Running: da Milano a New York. Un amore lungo 42 kilometri e 195 metri

Quando non corro, mi piace andare al mio Parco Marinai d’Italia sedermi sul muretto e guardare gli altri runners. Mi rilassa, mi aiuta a svuotare la testa e mi diverte.

Running, Maratona

A volte fingo di fare stretching e analizzo con occhio critico ogni singola persona che sfreccia davanti a me.

C’è il timido, quello che ha appena iniziato a correre e ancora non ha ben capito se gli piace oppure no. Non si sente ancora a suo agio nelle nuove scarpe e nel nuovo completino da corsa. Si guarda in giro cercando di capire se tutti stanno guardando proprio lui.

C’è quella che ha deciso di correre perché tra poco è periodo di prova costume, deve bruciare grassi e calorie, nel minor tempo possibile, di solito è troppo coperta, indossa scarpe da ginnastica e non da corsa e probabilmente questa sarà la sua prima e ultima uscita al parco.

C’è quello che sfreccia veloce come se avesse il fuoco alla coda, poi scoppia, non ce la fa più e per rifiatare si infratta nelle vie nascoste del parco dove di solito “pascolano” i cani e ricompare parecchi minuti dopo con l’aria di chi ha corso la maratona, poi al terzo giro sparisce.

C’è la ragazza timida che alterna corsa e camminata, si impegna, è costante, ti guarda con aria di ammirazione, riconosce in te un “essere superiore”, una runner e spera un giorno di indossare anche lei una maglia con la scritta finisher.

Running, Maratona
Running, Maratona

E poi c’è chi corre per il gusto di correre, quelli li incontri sempre la domenica con qualunque tipo di condizione meteorologica, pioggia, neve, caldo, freddo, Estate, Inverno, perfino il 1° di gennaio o il 31 di dicembre. Probabilmente non fanno gare e mai ne faranno in vita loro, ma hanno fatto della corsa un punto fermo, una filosofia di vita. Proprio come me.

Corrono sicuri, sguardo fiero, pensiero proiettato verso l’ obiettivo, spesso non salutano al primo colpo, ma lo fanno dopo averti scrutato di sotto la visiera o dietro agli occhiali da sole, e solo dopo aver riconosciuto in te un runner doc e non un occasionale che sparirà alla caduta della prima pioggia.

Li fermerei tutti uno per uno, chiacchierare con loro e capire cosa li ha spinti alla corsa e dove vogliono che la corsa li conduca. Gli parlerei di emozioni, di gare, di quali scarpe indossare, di quale abbigliamento è più consono per quale stagione e a volte, guardandoli provo un pochino di invidia per chi corre spensierato, solo per il gusto di farlo, senza tabelle da rispettare e senza aspettative, cosa difficile per chi, come me, ha assaporato la gioia di aver tagliato il traguardo di una maratona e del garmin ne ha fatta una vera dipendenza.

Scarpe running
Scarpe running

E allora la mente vaga e ritorna con i ricordi alla mia maratona di New York (la mia prima corsa) nonostante siano passati 5 mesi, tutto è ancora cosi vivo in me che sembra ieri.

Della Maratona di New York ricordo soprattutto le grida di incitamento delle migliaia di persone incontrate dietro le transenne lungo tutto il percorso. I poliziotti che fanno il tifo, i bambini che ti battono il cinque e che ti offrono caramelle e pezzi di frutta. I loro sguardi di ammirazione mentre gli sfrecciamo davanti.

Keep going! Well done baby! Go Go Go …Indelebili, impressi nei ricordi e nel cuore.

La maratona con la “M” maiuscola è da vivere non solo come semplice gara ma come esperienza di vita, almeno una volta e se sei fortunata, anche più volte.

Una gara che ho corso tutta da sola, una lotta che ho innescato contro me stessa, una sfida che ho voluto fortemente fare, una medaglia guadagnata con sacrifici, allenamenti all’alba, rinunce, supporto di chi mi è stato vicino giorno per giorno, vissuta con spirito di squadra e con le amiche di corsa di sempre.

Un percorso che mi ha messo a dura prova facendomi affrontare i miei limiti, mi ha messo di fronte alle mie paure ma che mi ha insegnato anche come affrontarli, sconfiggerli, superarli, buttarli alle spalle arrivare al traguardo e conquistare l’ambita medaglia.

Prima di New York non avevo mai corso una maratona, non ero assolutamente preparata psicologicamente ad affrontare 42 kilometri e 195 metri, non sapevo come avrebbe reagito la mia testa di fronte alla fatica sulla lunga distanza.

Running, Maratona
Running, Maratona

La maratona di New York non ti lascia troppo spazio per pensare alla fatica, New York è una lunga passerella di emozioni, ho pianto quando ho corso al fianco di chi l’ha fatta con le stampelle e una gamba sola, ma non ha ceduto di un solo centimetro, ho applaudito chi si è alzato dalla sedia a rotelle per correre alcuni metri, ho ballato a ritmo di band improvvisate agli angoli della Broadway o nel Bronx, ho scattato selfie e foto ai cartelli di incitamento, ho fatto gruppo per alcune miglia con Dorothy, il leone, l’uomo di latta e altri personaggi del mago di Oz, ho corso felice anche quando la fatica fisica si è fatta sentire, ho combattuto i dolori col sorriso e mai nemmeno per un solo istante ho pensato di mollare, mai una volta mi sono detta “non vedo l’ora che sia finita”… Anzi, mi dicevo e quando sarà finita? Io ne voglio ancora di questo entusiasmo, di questa gioia: voglio ancora New York che tifa per me.

E poi Central Park, il cartello del tempo sopra di te, la scritta FINISH LINE e la hostess che ti mette la medaglia al collo: “Finisher!”.

Medaglie
Medaglie

La mia prima volta, fantastica, irripetibile, unica. Quel senso di onnipotenza che ti invade e che ti rimane addosso per sempre. Ti marchia a vita, perché ti cambia nel carattere e nella testa, nulla sarà più come prima.

Mi commuovo ancora oggi a distanza di mesi quando lo racconto, le unghie dei piedi sono ormai ricresciute, i graffi del reggiseno sportivo sono guariti ed hanno lasciato spazio ad altri graffi, quella della maratona di Milano, i muscoli delle cosce fanno male sempre, dopo ogni allenamento, dopo ogni sessione di ripetute, dopo ogni volta che mi tolgo le scarpe da corsa. Sono dolori buoni che mi fanno sentire viva che mi spingono a prendere in mano il calendario delle corse 2016 e cerchiare in rosso le gare che voglio fare da qui a fine anno.

La medaglia è lì sul tavolo del mio salotto, me la guardo e me la riguardo, la accarezzo, e mi compiaccio con me stessa per averla sudata, guadagnata, fortemente voluta, e alla fine conquistata. Trampolino di lancio per altre gare, altre maratone. Che poi in fondo, uscire a correre dovendo rispettare tempi e tabelle non è così male, anzi è pura gioia garantita a fine allenamento, è consapevolezza, è voglia di provare ancora quella immensa felicità che provi quando tagli la finish-line. Quella felicità che chi non ha mai corso una maratona forse non proverà mai.

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