Marco Migliavacca: “Vi racconto la bellezza dello Yoga”

Questa settimana su Focus On di Fashion Times l’incontro-intervista con il maestro e fondatore di hohm street yoga (hohmstreetyoga.com).

marco migliavacca

“Lo yoga è per tutti. E’ la disciplina più democratica che esista. È un cammino di libertà che abbraccia un punto di vista ecologico più che antropocentrico per la realizzazione spirituale di ognuno”. (Marco Migliavacca).

Yoga. Ovvero Unione. Union

Yoga. Ovvero stringere, legare, tenere insieme. Termini-Radice e significato di una disciplina, di un percorso, di una filosofia, di una scelta che evolve, rivoluziona, plasma e modella la vita, l’animo, il corpo, la mente. Corpo e mente: mai separati, ma unione, totale unione, armonica e completa.

Discorso lungo lo Yoga …  e il linguaggio Yoga, la vita Yoga, l’approccio Yoga. Discorso fluido ma complesso. E totalizzante. Piacevolmente totalizzante.

marco migliavacca (1)

Così che per parlarne-raccontare-trasmettere al meglio un concetto, una strada, la bellezza di tutto ciò, come da tempo volevo fare, mi sono affidato a Marco Migliavacca.

Il Focus On di questa settimana è dedicato a lui. Lui, uno dei maestri di Yoga, o Yoga Teacher come è scritto nella nostra corrispondenza, tra i più quotati, amati, cercati (Moda e tutto il suo sistema in primis). Italiano: ma girovago tra Spagna, India, Germania, Svezia, Inghilterra e ancora ancora ancora … in movimento per il mondo, in quel bellissimo concetto che a lui piace molto che è .. l’andare. Lui che ha ideato, creato, organizzato hohm street yoga (hohmstreetyoga.com) la scuola nata a Milano nel 2009 prima in un piccolo appartamento in zona Brera e, nel 2012, trasferitasi nell’attuale sede di via S. Calocero, 3 in zona Navigli. Un ambiente interamente dedicato alla diffusione del vinyasa yoga e dello yin yoga con la strada di un approccio naturalmente a-dogmatico. Una scuola per tutti. Chi per la prima volta… chi da tempo …e per chi desidera approfondire il proprio cammino…

Ritiri, laboratori di approfondimento, ospiti provenienti da ogni parte del mondo, sono l’anima di questo piccolo spazio. Ecco la mia bellissima chiacchierata con lui questa settimana.

E’ vero che sei un mondano e un grande amante del clubbing? (Rido). Allora (ride)… E’ vero perché appartiene alla mia storia…Mi è piaciuto tantissimo nella vita andare a fare “clubbing”, uscire quasi tutte le sere… quello che posso dire è che la mia vita si è semplicemente trasformata anche attraverso lo yoga. Voglio dire che cambiano i gusti come le necessità. Continuo ad uscire con gli amici la sera.. anche se il “clubbing” negli ultimi anni, è stato molto, molto poco (ride).

marco migliavacca

Parliamo invece ed entriamo più nel vivo dell’argomento. Yoga vuol dire “Union” unione. Mi racconti meglio che cosa significa esattamente questo concetto e come questa disciplina può davvero essere un accesso ed un percorso, una strada, per ritrovare se stessi (in qualche modo) ma anche per prendere consapevolezza con quello che noi siamo, i nostri limiti, la nostra mente e molto altro? La radice della parola yoga significa unire, tenere insieme, stringere… Credo che ci siano diversi livelli di interpretazione. Il primo, forse il più semplice, quello che possiamo vedere tutti già da una prima lezione di yoga, è quello di rendersi conto che corpo e mente non sono separati. Ovvero per quanto attraverso gli studi scientifici ci siamo abituati a scindere e separare per comprendere ogni singola parte del corpo, noi obiettivamente non abbiamo la mente da una parte e il corpo dall’altra, anche se la mente per esempio ora in questo momento potrebbe trovarsi in Giappone e il corpo seduto in un bel parco qua a Milano. Detto questo, che forse è la risposta anche più semplice, potremmo trasferire questo concetto alla filosofia che soggiace allo yoga riferendoci alle Upanishad o a Patanjali che è il padre sistematico dello yoga, dove l’idea di unione è anche di non essere separati dal mondo di cui siamo parte, noi non siamo qui e l’universo là fuori, noi siamo l’universo. Voglio dire che il mondo non è una “cosa” e noi siamo un’altra, ma noi costituiamo questo mondo, e forse lo yoga ci aiuta a ricordarcelo, a ricordarci che non siamo soli e che tutta la nostra vita è una relazione. Lo yoga per me è decisamente esperienza diretta di qualsiasi cosa, e non in ultimo anche delle scritture alle quali ci si riferisce come le Upanished, il Samkhya di Kapila, o l’amatissima Baghavad Gita. Sono testi che parlano di una filosofia che si riferisce alla ragion pura quindi alla fede nel risultato di ciò che ci concediamo di sperimentare e non in una fede cieca. Fondamentalmente il cammino nello yoga è un cammino di consapevolezza e di conoscenza di se stessi attraverso un cammino a-dogmatico di esperienza personale. Ossia non è un cammino di indottrinamento ma, detto in modo semplice, è un cammino di indagine degli strumenti a nostra disposizione, per scoprire chi siamo e per esprimere il nostro potenziale, qualcosa di più vicino alla maieutica che a qualsiasi tipo di dottrina religiosa. Lo yoga ha attraversato 7000mila anni di storia per giungere a noi con la stessa freschezza. Ha mille sfaccettature e cammini quanti sono gli individui; per questo non c’è un cammino buono per tutti ma uno per ciascuno. Ripeto per me lo yoga è esperienza diretta di se stessi e della propria natura attraverso gli strumenti di cui disponiamo: come il corpo, il respiro, i sensi, la mente. In poche parole con lo yoga scopriamo di avere già tutto quello che ci serve e che non ci manca niente: per imparare a guardarci, per vedere chi siamo per rispettare la nostra natura. Lo yoga invita a guardarci “qui ed ora” nel costante divenire, per vedere chi siamo, per essere consapevoli e rispettosi della nostra natura ed accettare il cambiamento. E’ un invito ad essere creativi, liberi e soprattutto se stessi, per vivere vite di prima mano (ed uniche) anziché imitare modelli che sono altro da noi.

Perché chi pratica Yoga, oggi come in passato, parla come se stesse vivendo quasi una sua seconda vita, una sua nuova esistenza? Parlo per me … Posso assicurare che con lo yoga, vivi quasi un senso di rinascita. Io per esempio, ho avuto un senso di totale vitalità (la prima volta che mi sono portato sul tappetino), di essere finalmente vivo scoprendo degli aspetti di me che non sapevo esistessero e che riuscivo invece per la prima volta a sentire. Mi sono detto allora: “Caspita, tutto ciò che posso sentire esiste ed è in me, allora voglio esplorarlo e imparare a conoscermi meglio”. Credo che questa sia una delle sensazioni che accompagna i praticanti alle prime armi ma anche lungo tutta la vita, via via attraversando strati sempre più sottili del nostro essere… Ti faccio un esempio: immagina di aver a che fare con una cipolla: inizi con il corpo, perché è lo strumento di cui tutti disponiamo, ma dopo esistono tutti gli aspetti più sottili, i diversi strati della cipolla appunto, partendo da ciò che è più visibile e sensoriale, poco a poco, ci addentriamo allo scoperto  di  ciò che è  invisibile,  come la mente, e via via sino a percepire ciò che ci anima e unisce.. Quindi già dalle prime pratiche in cui riscopriamo il nostro corpo e il nostro respiro (stiamo parlando di asana, di posture) ritroviamo un senso di vitalità, di possibilità e di scoperta tanto dei nostri limiti, che spesso sono solo mentali, e del nostro potenziale. Imparo a guardare il mio limite ed imparo anche a superarlo o a rispettarlo, imparo a conoscere gli strumenti di cui dispongo e questo, ci offre una nuova prospettiva e nuove possibilità. Spesso viviamo chiusi tra le mura  “della nostra mente” e se la mente decide che c’è un limite noi consideriamo questo limite anche per il nostro corpo. E solo quando prendiamo coscienza dei “sabotaggi” della mente e ci concediamo di  provare, che ci rendiamo conto che esiste la possibilità di andare oltre il limite dei nostri pensieri per scoprirci capaci di cose che non avremmo mai pensato possibili.

marco migliavacca

Quindi la mente ha dei poteri che noi non conosciamo? Questo sicuramente. Anche perché mi piace pensare alla mente come ad una grande divinità capace di creare, creare, creare e desiderare tutto ciò che è esterno da lei… Questo è il suo grande potere: la creazione …e lo yoga ci aiuta a riportare la mente nel suo luogo di pace, nel corpo, qui insieme a noi nel presente e a smettere di vagare per ricordare che in quanto dea può già tutto, ed è nostra la possibilità di non identificarci con tutti i suoi pensieri.

Scusami ma del concetto della visualizzazione, o meglio anche del discorso della profezia che si autoavvera.. mi riferisco a quelle dottrine che tendono a ritenere che una mente positiva crea intorno delle energie positive che favoriscono il raggiungimento di un obbiettivo voluto, che cosa ne pensi? E’ un discorso secondo te legato anche allo Yoga? Onestamente non mi vorrei addentrare nello specifico su questo argomento, perché anzitutto attraverso lo yoga vogliamo tornare a sentire anche le emozioni che più ci scuotono: come la rabbia, la frustrazione, la paura, senza negarle o nasconderle ma imparando a lasciarle andare senza identificarci con esse. Provo rabbia ma non sono la rabbia… Ti posso dire che attraverso lo yoga, impariamo fondamentalmente ad osservare, a guardare e a restare con quello che c’è. Quando, ad esempio, ci prepariamo alla meditazione, silenziosa, immobile, camminata o dinamica attraverso le posture, impariamo a concentrare in un solo punto la nostra mente e questo ci permette di vedere il divagare costante dei pensieri e delle emozioni che ci abitano. La meditazione è un invito a diventare il testimone di se stessi e di quello che accade. C’è una grandissima scrittrice, Pema Chodron, che parlando della mente, delle sensazioni, e del corpo scrive: “Tutto l’Universo è mosso da energie, da forze che animano il micro e il macro cosmo e così le energie che attraversano il mare, la terra, che alimentano il fuoco, che trasformano un mare quieto in un mare in burrasca, sono le stesse energie che attraversano il nostro corpo e possiamo imparare a guardarle e a lasciarle andare così come sono arrivate.

marco migliavacca

Facciamo invece un passo indietro. Partiamo dall’inizio…Tu ora vivi di nuovo a Milano da qualche anno. Hai vissuto in Spagna, a Barcellona, e vieni oltretutto da un lavoro abbastanza creativo perché vieni dalla pubblicità, hai lavorato come producer… Come hai iniziato esattamente il tuo percorso con lo Yoga? Mi racconti meglio la tua storia che poi ha portato anche alla nascita a Milano della tua scuola che si chiama Hohm Street Yoga della quale sei insegnante, fondatore e responsabile organizzativo? Mi ero da poco trasferito a Barcellona. Arrivavo da Milano dove avevo lavorato come producer (anche nella moda) e non ero pienamente soddisfatto di quello che facevo. E’ vero facevo un lavoro creativo, viaggiavo molto ma sentivo che non stavo vivendo appieno la mia vita. Terminati i miei studi, il liceo artistico prima, poi l’Accademia di belle arti, avevo iniziato a lavorare prima per un importante archivio d’arte e poi in pubblicità. Andava tutto bene ma la mia vita non assomigliava esattamente a me stesso. Sai quando sei molto giovane, pensi che tutto (o quasi tutto), funzioni con la stessa semplicità con la quale l’hai pensato, poi ti confronti con nuove realtà, con le azioni quotidiane e con le scelte che compiamo ogni giorno e che determinano la nostra vita, e non era questa la direzione nella quale desideravo incedere ma nemmeno sapevo quale passo compiere per trasformare il mio cammino… Così una sera, sempre a Barcellona, un amico, un illustratore molto caro, mi disse di andare a provare yoga con una sua amica, un’insegnante di yoga che era appena tornata dall’India. Feci così la prima lezione …

In che anno siamo Marco? Siamo nel 2005. Da quel giorno non ho più smesso di praticare. Dopo qualche anno feci il primo corso di formazione. Tornai a vivere a Milano, e iniziai ad insegnare. Ho lavorato nel frattempo ancora per circa un anno in pubblicità e ad insegnare contemporaneamente. Ho iniziato prima con tre classi, che poi piano piano sono diventate sei e poi nove classi alla settimana. Dal 2009 al 2012 ho insegnato a casa, poi mi misi a cercare una location che potesse divenire una scuola di yoga e così arrivò la sede in Via San Calocero, 3 (Porta Genova), uno spazio accessibile, contemporaneo dove chiunque può avvicinarsi alla pratica di questa antica disciplina sempre cosi attuale. Non avevo mai praticato yoga a Milano e quindi non sapevo nulla della realtà yogica della mia città perché essendomi formato all’estero, seguivo i maestri che avevo conosciuto o di cui avevo sentito parlare, in Germania, in Inghilterra, in Svezia e in India. Non avevo riferimenti e nemmeno esperienza. Una volta rientrato però desideravo trasmettere quello che avevo respirato e ricevuto negli anni di pratica, perché credo che i doni ricevuti vadano sempre condivisi per restare vivi.  Fondai così hohm street yoga, una scuola aperta a tutti, a-dogmatica e dove chiunque potesse sentirsi accolto ed eventualmente decidere di intraprendere questo cammino in totale libertà e senza restrizioni. Piano piano la scuola ha iniziato a crescere e ad essere animata da altri insegnanti qualificati, tra cui Giovanna De paulis che oggi gestisce con me la scuola e l’associazione culturale. Ho iniziato proponendo Vinyasa yoga – un metodo dinamico ove il corpo e la mente si appoggiano al ritmo del respiro per fluire in un costante movimento – per integrare poi diversi stili e metodi come yoga e ayurveda, pranayama, yin yoga e la nuovissima rene wand relax oltre a corsi disegnati apposta per principianti. Dallo scorso anno abbiamo inserito anche un corso di approfondimento e di formazione per chi volesse un giorno trasmettere il proprio amore per lo yoga: Officina yoga.

marco migliavacca

Ci sono tutta una serie di scuole di Yoga mi confermi? Andiamo dall’Hatha Yoga, all’Ashtanga Yoga, Bykram Yoga … Quali sono in breve le differenze? Diciamo che stiamo parlando di metodi e stili che sono due cose un po’ diverse. Tutto è yoga, tutto quanto. E tutto è fondamentalmente hatha yoga. L’hatha yoga è tutto lo yoga che noi pratichiamo. Ci sono poi diversi stili più o meno dinamici. Per esempio l’Ashtanga è uno stile che usa il metodo del Vinyasa, quindi il corpo e la mente si appoggiano sul ritmo del respiro lavorando su delle sequenze fisse sempre uguali a se stesse andando così a creare una meditazione attiva. Il Vinyasa Krama è invece più libero nella struttura delle sequenze sebbene il metodo sia sempre caratterizzato dal flusso di corpo, mente e respiro in un continuo movimento, non ci sono però sequenze fisse. La storia dello yoga si perde nella notte dei tempi ma le tecniche a cui ci riferiamo oggi, sono relativamente recenti. Nel secolo scorso Krishnamacharia, padre dello Yoga contemporaneo, è stato maestro ed insegnante di Patthabi Jois, Iyengar, Desikachar, Indra Devi e con loro sono nati i principali stili e metodi che pratichiamo oggi. Lo yoga si evolve e si trasforma così come tutto ciò che appartiene all’universo che conosciamo, e non possiamo pensare che vi sia un solo metodo di esplorazione ma tanti, quanti sono gli individui su questa terra.

Ma è un cammino, anche spirituale, in continua evoluzione lo Yoga? Oppure alla fine uno dice “ok sono arrivato so praticare lo Yoga e sono a posto”?  Mi spiego meglio. C’è un termine conclusivo di questo cammino o e in continua evoluzione? Lo scopo e il mezzo dello yoga è lo yoga stesso. Tu conosci il tuo cammino fondamentalmente camminando. E quindi conosci lo yoga attraverso lo yoga. Sembra un gioco di parole ma non lo è. Noi siamo degli esseri in costante divenire, continuiamo a cambiare e quindi non possiamo conoscere qualcosa una volta per tutte ma solo continuare a conoscere ogni giorno, a esplorare e farci sorprendere.

marco migliavacca

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Innanzitutto sto portando avanti il progetto (appena nato), di Officina Yoga, che è il corso di approfondimento e formazione per chi desidera trasmettere lo yoga. Ci sto lavorando intensamente e con grande impegno. Pensa che ci sono voluti tre anni per scrivere il manuale, per radunare dieci professionisti che venissero a dare la propria esperienza in questo cammino lungo dieci mesi di formazione. Insieme a Giovanna stiamo ancora rielaborando il manuale e riflettendo su cosa proporre l’anno prossimo. E’ un progetto al quale tengo molto e che spero possa proseguire negli anni. Sono venti i ragazzi che hanno intrapreso questo viaggio e che quest’anno si sono confrontati con i diversi aspetti che rendono questa disciplina così precisa, completa e in qualche modo immortale.

Chi sono i tuoi allievi Marco? Abbiamo un pubblico estremamente trasversale. Nel senso che andiamo dai giovanissimi, 18 anni per intenderci, fino ai 65/70 anni, sia uomini che donne. Ci sono molte persone, chi proviene dalla moda, dal design, molti studenti, insomma persone di tutti i tipi. Sai non è importante da dove uno proviene quanto lo sia invece, il desiderio di mettersi in discussione, di desiderare una trasformazione, di mettersi in gioco e questo non ha età o provenienza. Quando arrivi a scuola la prima cosa che fai è spogliarti, si pratica a piedi nudi e con un abbigliamento comodo. Ognuno arriva dalla giornata di lavoro, chi arriva dalla moda con dei super abiti, chi dall’ufficio, dal teatro, dalla scuola. Quando però si portano sul tappetino, si sono tutti “spogliati” dei propri abiti e dei titoli, ognuno è lì per fare la propria esperienza libero da pregiudizi, costrizioni o ruoli. L’ambiente è estremamente informale e credo che questo sia fondamentalmente quello che rende hohm un luogo friendly ed aperto a tutti.

Sai che c’è stato un periodo nel quale lo Yoga è stato quasi una moda? Che cosa ne pensi? Io credo di base che tutti cerchiamo qualcosa che ci faccia stare bene. C’è chi desidera trovare qualcuno che gli dia delle risposte e delle norme da seguire per “trovare la felicità” e chi è disposto invece a mettersi in gioco ed essere felice nel trovare ogni giorno la domanda corretta da fare a se stesso. Credo che qualsiasi cosa possa diventare una moda, così come per esempio lo è diventato il “mangiare sano” e quel che penso è: ben venga! Non credo sia importante il perché ci avviciniamo a una pratica o a uno stile di vita, quanto invece credo sia importante la consapevolezza e la costanza con la quale coltiviamo e portiamo avanti le nostre scelte. Un grandissimo maestro diceva: “Non esistono condizioni preliminari per iniziare, esiste il desiderio di una trasformazione e lo yoga inizia per come sei, da dove ti trovi e poi quello che dovrà accadere, accadrà”. Questo lo diceva Desikachar ne “ Il Cuore dello Yoga”, un testo di riferimento per yogis e non. In poche parole io non ti dico che per iniziare a fare yoga devi diventare vegetariano, devi smettere di fumare, non devi bere alcool, devi pregare, o chissà quale altra condizione preliminare. Ciò che deve avvenire avverrà attraverso la pratica e la consapevolezza, certo non per un’imposizione che spesso ci porta al risultato opposto. Lo yoga restituisce a ciascuno ciò che cerca e di cui ha bisogno. Per molti è sinonimo di disciplina, per altri di libertà ed è sia l’uno che l’altro. Lo yoga non è per forza l’isolamento ascetico in una caverna, lo yoga è presenza e consapevolezza, qui e ora e quindi anche nella giungla metropolitana.

Che rapporto c’è tra Yoga e religione? Dalla mia esperienza lo yoga non ha una religione. Poi è ovvio che lo yoga si è mantenuto sicuramente vivo molto più in India che in altri paesi legandosi quindi al pantheon induista. Pare che le tracce di uno yoga arcaico si possano ritrovare in un movimento pan-asiatico che va dal Portogallo all’Indonesia. Quindi non si sa bene quali siano le origini. E non è nemmeno così importante come lo sono invece le tecniche e gli strumenti che sono arrivati sino a noi oggi. Quello che è sicuro, è che lo yoga in India si è mantenuto vivo per millenni sino a noi. Parlando di religione, un altro maestro diceva che lo yoga non ha una religione ma se hai una fede, ti aiuta a renderla ancora più forte. E personalmente l’ultima cosa che desidero, è che qualcuno pensi che lo yoga sia una religione o che ci si debba convertire ad una fede specifica per poterlo praticare. Lo yoga è per tutti, è la disciplina più democratica che esista. È un cammino di libertà che abbraccia un punto di vista ecologico più che antropocentrico per la realizzazione spirituale di ognuno.

Che rapporto c’è tra lo Yoga e il controllo delle emozioni? L’abilità nell’azione è sicuramente uno dei risultati della pratica, ma non si tratta di controllo delle nostre emozioni, che rischia di trasformarsi in una costante aggressione verso noi stessi, si tratta della consapevolezza e della responsabilità delle nostre azioni.  Anche in seguito ad emozioni che ci percuotono e ci alterano, attraverso lo yoga impariamo ad osservare quello che sentiamo, anziché reagire di impulso in preda alla rabbia e prenderci la responsabilità delle nostre reazioni. Lo yoga è un invito ad abbandonare i pregiudizi per fare esperienza diretta di ogni cosa e liberare le emozioni che spesso per educazione, giudichiamo come non adeguate o cattive. Osservare un emozione è prendersi il tempo e la responsabilità delle azioni che ne potrebbero conseguire, è vedere un’emozione arrivare e anziché identificarci con essa, imparare a lasciarla andare o a trovare il modo di non trattenerla perché ci porterebbe a coltivare risentimento e dolore. Lo yoga è un invito ad accogliere e vedere tutte le apparenti contraddizioni che ci abitano, per scoprire che quando smettiamo di scegliere tra bianco o nero, è proprio quando si aprono infinite sfumature di possibilità. Si dice che lo yoga come il divino si incontri laddove gli opposti coesistono.

marco migliavacca

A questo proposito, ho letto una tua dichiarazione dove tu dicevi che più decidi di resistere ad una cosa più ti si ritorce contro.. Che cosa intendevi? Tu pensa a fare una salita in bicicletta e poi togliere le mani dai freni e fare la discesa a tutta velocità. Un po’ come quando fai tutto il possibile per raggiungere un risultato e questo non arriva e poi quando “molli la presa” ti godi il viaggio e le cose iniziano a trasformarsi perché allargando la tua prospettiva scorgi nuove possibilità.  “Quel che resisti persiste, quel che accetti si trasforma”. Non è una mia frase ma una citazione che amo molto. Intendo dire che bisogna iniziare a pensare a fare i conti con ciò che non possiamo controllare. Noi, ogni azione e gesto che compiamo, così come ogni parola che diciamo, la possiamo scegliere con attenzione e possiamo sperare che vada nella direzione desiderata ma questo non implica che il risultato soddisfi le nostre aspettative. Possiamo dirigere le nostre azioni nella direzione desiderata affinché ci portino laddove desideriamo andare  o al risultato sperato, ma non possiamo dimenticare che   dall’altra parte dobbiamo coltivare la capacità di affidarci a ciò che non possiamo controllare perché supera le nostre possibilità. Credo che nella possibilità di modellare la vita attraverso le proprie azioni, si debba anche considerare la possibilità di coltivare il senso dell’accettazione e della resa. Nella nostra società quando parliamo di resa, di accettazione e di abbandono, spesso   lo facciamo con un senso di sconfitta, con un’accezione negativa, ma in realtà è semplicemente un rendersi conto che se domani arriva un terremoto, tu di quello non hai nessun controllo. Il cosmo di cui siamo parte, sarà sempre più grande di noi. Quindi fai al meglio ciò che ti compete e lascia uno spazio per accettare quello che non puoi governare.

Perché tanta gente della moda viene da te? Perché è molto stressata? (ride). A parte gli scherzi… credo che dovunque ci sia un ritmo compulsivo di lavoro e, dove si lavori prevalentemente di testa dimenticando il corpo, si arrivi in fretta a farsi divorare dallo stress. Vivere in una sola parte del nostro corpo è come possedere una bella casa, luminosa e con diversi spazi e vivere chiuso in bagno senza porte e finestre. Chi non si sentirebbe male, ansioso, asfissiato e inquieto? Sai, per il nostro sistema nervoso, non fa differenza dover scappare da un pericolo come una tigre o vivere costantemente sotto stress. La tigre che ci potrebbe mangiare innesca una reazione istintiva che ci prepara alla fuga incrementando i livelli di adrenalina. E allo stesso modo reagiamo davanti allo stress, come se ci dovessimo salvare per sopravvivere ogni giorno…ma questo non può essere il nostro stato costante del vivere, come dicevo poco fa rispetto al controllo e all’abbandono, lo stesso vale per il corpo e il suo equilibrio, ovvero non possiamo vivere a lungo in una condizione sola o in una parte sola del corpo, perché prima o poi il resto del corpo si ribella. Con lo yoga impariamo a riabitare tutto il corpo, a ritrovare il centro, il nostro equilibrio e a mantenere una relazione sana tra corpo, mente, stress e riposo.

Invece tu come ti rilassi? Che cosa ti piace fare? Quali sono le tue passioni? Innazitutto viaggiare. Mi piace proprio andare, scoprire e perdermi… Vado spesso in India e mi piace entrare in quella dimensione in cui esco dalla mia zona di conforto. Mi piace leggere sia saggi che romanzi. Mi piace uscire la sera con gli amici e fare delle chiacchiere, ma anche il cinema, cucinare … vengo da una famiglia in cui il cibo è sempre stato tutto. Mi piace ridere e stare tantissimo in mezzo al verde.

Secondo te che rapporto hanno gli occidentali con lo Yoga? Sono dei bravi praticanti ? Nel pieno rispetto delle tradizioni, credo che tutto si trasformi, si adatti ai tempi e alle necessità. La tradizione non esiste come qualcosa di fisso e immutabile e credo che da quando lo yoga sia “uscito” – più o meno negli anni ’30 –  dall’India per arrivare prima di tutto in California e poi nel resto dell’Occidente, si siano formati degli ottimi insegnanti e degli ottimi praticanti. E’ veramente una rivoluzione quella che sta accadendo. Sai, in India, come nel resto dell’oriente, le persone cucinano e vivono sedute a terra a qualsiasi età, mentre per noi è quasi impossibile pensare di vivere  seduti al suolo. Questo implica una diversa mobilità e flessibilità della colonna che è intrinseca nel modo di vivere. Quindi è inevitabile che lo yoga venga adattato alle necessità dei corpi e delle morfologie che incontra. Fondamentalmente sul piano fisico lo yoga ci insegna a respirare, ci aiuta a recuperare una buona postura e migliora la nostra digestione. E questi ingredienti sono la base per una buona ossigenazione e una buona salute degli organi da cui dipende la nostra longevità. Non c’è est ed ovest, lo yoga è patrimonio dell’umanità.

Secondo te la serenità dell’uomo da che cosa dipende? La serenità per me è rendersi conto che in questo preciso momento, c’è tutto quello che ci serve. E che va tutto bene…

Che rapporto hai con la moda? Ti piace, ti interessa? Che rapporto hai con quello che ti metti addosso? Sei un vanitoso? Rispetto alla moda, non sono sicuramente fanatico ma mi piace. Così come mi piace scegliere secondo il mio gusto che come vedi, è fatto di jeans e maglietta. Non ho un rapporto compulsivo con lo shopping ma nemmeno lo evito, anzi mi piace vedere un bell’abito, la genialità e la creatività di un bel manufatto … Dovendo però fare una scelta, preferisco spendere i soldi per viaggiare.

marco migliavacca

Cosa pensi di questo mondo che sta cambiando e dove tutto è velocissimo e con i social media tutto diventa vecchio dopo un attimo? Io trovo che la tecnologia sia estremamente affascinante e che sia uno strumento ricco per l’uomo anche se è un fatto prettamente materiale. Ovvero se il pensiero e se la consapevolezza non si evolvono possiamo andare anche su Marte ma a poco serve. E sul fatto che tutto invecchi, in fondo, dall’altra parte, ci ricorda che anche noi ogni momento stiamo cambiando.

Yoga e Karma come sono legati? La parola Karma dal Sanscrito significa azione. E l’azione implica una causa ed un effetto. Uno dei cammini fondamentali dello yoga, il karma yoga (yoga dell’azione), fu la grande rivoluzione della Baghavad Gita, ossia la possibilità di liberarsi dalle catene del karma (causa ed effetto), attraverso l’azione incondizionata, attraverso l’offerta dei frutti delle nostre azioni. Mi spiego meglio: cosa posso dare per migliorare non solo il mio mondo ma anche il mondo in cui vivo, anziché pensare sempre e solo a cosa posso ricevere e a quello che mi manca? L’azione ci rende liberi quando agiamo senza attaccarci ai risultati. Agendo sempre dal nostro meglio (che ogni giorno può essere diverso), ci sleghiamo dal successo e dall’ insuccesso delle nostre azioni che come dicevo poco fa non dipendono solo dalla nostra volontà, e questo ci porta ad essere liberi da aspettative, giudizi e sensi di colpa. Il karma inteso come risultato delle azioni appartenenti a vite passate per la cultura indiana è un dato di fatto, così come l’anima. Io credo che le nostre vite passate siano gli schemi, i miti e le azioni che ci sono giunti in eredità dalla nostra famiglia, insieme al DNA, alla nostra educazione e ai modelli di riferimento che si sono stratificati come valori nella nostra memoria. La nostra possibilità è vedere questi “patterns” ereditari e cambiare la direzione delle nostre azioni per sanare, nella memoria, ferite che appartengono a storie passate, precedenti a noi, per smettere di incarnarci in vite che non sono nostre ed evolvere.

Credi in Dio? Nella versione antropomorfa no o meglio non in un dio ad immagine e somiglianza dell’uomo. Il mio cammino spirituale mi ha portato a sentire il divino in ogni cosa e ogni cosa parte di un assoluto ineffabile e sono qui ancora a comprendere e ad esperire più che a credere. A proposito, stavo leggendo “La Danza della Realtà” di Jodorowsky e ad un certo punto, il protagonista, incontra questo personaggio che lo accompagna in una spiaggia dove ci sono due montagne. Da una montagna all’altra ci sono dei cavi che trasportano dalle miniere le pietre e ad un certo punto gli dice: “Vedi, noi non sappiamo da dove arrivino i carrelli con le pietre, e non sappiamo dove andranno, però quello che sappiamo, è che da qualche parte vengono e da qualche parte vanno. Così siamo noi, da qualche parte veniamo e da qualche parte andremo. Il nostro intelletto è limitato nel comprendere ciò che lo supera, quindi non sappiamo da dove veniamo e non sappiamo dove andremo.” Però se la natura di questo universo, come dice la scienza, è la costante trasformazione, anche noi ci continuiamo a trasformare e se l’intelletto non riesce a comprendere forse possiamo intuire e  scorgere con il cuore per lasciarci stupire…

E che fine faremo? Lo scopriremo (ride).

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