Tanto di cappello per Federica Moretti

Focus sul cappello: ineguagliabile accessorio di stile, elemento - nelle sue collezioni - dalle molteplici forme d’utilizzo. Perché come lei stessa dice : “sulla testa ci si puo’ mettere davvero qualsiasi cosa… dal piu’ semplice cappello di paglia ad un copricapo di carta…”. Niente di piu’ vero nell’affermazione della stilista Federica Moretti che giovanissima - classe 1983 - decisamente non teme, nel suo lavoro di hat designer, il termine sperimentazione o il concetto di arte in senso lato…

A cura di Marco Loriga

Federica Moretti

Federica Moretti

Focus sul cappello: ineguagliabile accessorio di stile, elemento – nelle sue collezioni – dalle molteplici forme d’utilizzo. Perché come lei stessa dice : “sulla testa ci si puo’ mettere davvero qualsiasi cosa… dal piu’ semplice cappello di paglia ad un copricapo di carta…“. Niente di piu’ vero nell’affermazione della stilistaFederica Moretti che giovanissima – classe 1983 – decisamente non teme, nel suo lavoro di hat designer, il termine sperimentazione o il concetto di arte in senso lato… ovvero la capacità di spaziare nel suo caso, da un amore assoluto per la fotografia, ad un’ inconsapevole e casuale passione per i cappelli diventati ormai il suo “accessorio del mestiere” .

La sua collezione (www.federicamorettihandmade.com) e le sue creazioni ad hoc per i piu’ famosi designer internazionali sono solo una piccolissima parte dei progetti e della creatività di questa ventiseienne riconosciuta tra i nuovi e giovanissimi talenti del fashion system.

Perché la scelta del cappello, un accessorio così di nicchia, che diciamo la verità, non sta proprio bene a tutti… tanto da farlo diventare, nel suo caso, un must, un complemento così influente ed essenziale da creare lo stile di una persona? Non so perchè ho scelto proprio il cappello, forse perchè ha meno regole da seguire rispetto ad altri accessori. Sulla testa ci si può mettere qualsiasi cosa, da un enorme copricapo in carta che ricorda le parrucche dell 800 al semplice cappello in paglia. Di fatto il cappello per me ha sempre funzionato come un amplificatore delle mie idee.
 
Diplomata con lode all’Istituto Europeo di Design, specializzata alla School Visual Arts di New York, ci racconta brevemente come ha iniziato il suo percorso? Il mio è un percorso particolare, e soprattutto lontano dalla realtà attuale. Il mio interesse per l’arte e la fotografia mi hanno portato prima a Milano poi a New York. Mentre mi trovavo a New York per approfondire il mio interesse per la fotografia, mi sono avvicinata casualmente al mondo del cappello. Ho iniziato a collezionarli e poi a realizzarli per me per le serate newyorkesi. Al mio rientro a Milano nel 2005 ho iniziato a considerare l’idea di poterlo fare come lavoro. Da allora cerco di appendere e migliorare ogni giorno questa mia passione.


 
 

La particolarità dei suoi cappelli è la trasformazione? Cosa significa esattamente? La trasformazione intesa come molteplicità di utilizzo, il poter sezionare una bombetta a metà e poterla indossare anche come cerchietto/acconciatura. Per me è sempre più importante il concetto che c’è dietro ad una collezione, rispetto al materiale o colore che sono per me elementi secondari ( Soprattutto nelle collezioni donna). Il poter creare un cappello che a seconda di come lo indossi ti può cambiare completamente look, che attraverso un giro di cappello questo possa cambiare completamente design mi affascina molto. E’ quella parte ludica che non può mancare né nel momento della creazione, né nel momento dell’acquisto.            


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