Karma Automotive.

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Fisker riparte dalla Cina

La rinominazione è un po’ confusa: il marchio cambia nome da Fisker a Karma, e il modello chiamatosi Karma in passato diventa “Revero”. Il modello al quale ci si affida per lanciare l’azienda sarà proprio la Revero, che condivide il design pressoché identico alla Karma di qualche anno fa, e non è una brutta notizia. La linea rimane moderna ed elegante anche oggigiorno. Il motivo del fiasco non fu di certo l’estetica infatti, bensì l’affidabilità della meccanica e la scarsa qualità costruttiva. Ciò che viene rivisitato, infatti, è il tipo di propulsione (che non sarà più un elettrico range-extender ma un ibrido plug-in) e il sistema di infotainment che era poco intuitivo e complicato da utilizzare.

Henrik Fisker e l’obiettivo Tesla

Henrik Fisker ha affermato ai microfoni di Bloomberg che l’intento è quello di fare concorrenza alla Tesla Model S che finora domina incontrastata il mercato del full-electric di segmento E. Per riuscirci, gli ingegneri promettono l’utilizzo di batterie al grafene, contro le più tradizionali agli ioni di litio della rivale americana. Il vantaggio sarebbe una maggiore leggerezza e fino a 640km di autonomia per carica. Inoltre, la  chicca delle porte “a farfalla” (annunciata su Twitter dal signor Fisker in persona), daranno quel tocco di fascino in più.

Ricapitolando, proprio come nel 2011, le promesse sono tante. Tuttavia, lo è anche lo scetticismo di giornalisti e potenziali clienti. Sarà una minestra riscaldata, o ci sono le premesse per una ricetta di successo? Tra la curiosità del pubblico da un lato ed i capitali di investimento cinesi dall’altro, solo il tempo ci darà una risposta.

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