Abbigliamento: quello che gli italiani non sopportano

Lo dice una ricerca COTTON USA, e grazie alla quale ho capito di non essere italiana. Una ricerca per capire quali sono le cose, in termini di abbigliamento, che noi italiani non sopportiamo.

Mi è capitata sotto mano una ricerca realizzata da COTTON USA, il brand che identifica capi di qualità fatti con cotone americano. Praticamente il brand ha chiesto agli italiani e ad altri consumatori europei quali sono le esperienze più fastidiose in cui incorrono quando indossano capi di abbigliamento.

Qui sotto copio la lista delle seccature che gli italiani non sopportano nel proprio vestiario, cioè difetti e inconvenienti che si manifestano solo dopo l’acquisto e i primi utilizzi o lavaggi.

1. In cima alla lista dei problemi più fastidiosi legati alla qualità dei capi sono le cuciture che tendono a rompersi, indicate dal 59% degli intervistati.
2. Gli antiestetici pallini che si creano dopo qualche lavaggio, ad esempio su magliette e maglioncini, sono un vero e proprio cruccio per il 58% dei consumatori.
3. Anche la perdita di colore è fonte di malcontento tra molti consumatori: il 56% degli intervistati ha estratto dalla lavatrice capi scoloriti e dice di esserne stato molto infastidito
4. Quarto posto per i capi che perdono facilmente la forma. Un bel pantalone che veste bene solo il primo giorno, o una magliettina che perde la silhouette poco dopo l’acquisto, sono mal tollerati da quasi il 52% degli intervistati.

Allora, le cose sono tre, o io non sono italiana, o sono pazza, o sono pazzi tutti gli altri italiani, perché i problemi sopra elencati per quanto mi riguarda non sono affatto problemi, forse per merito della moda shabby chic che si sparpaglia a macchia d’olio. Voglio dire: io amo i capi scoloriti, quando mi si restringe un maglione lo uso come top, e sono felice, almeno vario l’armadio senza spendere un soldo, e a me le cuciture si rompono quando ingrasso, non con la forza del pensiero.

Forse, in effetti ho il vantaggio d’essere creativa e di trasformare certi difetti comuni in pregi. Quindi, ecco il mio podio, da italiana (a questo punto non media), di problemi più fastidiosi riguardo all’abbigliamento:

1. Le calze lunghe. Non ce n’è un paio che non mi si rompa alla prima “applicazione”, ed io non ho nemmeno le unghie da Crudelia. Quello delle calze velate rimane un mistero ancora tutto da scoprire, e su cui gettare rabbia a palate. Che qualcuno trovi una soluzione, e al più presto.
2. Compri un vestito fighissimo, ti si sporca e devi portarlo in lavanderia perché non puoi lavarlo a mano. Io vorrei raccogliere le firme per la seguente petizione: “Portiamo in auge lavatrici lava-tutto-ma-proprio-tutto”, perché andare in lavanderia è noioso e costoso, in più per farti lavare bene un capo a me ci vogliono due settimane (ho la lavanderia di fiducia più lenta e più cara della storia delle lavanderie). Quindi sì, i luoghi adibiti alla pulizia dei capi, sono per me fonte di malcontento.
3. I jeans che dopo ogni lavaggio diventano di gesso. Io odio cingermi le gambe con stucco secco sotto forma di cotone, devo sentirmi libera, non a caso non compro più denim se non sono sicura che dopo averlo sciacquato non è soffice come il tonno Rio Mare che si spezza con un grissino.

E per favore, che qualcuno inventi il modo per far tenere al rosso quel che è del rosso, e per far sì che il bianco sia color-repellente. Problemi di una che a mano ci lava solo l’altra mano prima di mangiare, e che le mutande ormai le ha tutte rosa.

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