The Hateful Eight: una bellezza in 70mm

Con la colonna sonora di Ennio Morricone e il formato Ultra Panavision 70, il western innevato di Quentin Tarantino ci fa riassaporare il cinema di una volta.

Può piacere o non piacere Quentin Tarantino. Quel che è certo è che ci sono registi che fanno dei film e dei registi che fanno Cinema. Tarantino appartiene a questa seconda categoria. The Hateful Eight, la sua ottava fatica, è un’opera che riabbraccia il cinema di una volta.

Un western innevato che la critica ha prontamente aggregato alla lista dei suoi precedenti capolavori. Oltre al cast (con Jennifer Jason Leigh candidata all’Oscar), basta ricordare la straordinaria colonna sonora di Ennio Morricone con la quale l’immortale Maestro si è aggiudicato il Golden Globe e sogna di vincere l’Oscar tra poco più di tre settimane.

Ma la spettacolarità di questo film e della sua immagine (candidato al Premio Oscar come Miglior Fotografia) sta nella scelta di Tarantino di girare con il “glorioso 70mm” ed in particolare con l’Ultra Panavision 70, un formato ormai abbandonato che il regista ha saputo rispolverare regalandoci un’opera viva e accesa in ogni suo dettaglio. Nato come spettacolo teatrale, The Hateful Eight è una storia di bugiardi e una storia di bugie.

Una lunga (vi avvertiamo, oltre 3 ore!) storia su otto persone che si trasforma in un microscopio puntato sulla condizione umana. Sul modo in cui identifichiamo noi stessi, sulle nostre azioni e reazioni, con un concetto di lealtà e tradimento sempre pronto a cambiare in base alle circostanze. Il tutto all’interno di un western che riesce anche a far divertire, ambientato tra le bianche nevi del Wyoming.

Ma per chi tarantiniano non è e non lo sarà mai, il cinema nel weekend offre altri titoli di prestigio. Uno di questi è senza dubbio 1981: Indagine a New York, il terzo lungometraggio scritto e diretto da J.C. Chandor e ambientato nell’anno più violento della città americana (titolo originale A Most Violent Year). Il regista ci parla della risoluta ascesa di un immigrato (un ottimo Oscar Isaac) in una società moralmente corrotta, dove rivalità che covano da tempo e aggressioni gratuite minacciano il suo lavoro, la sua famiglia e, soprattutto, la sua incrollabile fede nella rettitudine del suo percorso esistenziale.

Dopo Margin Call e All Is Lost, questa volta Chandor intraprende con coraggio una nuova strada, verso il luogo in cui le migliori intenzioni cedono il passo al puro istinto. Restano solo scelte obbligate, lontane da quello che riteniamo essere giusto. È davvero quella l’unica strada per salvare noi stessi e le nostre famiglie? Qual è il prezzo da pagare per fare affari in America?

Terzo grande film è Remember di Atom Egoyan, già presentato alla 72. Mostra del Cinema di Venezia. Un uomo novant’enne scopre che il carnefice della sua famiglia ad Auschwitz è ancora vivo e lo va a cercare: solo la giustizia può guarire il passato. Interpretato da tre attori eccellenti – Christopher Plummer, Martin Landau e Bruno Ganz – il film di Egoyan procede senza sentimentalismi né flashback. La storia era urgente e necessaria da portare al cinema ora ed è proprio nel presente che la storia vive. Anche attraverso uno stile che ricorda il thriller hitchcockiano.

Tra i restanti film – oltre al fanta-action La Quinta Onda (il film con protagonista Chloë Grace Moretz tratto dal primo capitolo della trilogia di successo scritta da Rick Yancey) ed all’animazione a tema ambientale de Il Viaggio di Norm – non può passare assolutamente inosservato Pride and Prejudice and Zombies, il film diretto da Burr Steers e tratto dal romanzo-fenomeno di Seth Grahame-Smith, a sua volta ispirato al classico del 1813 di Jane Austen.

Orgoglio e Pregiudizio rimane intatto, solo che a far da sfondo alla storia d’amore tra Elizabeth Bennet e Mr Darcy non sono le guerre napoleoniche ma un’epidemia di zombie. Il film sta già diventando un cult. Non sappiamo però, per restare in tema, se la Austen si stia rivoltando nella tomba…

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