Dolce & Gabbana collezione pensata per donne musulmane

Si chiama Abaya la nuova collezione realizzata da Dolce & Gabbana che punta alle donne musulmane: la fusione tra stile e tradizione è stata presentata su Style.com/Arabia.

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Dolce & Gabbana realizza la prima collezione halal, chiamata Dolce & Gabbana Abaya Line, nome che richiama la lunga veste in tessuto leggero che copre tutto il corpo femminile ad esclusione di testa, piedi e mani.

Il celebre brand italiano focalizza l’attenzione sul mondo femminile musulmano, pensando alle donne che non intendono rinunciare alla tradizione del velo: diversi capi realizzati attraverso tessuti leggerissimi e con colori neutri quali il beige e il nero formano la collezione.

dolce & gabbana_abaya line (2)
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La linea prevede l’utilizzo di dettagli tipici della casa di moda italiana come le pietre prezione incrostate, decorazioni floreali, pizzi e ricami.
La Abaya Line è composta da abiti e veli hijabs in tessuti pregiati ed iper leggeri; applicazioni di fiori, inserti arabescati e stoffe ravvivate da margherite, limoni e pois rendono lo stile unico ed elegante.

A completare il look troviamo gioielli importanti e vistosi, occhiali da sole e borse dai colori vistosi.

dolce & gabbana_abaya line (1)
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La grande espansione del mercato musulmano volto alla ricerca di beni di lusso, ha fatto sì che anche il mondo del fashion possa rientrare all’interno del crescente business: secondo un rapporto si Thomas Reuters, nel 2013 i paesi musulmani hanno speso 366 miliardi di dollari in vestiti e calzature, che stando agli studi, dovrebbero aumentare a 484 miliardi nel 2019.
Si tratta di un mercato in cui i capi ad hoc e l’alta sartoria si posizionano ad un altissimo livello, poiché la ricerca del lusso è predominante.

Pare dunque che, in un imminente futuro, lo slancio economico arriverà dal mondo musulmano e le case di moda sono ponte a creare oufit per tutte le donne che vogliono vestire seguendo lo stile occidentale, senza abbandonare le proprie radici e le proprie tradizioni religiose.

Crediti: ansa.it

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