5 artisti influenti del tatuaggio si raccontano

Durante la preview di Milano Tattoo Convention - kermesse del tatuaggio che si terrà dal 7 al 9 febbraio - abbiamo incontrato 5 degli artisti italiani del tatuaggio più influenti del momento

Amanda Toy

Come descrivi il tuo stile? Faccio lo stile Toy. Un classico rivisitato (molto rivisitato!). Classico per la tecnica delle linee – abbastanza grosse e pulite – e del colore, dato in maniera piatta, uniforme e con molto nero, anche se i disegni – frutto della mia fantasia – sono molto diversi dal tatuaggio iconografico classico. Rispecchiano ciò che vorrei dire, e che dico, invece che con le parole, con un disegno.

Qual è il tatuaggio che ti ha dato maggiori soddisfazioni? Qualsiasi tipo di tatuaggio che mi permette, mentre sto disegnando, di fare un “viaggio”, ad emozionarmi, a farmi vivere intensamente il momento.

Se non fossi tu, quale tatuatore vorresti essere? Nessuno.

Ti sei mai rifiutata di fare un tatuaggio? Certo. Qualsiasi tatuaggio che tecnicamente non possa venir bene o tatuaggi che avevo già eseguito. Ogni tatuaggio è fatto specificamente per una persona, preferisco perdere un cliente che rifare un tatuaggio. Non scendo a nessun compromesso per quanto riguarda questo concetto.

Roberto Borsi

Roberto Borsi
Roberto Borsi

Come descrivi il tuo stile? Tradizionale giapponese, con le bacchette, a mano.

Qual è il tatuaggio che ti ha dato maggiori soddisfazioni? Usando una tecnica manuale, per cui molto lenta e molto meticolosa, ogni tatuaggio ti da soddisfazione, che sia piccolo o grande. I corpi interi, con progetti durati anni, danno sicuramente molto soddisfazioni, ma sono sempre pronto a guardare al prossimo tatuaggio e cercare di migliorare. Non sono mai soddisfatto completamente. Soddisfatto il cliente, ho un buon riscontro, ma resta sempre quella voglia di migliorare, aggiungere o togliere dettagli che mi serviranno in futuro per fare un lavoro migliore.

Se non fossi tu, quale tatuatore vorresti essere? Mi ispiro al mio maestro che si chiama Horitoshi I. Sta cercando di trasmettermi il suo stile. L’ambizione è diventare un giorno bravi come il maestro.

Ti sei mai rifiutato di fare un tatuaggio? Molto spesso. Soprattutto da quando mi sono specializzato nel tradizionale giapponese e se arrivano richieste che non rientrano nei canoni classici del mio stile. Se per esempio mi chiedono l’acqua azzurra, io rispondo sempre che la fa Battisti. L’acqua nel nostro stile si fa con il grigio.

Massimo Gurnari

Massimo Gurnari
Massimo Gurnari

Come descrivi il tuo stile? Faccio roba mia.

Qual è il tatuaggio che ti ha dato maggiori soddisfazioni? Tutti i tatuaggi fatti con persone che mi danno soddisfazioni.

Se non fossi tu, quale tatuatore vorresti essere? Pietro Sedda.

Ti sei mai rifiutato di fare un tatuaggio? Sì, ci sono tantissimi colleghi più bravi di me, quindi se non posso farlo, non lo faccio.

Marco Galdo

Marco Galdo
Marco Galdo

Come descriveresti il tuo stile? Tribale-moderno, con una tecnica del dotwork, usando psichidelie e grafiche tridimensionali, ma non solo.

Qual è il tatuaggio che ti ha dato maggiori soddisfazioni? Non penso che ci sia un tatuaggio che mi ha dato maggiore soddisfazione di altri, anche perché bene o male, tutti i tatuaggi che faccio vengono scelti da me, e quindi se non mi piacciono, non li faccio. Cerco sempre di renderli particolari, indifferentemente dalla grandezza o dal cliente. Mi danno soddisfazioni tutti i tatuaggi nel momento in cui li finisco. In quel momento provo grande orgoglio per ciò che sto facendo.

Se non fossi tu, quale tatuatore vorresti essere? Non vorrei essere nessun altro.

Ti sei mai rifiutato di fare un tatuaggio? Si spesso, dipende. Può essere per il soggetto o può essere per la persona che magari non è in uno stato ideale per farsi tatuare. E poi tutti quelli che vengono a chiedermi qualcosa che va troppo al di fuori del mio stile e da ciò che non rientra nella mia tecnica.

Andrea Afferni

Andrea Afferni durante l'intervista
Andrea Afferni durante l’intervista

Come descrivi il tuo stile? 100% realismo. Si tratta di riprodurre una fotografia che mi propone il cliente, che può essere di un animale, di una persona cara, di un bambino (ultimamente va molto), e io devo riprodurre fedelmente quello che vedo. Il tatuatore che fa questo genere di tatuaggio fa centro quando riesce ad imprimere sulla pelle quello che vede sulla carta.

Qual è il tatuaggio che ti ha dato maggiori soddisfazioni? Non c’è un tatuaggio in particolare. Ce ne sono diversi che mi hanno dato soddisfazione. Mi da molta soddisfazione uno stile nuovo che ho inventato anni fa, che si chiama Magnetic, che sto cercando di rielaborare con molti più dettagli. Si tratta di arricchire un soggetto, come può essere un ritratto con degli effetti innovativi di luce e ombre, dove vengono inseriti anche dei frattali con effetti sul viso per dare più profondità al tatuaggio

Se non fossi tu, quale tatuatore vorresti essere? Più che tatuatori, magari pittori che mi hanno aiutato in passato. Perché penso che tatuare sia come dipingere, soprattutto sul tatuaggio a colori. Quello che riproduco sulla tela, lo porto sulla pelle, con le stesse miscele di colore. Non ho un tatuatore particolare a cui mi ispiro, più che altro un pittore, che è il mio maestro, Alberto Lanteri, che ha nel suo portfolio il ritratto di Papa Paolo Giovanni II e della Regina Elisabetta. E’ un ritrattista quotato a livello mondiale.

Ti sei mai rifiutato di fare un tatuaggio? Praticamente mi capita tutti i giorni, perché mi arrivano decine e decine di mail dove mi richiedono soggetti che non fanno parte del mio stile. Quando uno va sul mio sito e vede tutti i tipi di ritratti che faccio, e mi chiede qualcosa che non posso fare, vuol dire che non ha capito molto di quello che faccio, quindi mi rifiuto.

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