Confessioni e Zone d’Ombra: i misteri oscuri al cinema

Dopo Jep Gambardella, Toni Servillo regala al cinema un’altra grande interpretazione ne Le Confessioni di Roberto Andò.

Nei cinema sta per iniziare un weekend di misteri, segreti, ricatti, bluff e minacce. Da Le Confessioni di Roberto Andò al Codice 999 di John Hillcoat, fino ad arrivare alla Zona d’Ombra di Peter Landesman. Storie vere e di finzione che indagano il lato oscuro e nascosto dell’uomo.

Dopo Jep Gambardella, il vitellone della sorrentiniana Grande Bellezza, Toni Servillo regala al cinema un altro grande personaggio: Roberto Salus, un monaco, inafferrabile, paradossale e spiazzante. Le Confessioni, la nuova opera scritta e diretta da Roberto Andò, ci mostra il suo misterioso incedere. Non si sa da dove viene e dove vada. Il film è ambientato in Germania, in un albergo di lusso dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’economia pronto ad adottare una manovra segreta che avrà gravi conseguenze pesanti per alcuni paesi. Insieme a loro ci sono anche il direttore del Fondo Monetario Internazionale (interpretato da un sempre efficace Daniel Auteuil), e tre ospiti: una celebre scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano, Roberto Salus, appunto.

Quando un fatto tragico e improvviso fa saltare la riunione, si crea un clima di dubbio e di paura. Tutti sospettano che Salus, attraverso la confessione di uno di loro, sia riuscito a sapere della terribile manovra che stanno per varare, e lo sollecitano in tutti i modi a dire quello che sa. Ma mentre lui è inamovibile, gli altri iniziano a vacillare, divorati da rimorsi e incertezze. Realistico e metafisico, il film di Andò diventa simbolo e metafora dell’essenza del potere: da un lato materiale e aggressivo, e dall’altro occulto e subdolo.

Prova impegnata anche per Will Smith che ha vestito i panni del medico Bennet Omalu nel thriller drammatico Zona d’Ombra. Basato sull’articolo “Game Brain” scritto da Jeanne Marie Laskas (e pubblicato da GQ), il film racconta la vera storia di questo neuropatologo che ha cercato in tutti i modi di portare all’attenzione pubblica una sua importante scoperta: una malattia degenerativa del cervello che colpiva i giocatori di football vittime di ripetuti colpi subiti alla testa. Durante la sua ostinata ricerca, il medico tentò di smantellare lo status quo dell’ambiente sportivo che, per interessi politici ed economici, metteva consapevolmente (!) a repentaglio la salute degli atleti. Denigrato e minacciato dal sistema, Bennet Omalu ha insistito, perseverando, in modo eroico: la salute e la vita degli atleti viene prima di qualsiasi interesse politico ed economico.

A chiudere il trittico è il Codice 999 di John Hillcoat, un crime thriller con protagonista un cast numeroso (tra gli altri Casey Affleck, Chiwetel Ejiofor e una inedita Kate Winslet con accento russo) e una trama originale. Polizia corrotta (e aggressiva), gang, mafia russa, criminalità. I personaggi del film sono tutti della stessa pasta, non esistono Buoni e Cattivi con il Codice 999, il codice usato dalla polizia per segnalare che un agente è stato colpito in azione. Tra inseguimenti in auto, sparatorie e personaggi dirompenti con diverse sfumature di criminalità, ben addestrati nell’arte della guerra ma poco preparati ad affrontare i propri demoni personali. Lo spettatore, ne siamo certi, non saprà più per chi parteggiare.

Ma se non siete tipi da trame oscure, non preoccupatevi: di amicizia vera si parla, in modo divertente e commovente, nel bellissimo Truman di Cesc Gay, il film – Premio Goya in Spagna come Migliore Film, Regia e Sceneggiatura – con protagonisti due straordinari Ricardo Darín e Javier Cámara (anch’essi premiati). E tra di loro, un cane, Truman. Anche lui si meritava un premio.

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