Rankin: il celebre fotografo internazionale si racconta a Fashion Times

Fashion Times intervista uno dei più grandi fotografi al mondo: Rankin. Dal rapporto con le celebrities internazionali ai suoi progetti editoriali, fino al relax e alla famiglia. Rankin si racconta a Focus On.

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Ritratti, progetti, fotografia, editoria, televisione, beneficenza. E molto molto altro ancora nel percorso creativo e così sfaccettato di Rankin uno dei più celebrati ed importanti fotografi internazionali.

Conosciuto in tutto il mondo, di lui si può con certezza dire, che nel corso della sua eccellente carriera – che continua anno dopo anno con grande successo – abbia davvero fotografato tutti. O meglio tutti quelli che rientrano nel concetto-celebrities dalla “C” maiuscola. O comunque, tutti quelli che della loro personalità hanno fatto una vera forza vincente.

Erin'o Connor / © Rankin
Erin’o Connor / © Rankin

Così davanti ai miei occhi, ecco i suoi ritratti alla Regina Elisabetta o a David Bowie. Ma anche alle super top Kate Moss, Heidi Klum, Elle McPherson ed Erin O’ Connor oltre si intende quelli fatti a Madonna, Marilyn Manson o Alanis Morisette… ma la lista è davvero molto molto lunga…

Ma Rankin è anche l’artefice – i suoi progetti negli anni sono tantissimi – assieme a Jefferson Hack (nel 1992) della nascita del Magazine Dazed & Confused – una bellissima piattaforma innovativa (e vetrina) per emergenti stilisti, designers, fotografi e scrittori. La testata si è distinta subito nel campo dell’editoria e delle arti, per il suo forte impatto, creando tendenze e mettendo in risalto, il meglio del mondo della moda. E ancora instancabile (nel 2001), sempre insieme ad Hack, il lancio di AnOther Magazine, un’altra testata che diventa una delle più note e stimate nel settore moda in tutto il mondo. E in risposta all’espansione del mercato maschile, (nel 2005), ecco l’arrivo ancora di AnOther Man, una combinazione di editoriali intelligenti con un design e uno stile innovativo.

Erin O'Connor for Hunger Magazine © Rankin
Erin O’Connor for Hunger Magazine © Rankin

Nel 2009, Rankin ha intrapreso inoltre il più grande progetto della sua carriera – Rankin Live – uno spettacolo interattivo e mostra che è stato il culmine per accessibilità e velocità della fotografia moderna. Il fotografo ha dimostrato che tutti noi possiamo vederci come dei veri divi da copertina di una rivista. Così per 7 settimane consecutive, ha fotografato la gente della strada, oltre 1600 londinesi, prima di portare in tour il Rankin Live in Messico e New York e per ultimo a Los Angeles durante l’estate del 2012.

Nel novembre 2011, Rankin fonda poi Hunger un nuovo concetto di rivista semestrale di moda, cultura e lifestyle. The Hunger ed il suo relativo sito web Hunger TV – un video blog basato su piattaforma digitale, specializzato in interviste approfondite, film di moda, blog, aggiornamenti ed anteprime – è il risultato di come il fotografo avesse capito che il futuro non è fatto solo di carta stampata, ma anche di un mondo digital.

Erin O'Connor for Hunger Magazine © Rankin
Erin O’Connor for Hunger Magazine © Rankin

Ma i progetti del fotografo sono ancora tanti e diversi. Rankin ha pubblicato oltre 30 libri, è regolarmente esposto nelle gallerie di tutto il mondo ed ora fino al 6 Dicembre 2015, ecco I T ’ S G L A M U P N O R T H la mostra e asta benefica a cura del fotografo al Museo di Liverpool.

Opere di artisti celebri, registi, moda e graphic designer caratterizzano l’esposizione, così come pezzi dello stesso Rankin. Tutti saranno venduti all’asta di beneficenza Sabato 21 novembre 2015, a nome di Claire House Children’s Hospice. La sede di beneficenza di Merseyside ha fornito assistenza e sostenuto ALIVE: In The Face of Death al Walker Art Gallery nel 2013.

Rankin ha detto: “Sono al Merseyside per sostenere i bambini, i giovani e le loro famiglie. Sono così contento che il Museo di Liverpool, uno degli edifici più emblematici sul lungomare, ospiterà la mostra e la vendita all’asta.” Ho incontrato il fotografo questa settimana per Focus On.

Lei è uno dei fotografi più celebri al mondo. Parlando di Rankin pensiamo subito ai suoi bellissimi ritratti alle star internazionali, ma anche a magazine come Dazed & Confused o Another Magazine. Mi racconta però i suoi inizi? Come nasce la sua storia e il suo approccio all’arte e alla fotografia? E’ iniziato tutto per caso, davvero. Ho studiato ragioneria al college e mi era capitato di trovarmi in un dormitorio con tanti di studenti di arte. Quello che stavano facendo sembrava molto più divertente che calcolare numeri. Il momento in cui ho preso in mano una macchina fotografica e ho iniziato a scattare fotografie, sapevo che era qualcosa che potevo fare. Così ho abbandonato la contabilità e sono tornato al college per tre anni, studiando fotografia. Potrei dire che gli studenti d’arte mi hanno salvato, ma, in realtà, io “ho avuto fame”, ho lavorato duramente e “bussato di porta in porta” fino a quando non hanno aperto. Ecco come tutto è cominciato.

Quali sono le caratteristiche-tratti fondamentali, per i quali lei è amatissimo, e che tutti conosciamo, delle sue immagini? Vorrei che fosse lei stesso a parlarcene… Wow che domanda difficile. E’ come chiedere ad una persona cosa le piace di se stessa! Trovo sempre molto interessante di come quante persone dicono che è una delle mie foto, anche quando il lavoro è vario e oscuro. Credo che ci sia qualcosa di me in ognuna di loro, probabilmente direi che si tratta di onestà, anche quando può essere molto “grezzo”, non posso fare a meno di cercare di essere onesto nelle immagini. Ci sono un sacco di persone che non amano il mio lavoro e una delle cose che ho imparato, è quella di fidarmi del mio istinto e non scattare per il pubblico. E ‘un modo di dire, ma “non puoi accontentare tutte le persone tutto il tempo!” E non c’è alcun senso da cercare. Si trova un mucchio di mediocrità!

Zendaya for Hunger Magazine © Rankin
Zendaya for Hunger Magazine © Rankin

Mi racconta invece il progetto Hunger? Da che cosa è nata l’idea e come si sta sviluppando nel tempo la rivista? Hunger è venuto dal mio bisogno di creare una nuova rivista. Mi mancavano i giorni a Dazed&Confused, non potevo tornare a lavorare con loro, avrebbe sbilanciato una formula vincente, così ho deciso di iniziare qualcosa di nuovo. Ero ancora “affamato” – così ho fondato The Hunger. E’ divertente, quando ho iniziato a The Hunger. Ancora una volta, pensavo di sapere tutto delle riviste, avevo visto farlo in diversi modi. Ma la cosa sorprendente delle riviste e della proprietà dei media, è che si tratta di creare una squadra. Per un po’ non sono riuscito ad ottenere il giusto team, ma ora siamo in un buon momento e ne sono così innamorato.

Erin O'Connor for Hunger Magazine / © Rankin
Erin O’Connor for Hunger Magazine / © Rankin

Con quale tra le star internazionali, tra le tantissime che ha fotografato in tutto il mondo, ha sentito un feeling davvero speciale sul set? Mi sono sempre molto divertito a scattare Kate Moss, gli U2, Madonna ed Helena Christensen. Persone come loro sono speciali. Puoi incontrare qualcuno all’inizio della sua carriera e renderti conto che sta per avere successo. Conoscevo Jude Law all’inizio, e c’era qualcosa in lui che ti diceva che era speciale e che sarebbe stato fantastico. Non è perché sono famosi – è che sono emozionanti e entusiasti della vita. Ed è possibile catturare questo in un’immagine. Jude è così; David Bowie è così; Bono è così. Sono grandi. Hanno quel non so che.

Ora a Liverpool è presente la bellissima mostra It’s Glam Up North di cui lei è curatore e dove ci sarà anche un’asta benefica. Come è nata l’idea? Sono stato introdotto a Claire’s House attraverso la Walker Gallery a Liverpool quando stavo lavorando sul mio progetto ‘Alive: In the Face of Death’ un documentario e mostra sulle persone malate terminali. E ‘stata la galleria che mi ha messo in contatto con Claire’s House, che ha sede anche a Liverpool; hanno detto ‘Devi lavorare con questo istituto di beneficenza chiamato Claire House perché quello che fanno è incredibile e i bambini che vanno lì sono semplicemente incredibili.’ Ad essere sinceri ero preoccupato di entrare a Claire’s House, si potrebbe pensare a questo come un “pazzo” e deprimente istituto e invece era esattamente il contrario. E ‘stata la più magnifica positiva, calda e accogliente atmosfera. I bambini erano incredibili, mi hanno lasciato senza fiato. Parlando con loro ulteriormente ero sorpreso di apprendere che sono completamente auto finanziati, senza alcun aiuto da parte del governo. Ho detto ‘Se c’è qualcosa che posso fare per aiutare, io ci sono, sono sempre a disposizione e sono sempre felice di mettermi in gioco.’ L’anno scorso sono venuti da me e mi ha detto “Abbiamo questa opportunità, possiamo fare un’asta e mostra”. Avevano fatto qualcosa di simile un paio di anni prima, ma abbiamo voluto fare questa divertente asta e creare un senso di eccitazione. Doveva essere positivo, come Claire’s House. Siamo venuti fuori con il tema “It’s Glam Up North” che era una distorsione dell’espressione “It’s grim up North”. Sono del Nord e ho vissuto nello Yorkshire e amo quel posto! Amo la gente e il loro senso dell’umorismo e il loro atteggiamento con i piedi per terra verso la vita ed il mondo. Ho pensato che la distorsione nel tema era divertente e ho pensato anche che poteva essere davvero un buon riflesso di ciò che l’organizzazione di beneficienza fa nel suo lavoro ogni giorno. Hanno messo un po’ di vivacità nella vita delle persone che sono estremamente difficili. Una volta che avevamo fissato il tema abbiamo iniziato ad inviare le lettere chiedendo alla gente, soprattutto inizialmente agli artisti nordici e ai grafici, se volevano essere coinvolti e abbiamo ottenuto una risposta estremamente positiva. La conseguente mostra al Museo di Liverpool è una collezione eclettica di lavori e merita una visita. Se ne avete la possibilità, visitando la mostra vedrete il lavoro di Vivienne Westwood, Nick Park, Tim Nobel e Sue Webster e Martin Creed per citarne solo alcuni! L’asta si terrà il 21 novembre e tutti i fondi raccolti andranno ad aiutare Claire’s House.

Glamortality / © Rankin
Glamortality / © Rankin

Lei non si ferma mai…. e tra i suoi ultimi lavori anche quello con il designer Oliver Spencer per l’autunno-inverno 2015-2016. Me lo racconta? Beh, io indosso Oli’s stuff e lo amo. Mi è capitato di conoscere la sua PR e stilista abbastanza bene. Ho detto a loro quanto amavo i suoi vestiti e che sarei stato felice di collaborare e così è stato. Penso che siamo molto simili nella nostra estetica e sono così felice di lavorare con lui, è una cosa bromance!

Rankin for Oliver Spencer
Rankin for Oliver Spencer

Quali sono invece i suoi prossimi progetti dei quali ci può già anticipare qualcosa? Sto lanciando una nuova mostra retrospettiva alla Kunsthalle Rostock in Germania. Esso comprenderà alcuni lavori noti, ma anche un’installazione unica realizzata appositamente per lo spazio. Sto lavorando con l’idea di portare un fregio romano recente. Le pareti in uno degli spazi saranno riempite con nudi statuari che sovrastano e circondano lo spettatore in un’esperienza visiva coinvolgente. Guardando avanti al 2016, la 10 edizione di Hunger uscirà nei primi mesi dell’anno e sto anche iniziando a lavorare su alcuni libri più personali che raccontano la storia del mio lavoro, della mia vita e dei miei metodi.

Come si rilassa Rankin quando non lavora e riesce a trovare degli spazi per se stesso? Mi piace lavorare, ma ho una casa in campagna nel Suffolk dove mi rifugio. Cerco di andare lì per due fine settimana al mese. E’ il mio luogo di rifugio, dove vado a pensare, a rilassarmi e dove trascorro del tempo con la mia famiglia. Se sono a Londra, mi piace anche a prendere i miei cani e andare a fare una passeggiata a Hampstead Heath. Questo è sempre un buon modo per fare un po’ di spazio nella testa!

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