Intervista a Paola Iezzi. L’artista si racconta

“…Sento che viviamo in un momento di grandi trasformazioni. Voglio farne parte e dire la mia… Con tutto l’amore che ho dentro di me. Ecco perché ho scelto il titolo i.Love… L’amore… uno dei concetti più moderni del nostro tempo…” - (ph. Paolo Santambrogio)

Chiacchierata bellissima ed intensa quella con Paola Iezzi. E’ un incontro che racconta di progetti e di ciò che lei ama. Ma anche di ricordi – uno tra i tanti Sanremo – dei suoi momenti liberi, del mercato discografico di ieri e di quello di oggi, del fare musica e del “metterla” anche la musica – nei suoi dj set – e del suo rapporto stretto con la moda – dove è amata e imitata – e i new talents, oltre che di quello scambio equo, di passione e amore reciproco con il suo pubblico.

La cantante, dj, in una sola parola l’artista-pop in toto – il suo ultimo ep, una raccolta di bellissime cover, si chiama i.love – ha un tratto che ogni volta che la incontro – devo dirlo – mi colpisce. Con lei ti senti bene, sei a tuo agio. Perché – continuo a dirlo – con lei davanti percepisci subito un aspetto non da poco: è una persona autentica, vera .. L’ho incontrata con piacere questa settimana per Focus On.

Inizio con una mia grande curiosità. Che ricordo ha dei suoi inizi, delle prime volte “on stage”, dei suoi primi video e perché no del Festival di Sanremo? Ricordi belli. Quando il tempo passa, la mente tende a conservare solo il lato migliore delle cose. Ho solo ricordi positivi. Ogni giorno era intenso. Ogni cosa era quasi nuova. Il Festival fu come una specie di folgorazione. Accadde tutto velocemente. Fu bellissimo vincere con un brano scritto interamente da noi. E un disco tutto scritto da noi. A vent’anni. Con un’immagine decisa interamente da noi. Ricordo che scegliemmo quelle famose camicette la sera prima dell’esibizione nella stanza dell’hotel dove alloggiavamo a Sanremo. Eravamo indecise ma poi optammo per quelle…E poi decidemmo di partire sedute per tenere a bada le emozioni…e di alzarci a metà canzone, quando l’emozione non poteva più giocare brutti scherzi…Tutte quelle scelte, insieme ad una grande coesione e un bel pezzo furono la chiave della vittoria e dell’inizio di una gran bella storia.

Come si è evoluta la sua musica, il suo modo di fare musica in questi anni? Che direzione ha scelto di seguire? E parlo di testi, arrangiamenti, suoni, immagine, video… Ho come la sensazione che lei stia andando sempre più verso un pubblico più di nicchia, più mirato verso un target più sperimentale, fatto di persone/pubblico di riferimento diverso, più di ricerca, più concettuale con il quale condividere un’idea, un percorso o progetto ben preciso. Forse sbaglio. E’ una sensazione che ho avuto anche guardando i suoi video, le sue foto che ha realizzato in collaborazione con il bravissimo fotografo e video-maker Paolo Santambrogio. Ripeto, è solo una mia idea o è veramente così? Io sono e mi considero un’artista Pop. Non sono una snob e la mia musica e ciò che faccio mi rappresenta oggi più che mai. La mia musica è per tutti, per chiunque voglia ascoltarla. Solo che oggi, differentemente dal passato, non mi preoccupo più se non piaccio a tutti. Oggi sono consapevole che non si può piacere né accontentare tutti. Chi cerca di farlo, non potrà mai seguire un istinto artistico vero e sincero. Io ho deciso che nel mio modo di esprimermi attraverso la musica e l’immagine, voglio essere sincera. E se questo vuol dire che ci sarà meno gente di prima, per me va bene. L’importante è che quelle persone comprendano quello che sto facendo. Io lavoro sulla bellezza e sull’armonia. Non lavoro mai sul trash e sulla sottomissione al pubblico. Con il pubblico ci deve essere un equo scambio. Laddove questo non ci sia, allora non sono interessata. Ci deve essere un rispetto reciproco profondo. E il pubblico deve imparare dall’artista, così come l’artista impara dal pubblico. I rapporti d’amore a senso unico non mi interessano. Mi interessa lo scambio, l’arricchimento reciproco. La parità e l’evoluzione. Tutto il resto è solo un esercizio egotico da artista egocentrico, al quale non interessa la crescita umana e artistica, ma solo quella del proprio ego. Lo giudico davvero poco interessante, per lo meno per me.

ph. Paolo Santambrogio
ph. Paolo Santambrogio

Come nasce il suo nuovo ep i.Love e soprattutto il suo amore per le cover? La nascita del mio nuovo ep nasce dall’esigenza di non stare troppo lontana né dalla scena, né dal pubblico, né dalla musica “incisa”. Amo costruire progetti non seguendo per forza le solite logiche. Amo farmi prendere e trasportare da impulsi “d’amore” legati alla cosa che amo più fare, cioè la musica, l’intrattenimento, lo spettacolo e l’immagine. Queste sono le cose che più mi appassionano. Sto scrivendo il mio primo album da sola. Ma ci vuole tempo. E nel frattempo non mi va di sparire per due o tre anni e “mollare tutto”. Mi sento che viviamo in un momento di grandi trasformazioni, stanno accadendo moltissime cose ad una velocità supersonica, e non ho voglia di stare lontana da questo momento epocale. Mi sentirei tagliata fuori. Voglio farne parte e dire la mia. Anche con una vocina piccola piccola, per alcuni, ma esserci. Con tutto l’amore che ho dentro di me. Ecco perché ho scelto il titolo i.Love. L’amore è uno dei concetti più moderni del nostro tempo. Nonostante il dilagare delle guerre e dell’odio, anche il più becero e piccino, consumato su blog e social network, sono fermamente convinta che l’amore abbia una potenza doppia rispetto all’odio e possa vincere qualunque guerra.

Come nasce invece un pezzo di successo? C’è un segnale, o forse l’intuito oppure una sensazione, che da subito le fa capire che quel pezzo funzionerà davvero e che piacerà al pubblico? Quando finisci di scrivere un pezzo “importante”, sei percorso come da un brivido…e hai una strana sensazione. Che però non si riesce a spiegare. Spesso i grandi pezzi escono fuori in pochissimo tempo…come portati a galla da un’urgenza simultanea. Il successo però (al di là della bellezza e validità del pezzo) dipende da una serie di fattori, compresa la fortuna. Devi essere al momento giusto, nel posto giusto, avere l’intuizione giusta e il partner giusto. Dopodichè il “miracolo” può avvenire.

Com’è cambiato secondo lei, se è cambiato, il mercato discografico in questi anni? Se è cambiato dice?? Tutto è cambiato!!! Completamente. Una rivoluzione totale. Unica. Viviamo in un’epoca nella quale ci sono più cantanti che gente disponibile ad acquistare dischi. Un’epoca in cui la rivoluzione tecnologica, da una parte ha dato una mano enorme alla musica e alla sua evoluzione pratica (pensiamo solo alla strumentazione professionale della quale possiamo disporre oggi persino a casa e senza spendere cifre enormi. Una volta per fare un bel disco ben registrato ci volevano un bel mucchio di soldi!) dall’altro ha permesso scempi e disastri permettendo scaricamenti illegali e selvaggi che hanno ammazzato il mercato discografico. Ma ora è troppo tardi per tornare indietro. Quando viene permesso tutto e non ci sono freni, non c’è educazione al bello, al buono, al valore delle cose, e si perde ogni valore, subentra una cosa terribile: La Decadenza. Il vecchio è stato spazzato via. Ora tocca ricostruire tenendo conto che i tempi sono cambiati però. Chi cerca di ricostruire sul vecchio è già morto. Oggi noi siamo esattamente nel mezzo. In una terra in mezzo dove ancora non si vedono orizzonti precisi ma appena accennati e molto frastagliati. In più i social network hanno “geneticamente” modificato il ruolo dell’artista rendendolo più “vicino” e alla portata del pubblico, togliendo all’artista quel “mistero” che era proprio dell’artista. E dunque ha totalmente “smitizzato” la figura dello stesso che oggi, in alcuni casi, si trova spiazzato, in un mondo “strambo” dove può arrivare qualunque persona comune, che senza aver fatto alcun tipo di studio o gavetta può improvvisarsi cantante, attore, fotografo, videomaker , modello e chissà cos’altro. Sono i tempi moderni. Tutti fanno tutto. Ma combattere questi tempi non è conveniente né intelligente. E’ più saggio e serio comprendere cosa stia avvenendo ed essere pronti e flessibili per il futuro e poi “darsi una mossa”. Il mercato discografico non esiste più. Quando oggi si parla di dischi d’oro e di platino, si parla di cifre ridicole. Si fanno ancora queste cose perché si è restii al cambiamento, perché forse c’è ancora un pubblico che ha bisogno di sentirsi dire che ci sono ancora artisti che vincono dischi d’oro e di platino. Anche se magari prendere un disco d’oro significa vendere 100 dischi! Ma quello è meglio non dirlo… Non so perché si resiste ancora dietro a trincee che oggi non hanno più alcun senso di esistere, però accade questo oggi. La verità è che ogni giorno vengono licenziate persone dalle strutture discografiche e che il futuro per la musica, se ancora esiste, chissà dove si trova. E comunque è incerto. Per lo meno per come è stato strutturato nel “vecchio mondo”. Oggi ci troviamo come ai tempi dei pionieri in America. Il nuovo mondo è tutto da costruire.

Ci racconta invece il suo nuovo percorso alla consolle come Dj? Ho pensato che in un periodo di così grandi mutamenti, non si può star fermi e fare soltanto una cosa. Ho pensato che amo fare la musica, produrla cantarla e che forse mi sarebbe anche piaciuto “metterla”. E certamente fermarmi non sarebbe stata la soluzione. Coì ho deciso di provare a suonare anche la musica di altri per far divertire ballare e cantare le persone. E’ stata un’esigenza istintiva di sopravvivenza. Vitale. Ero stanca di fare sempre le stesse cose e sentivo che tutto intorno a me stava cambiando a velocità smodata. Avevo bisogno di nuovi stimoli. Ho notato che molti cantanti, produttori e artisti anche all’estero, hanno incominciato a fare serate in giro come dj. E così una sera ho accettato l’invito di un caro amico, Lorenzo Bettetto del Bar Blanco a Milano, per fare una serata speciale come Dj. E’ stato amore a prima vista e ti giuro che mai avrei potuto pensarlo…ho sempre pensato che cantare sul palco fosse la cosa più emozionante in assoluto, ma non è cosi. Da allora ho continuato a “mettere i dischi” dove mi chiamano. Mi piace moltissimo e continuerò a farlo finché mi divertirò, mi chiameranno e questa cosa avrà un senso per me.

ph. Marco Piraccini
ph. Marco Piraccini

E’ più difficile “tenere il palco”, cosa che lei fa benissimo, o far ballare e coinvolgere con i suoi dj set e dalla sua consolle, le tantissime persone che la seguono anche durante i suoi tour? Dipende. Per me al momento è più facile stare sul palco a cantare perché faccio anche la dj da poco tempo, quindi non sono ancora “pronta a tutto”. Mentre come cantante si. In vent’anni di esperienza in giro con mia sorella per l’Italia e l’Europa, me ne sono capitate un bel po’, quindi qualunque cosa succeda sul palco, più o meno sono pronta ad affrontarla con una certa nonchalance, senza quasi farmi accorgere di nulla. Come dj è diverso, essendo una cosa che faccio da molto meno tempo. Però sul palco in generale, sono a mio agio…come fossi nel salotto di casa mia…ed è sempre stato così.

Lei è amica da sempre di tanti grandi stilisti, è molto osservata, amata ed imitata per il suo stile, il suo approccio alla moda. Che rapporto ha invece con i new talents, ovvero quella generazione di designer in crescita che – nonostante i tempi non proprio semplici- stanno pian piano emergendo? C’è qualcuno di loro che segue particolarmente? Per me gli artisti sono vitali. Amo gli artisti. E l’arte e la creatività e di conseguenza i creativi mi interessano e mi stimolano. Solitamente, quando si è molto giovani si è “più artisti”. Nel senso che appena inizi, è ovvio, hai meno esperienza, ma sei più “vergine” e sincero. Non sei stato ancora “contaminato” dalle dinamiche del “successo” del denaro, delle vendite, dello stress, dell’invidia e di moltissime cose che avvengono intorno a te quando iniziano a “smuoversi” degli interessi intorno a ciò che fai. Alcuni riescono a mantenere quella coerenza e quella sincerità, diventando anche ottimi uomini e donne d’affari, altri non ce la fanno perché sono più “fragili” e quindi scompaiono oppure diventano solo dei “commercianti” e abbandonano totalmente la loro parte più creativa e artistica. Conosco moltissimi giovani talentuosi che spesso “sponsorizzo” personalmente e che stimo. Giovani di talento come Daniele Carlotta, Au jour le jour, Caterina Gatta, Marco De Vincenzo, Francesco Ballestrazzi, MSMG, Marco Bologna, e molti altri ancora che vedo nascere ogni anno. Sono tempi durissimi per tutti i creativi e gli artisti. E la cosa più complessa non è solo “emergere” ma tenere duro e resistere. La qualità più importante oltre al talento è sempre solo una: l’intelligenza. E quella non è di tutti purtroppo. Se hai talento ma non impari presto a muoverti, sei “spacciato”.

ph. Marco Piraccini
ph. Marco Piraccini

Lasciando da parte per un attimo il suo lavoro, che cosa è importante oggi per lei? L’amore sincero. Sono importanti le cose che si fanno. Le parole mi hanno stancata. Lo dico proprio con il cuore in mano. Oggi non valuto più le persone dalle parole che mi dicono. Le parole costano pochissimo alla gente. Le valuto da quello che fanno e da come lo fanno. E decido lì se fanno per me. Le parole sono importanti si, è vero, ma ancora di più sono importanti i fatti. Se mi ami a parole, ma poi non lo dimostri, allora che ami non è vero. Ecco. Tutto qui. E’ semplice. Le parole non sono sufficienti, a meno che tu non sia un poeta.

Quando si è molto esposti con i media, come riesce a difendere i propri spazi più privati, più intimi? Non sono così esposta da non riuscire a ritagliarmi degli spazi privati.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Il progetto più importante è quello di scrivere il mio album. Anche se scrivere un album oggi lo trovo anacronistico. Oggi gli album non si dovrebbero più scrivere. Non ha alcun senso. Ma forse proprio per questo lo farò! Poi certamente continuare a suonare in giro che è una delle cose che amo di più del mio mestiere.

Pensa che un giorno lascerà la musica per un’altra forma d’espressione, non so per esempio la scrittura, la pittura, la fotografia oppure gli amori veri non si tradiscono? Se cambiassi la mia vita non mi sentirei mai di tradire la musica. Perché cambiare mestiere, non significherebbe abbandonare la musica, che per me ha un’importanza vitale. Se decidessi di farlo significherebbe una cosa soltanto e cioè che quel mestiere non mi piace più e non mi diverte più oppure che non mi da più da vivere. Quindi non sarebbe un tradimento, ma un cambiamento e io sono sempre a favore dei cambiamenti quando sono “migliorativi”. Benigni, ha detto una cosa tanto bella quanto vera e lo cito. “Iniziare un nuovo cammino spaventa. Ma dopo ogni passo che percorriamo, ci rendiamo conto di come era pericoloso restare fermi”. Quindi quando si è fermi da troppo tempo, conviene sempre darsi una mossa. E inventarsi qualcos’altro, se vogliamo essere felici. Perché rassegnarsi all’infelicità è ingiusto per ogni essere umano.

Un’ultima domanda. Sono curioso di sapere come si rilassa. Cosa fa per ricaricarsi? Vado in palestra, o dall’osteopata, oppure al cinema da sola. Una cosa che amo fare tanto. Scegliermi un film con cura e poi, nel pomeriggio, quando posso, mettermi al centro della sala semivuota e per un paio d’ore immergermi in una bella storia guardando belle immagini accompagnate da bei suoni. Con il telefonino spento e nessuno che mi parli o mi dica cose.

CREDITI:
Capelli: Marco Gabellini
Make up: Andrea Shean e Barbara Ciccognani
Abiti: Gaetano Navarra e Frankie Morello
Accessori: Francesco Ballestrazzi e Francesco Scognamiglio

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