Mistress America, l’epoca dei falsi miti (social)

Brillante, divertente, sofferente: spicca il film scritto e interpretato da Greta Gerwig. Canale cinema in collaborazione con CameraLook.it

Amicizia, famiglia, avventura, memoria, follia, rivalità, dolore. Questi solo alcuni dei temi dei film (sono 15!) in uscita questa settimana al cinema. Una cascata di titoli tra realtà e fantascienza, tra stile documentaristico e innovativo.

Un gradino sopra gli altri mettiamo Mistress America, film diretto da Noah Baumbach che lo ha anche scritto insieme a Greta Gerwig, la fantastica protagonista della storia insieme a Lola Kirke. Quest’ultima interpreta Tracy, una solitaria matricola universitaria a New York, che non sta avendo né un’emozionante esperienza all’università né lo stile di vita metropolitano glamour che si era immaginata. Tutto cambia quando incontra la sua futura sorellastra Brooke (Greta Gerwig), una ragazza intraprendente e mondana che abita a Times Square. Tracy verrà salvata dallo sconforto e sedotta dai suoi modi folli e affascinanti, ma scoprirà che Brooke – un ritratto imprevedibile, indimenticabile e assolutamente verosimile di una donna dei nostri tempi – non ha proprio detto tutta la verità su se stessa. Questione dei falsi miti, di quelle vite ingigantite e rese super sui vari Twitter, Facebook e Instagram. In Mistress America sotto la superficie di brio e di umorismo, si nasconde un senso di malinconia. Grande la sceneggiatura: piena di parole, idee e persone che parlano a raffica.

Mentre al gradino più basso mettiamo la folle prestazione di Robert De Niro in Nonno Scatenato (il film potrà anche divertire, ma che tristezza vederlo all’opera in un personaggio così volgare!), il resto dei film americani è da pop corn: dallo spettacolare Il Libro della Giungla di Jon Favreau (con i personaggi inventati da Kipling che si muovono in un 3D mozzafiato) al fantascientifico (ma fino a che punto?) Criminal con Ryan Reynolds e Kevin Costner, in cui si parla di trasferimento di memoria umana, da una mente all’altra. Un discorso a parte merita invece l’innovativo Hardcore! il primo rivoluzionario film d’azione girato completamente in soggettiva, in cui lo spettatore è, di fatto, il protagonista. Bell’esperimento senza dubbio, ma attenzione ai giramenti di testa: può essere il primo, ultimo ed unico film girato così…

In Francia si parla di legami familiari intergenerazionali: dai personaggi alla ricerca di un posto nel mondo in Les Souvenirs di Jean-Paul Rouve ai Jean Reno e Anna Galiena protagonisti di Un’Estate in Provenza di Rose Bosch, un film che tratta anche altri temi come Ambiente, Sordomutismo (uno dei bambini protagonisti è sordomuto) e Stile di vita sostenibile.

Nei nostri confini spazio invece alla commedia di Luca Lucini, quelle Nemiche per la Pelle – interpretate da Margherita Buy e Claudia Gerini – che si contenderanno il figlio (partorito da nessuna delle due tra l’altro) del compianto uomo che hanno amato entrambe. Una trama che fa ridere e anche riflettere e che parla della figura della donna nella società moderna, del rapporto uomo-donna e del sempre più delicato rapporto tra donna e maternità. Pieno di dolore e rabbia è invece Senza Lasciare Traccia, il primo lungometraggio di Gianclaudio Cappai con protagonista un davvero grande Michele Riondino.

Sempre italiani sono anche altri piccoli gioielli: Il Bambino di Vetro di Federico Cruciani che racconta la malavita a Palermo vista dagli occhi di un bambino; Nessuno Mi Troverà, il documentario di Egidio Eronico sul più famoso degli scomparsi, il fisico Ettore Majorana; e poi ancora il paese fantasma di Montedoro di Antonello Faretta e lo splendido L’Universale di Federico Micali, un viaggio negli anni ’70 nella mitica sala simbolo di un cinema libero in cui il vero spettacolo non era il film ma il pubblico.

Da citare infine due storie vere e incredibili. La prima è quella di The Idol, il film di Hany Abu-Assad che racconta l’incredibile storia vera di Mohammed Assaf, un ragazzo di Gaza che, per inseguire il suo sogno, passa clandestinamente la frontiera con l’obiettivo di partecipare al programma televisivo Arab Idol. La sua vittoria e la sua voce sono diventate la speranza di un intero popolo. La seconda è Fiore del Deserto, il film diretto nel 2009 da Sherry Hormann sulla straordinaria storia di Waris Dirie. Dalla Somalia alle passarelle come top model. Simbolo di coraggio contro la violenza sulle donne e l’infibulazione. A interpretarla una altrettanto straordinaria Liya Kebede. Ci hanno messo sette anni prima di distribuire questo film, ma ne valeva davvero la pena.

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