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ToggleC’è una scena che chiunque abbia vissuto gli anni ’80 porta cucita addosso: una bambina bionda con le trecce che corre a perdifiato giù per una collina d’erba, mentre in sottofondo parte una sigla inconfondibile. Era il 1977 quando La Casa nella Prateria, la serie NBC che debuttò negli Stati Uniti l’11 settembre 1974, con Michael Landon nel ruolo di un indimenticabile Pa Ingalls, sbarcò nelle televisioni italiane per restarci, di fatto, per sempre. Nove stagioni, repliche infinite, tanto che ancora oggi qualche canale generalista le manda in onda. Non tutti lo sanno, ma quella famiglia si spostò davvero su un carro coperto, tra fango, cavallette e inverni impossibili attraverso sei Stati. In vista dell’uscita dell’omonima serie su Netflix, vi portiamo nei luoghi reali di Laura Ingalls Wilder tra piccoli schermi e storia vera.
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La casa nella prateria diventa una serie Netflix
Ora la storia si riavvolge. Il 9 luglio debutta su Netflix il nuovo adattamento di Little House on the Prairie, prodotto da CBS Studios e Anonymous Content: cast rinnovato, sguardo contemporaneo, ma la stessa materia incandescente, la vita vera, durissima e luminosa, di Laura Ingalls Wilder e della sua famiglia lungo la frontiera americana dell’Ottocento. Se la serie anni ’80 aveva romanzato non poco le vicende della scrittrice, questa nuova produzione promette di restare più fedele ai libri originali, otto romanzi che hanno venduto oltre 60 milioni di copie in più di 25 lingue e che restano, ancora oggi, uno dei racconti più autentici della Frontier America.
Dove ha inizio la Laura Ingalls Wilder History Highway
La mappa di Laura non è un’invenzione narrativa, è geografia reale, americana, percorribile. E oggi ognuna di quelle tappe è un museo, una casa restaurata, un pezzo di prateria che si può ancora calpestare. Ecco allora l’itinerario, tappa per tappa, in ordine cronologico: la Laura Ingalls Wilder History Highway.
Pepin, Wisconsin: dove tutto comincia, tra i Big Woods
Si parte da qui, e non potrebbe essere altrimenti: Pepin è il luogo di nascita di Laura, il 7 febbraio 1867, in una capanna di tronchi immersa nei Big Woods, i “grandi boschi”, nome che arriva direttamente dal francese Grand Bois degli antichi esploratori. Olmi americani, tigli, aceri da zucchero, querce rosse: una foresta temperata di latifoglie che oggi ha lasciato spazio, in gran parte, a campi coltivati, ma che nell’immaginazione resta la scenografia di Little House in the Big Woods, il primo dei romanzi, scritto quando Laura aveva già 65 anni, un dettaglio che oggi suona quasi commovente, la prova che non è mai tardi per raccontare la propria vita.

Dal 1996 Pepin è ufficialmente il punto di partenza della Laura Ingalls Wilder History Highway, e ospita il Laura Ingalls Wilder Museum, diviso in due ali. Una dedicata all’infanzia di Laura, l’altra alla storia della regione. A pochi chilometri dal centro, la replica della Little House Wayside, costruita nel 1978 sulla base delle descrizioni contenute nel romanzo, un’unica stanza, un camino, due camerette, e intorno solo campi aperti dove un tempo c’era foresta. Se ci passate a settembre, capiterete probabilmente nei giorni dei Laura Ingalls Wilder Days, il festival annuale della cittadina.
Independence, Kansas: la vera “casa nella prateria”
Da qui in poi il viaggio scende verso sud-ovest, fino al Kansas, dove nel 1869 la famiglia Ingalls si trasferì per circa un anno, stabilendosi nella Osage Diminished Reserve, un territorio in cui, all’epoca, coloni e nazione Osage si contendevano letteralmente la terra. È proprio questo l’attrito narrativo al centro del terzo romanzo, Little House on the Prairie, quello che dà il titolo alla serie: il racconto, spesso duro, di un incontro (e scontro) di civiltà lungo la linea mobile della frontiera.

Laura aveva solo tre anni quando la famiglia visse qui, quindi il romanzo nasce in realtà dai ricordi raccontati dal padre, dalla madre e dalla sorella maggiore Mary, un dettaglio curioso che pochi conoscono: la “voce” di Laura bambina, in questo libro, è in parte un prestito di memoria altrui. Oggi a Independence si trova la replica della baita basata sulla descrizione del libro, oltre alle fondamenta di quella che si ritiene fosse la casa originale, scoperte solo nel 1977. Nel sito si trovano anche una scuola a un’aula, un ufficio postale d’epoca e un pozzo scavato a mano proprio da Charles Ingalls.
Walnut Grove, Minnesota: il vero set (emotivo) della serie anni ’80
Se c’è un luogo che i nostalgici della TV anni ’80 riconosceranno all’istante, è questo. Walnut Grove, sulle rive del Plum Creek, è il paesaggio in cui Michael Landon ambientò la storica serie NBC, anche se le riprese vere furono girate altrove, in California. Gli Ingalls vi arrivarono nella primavera del 1874, in un’America appena uscita a pezzi dalla Guerra Civile e spinta verso ovest dall’Homestead Act del 1862, la legge che offriva terra gratuita a chi fosse disposto a coltivarla e “civilizzarla”.

Furono anni di progresso rapidissimo, nel 1861 il telegrafo aveva già unito le due coste, nel 1869 arrivò la ferrovia transcontinentale, ma anche di difficoltà durissime: nel 1870 un’invasione di cavallette rischiò di cancellare l’insediamento. Qui Charles Ingalls fu giudice di pace del villaggio, qui nacque il piccolo Charles Frederick nel 1875, e qui, dopo tre raccolti falliti, la famiglia decise infine di ripartire, vendendo la terra nel 1876. Oggi della loro casa resta solo una depressione nel terreno, ma il sito – aperto da maggio a ottobre – è diventato un pellegrinaggio quasi sentimentale per chi è cresciuto con quella sigla in sottofondo.
Burr Oak, Iowa: la tappa meno conosciuta (e forse la più autentica)
Poco raccontata, quasi segreta rispetto alle altre: Burr Oak, sulle rive del Silver Creek, nel nord-est dell’Iowa, dove la famiglia visse nel 1876, quando Laura aveva nove anni. È l’unica location della Laura Ingalls Wilder History Highway dove gli Ingalls non abitarono in una casa propria, ma in un albergo, il Masters’ Hotel, che gestivano insieme ad un’altra famiglia. Qui nacque Grace, la sorella minore di Laura, il 23 maggio 1877.

Il Laura Ingalls Wilder Park & Museum organizza tour guidati di un’ora attraverso l’hotel e il villaggio, oggi popolato da circa 160 residenti, un’inezia, se si pensa che all’epoca ogni giorno vi transitavano fino a 300 carri di emigranti diretti più a ovest. Una tappa fuori dai radar del turismo di massa, che per questo vale doppio.
De Smet, South Dakota: il cuore pulsante della saga
Se doveste scegliere una sola tappa, sarebbe probabilmente questa. De Smet è la De Smet dei libri, l’ambientazione di ben cinque romanzi della saga, tra cui The Long Winter, cronaca di uno degli inverni più duri mai raccontati nella letteratura americana. Qui Laura visse dai 13 ai 18 anni, nel cuore della prateria di erba alta del South Dakota orientale.

L’Ingalls Homestead oggi permette di visitare diverse case storiche, tra cui la Surveyors’ House, l’edificio più antico della città, costruito nel 1879, un anno prima ancora che De Smet esistesse ufficialmente come cittadina, e l’ultima abitazione di Ma, Pa e Mary Ingalls. La Laura Ingalls Wilder Memorial Society, fondata nel 1957 (anno della morte della scrittrice), conserva oggi oltre 2.000 manufatti originali della famiglia, comprese alcune illustrazioni originali di Garth Williams, l’artista che negli anni ’50 disegnò le celebri copertine dei libri. Per i più appassionati, la Società offre anche una mappa autoguidata di oltre cinquanta luoghi citati nei romanzi, cimitero compreso.
Mansfield, Missouri: dove Laura scrisse (davvero) i suoi libri
L’ultima tappa, quella dove il cerchio si chiude. A Rocky Ridge Farm, vicino a Mansfield, nella regione degli Ozark, Laura visse gli ultimi decenni della sua vita insieme al marito Almanzo e alla figlia Rose, arrivati qui dal South Dakota nel 1894.

È in questa fattoria, rimasta praticamente identica al 1957 e oggi tutelata dal National Trust for Historical Preservation che, nella cosiddetta Rock House, Laura scrisse a mano, su tavolette di carta, i primi quattro romanzi della saga. Si possono ancora vedere il suo studio, la scrivania, gli oggetti personali lasciati esattamente dove li aveva riposti. Laura riposa oggi nel cimitero di Mansfield, accanto ad Almanzo e Rose. Curiosità: la vicina Branson, meta turistica in piena espansione, attira oggi 7 milioni di visitatori l’anno, due milioni più del Grand Canyon.
Come muoversi: auto, camper o mezzi pubblici?
Ed eccoci al punto pratico, quello che fa davvero la differenza tra un’idea romantica e un viaggio realizzabile. La risposta, va detto subito senza troppi giri di parole, è una sola: serve un mezzo proprio. Queste sei tappe attraversano zone rurali del Midwest americano, Wisconsin, Kansas, Minnesota, Iowa, South Dakota, Missouri, collegate tra loro da distanze importanti (si parla complessivamente di oltre 2.000 km se si percorre l’intero itinerario) e servite in modo molto scarso, quando non assente, da treni e autobus di linea. Amtrak tocca solo marginalmente alcune di queste aree, e le corse Greyhound, dove esistono, spesso non arrivano fino ai piccoli centri dove sorgono i musei.
Auto a noleggio
È l’opzione più flessibile ed economica per chi vuole seguire con calma l’itinerario, alternando tappe di visita a soste in motel di provincia, un’esperienza di per sé molto americana, e non priva di fascino da road-trip. Conviene noleggiare in una città con aeroporto internazionale (Minneapolis o Kansas City sono i punti d’appoggio più comodi) e disegnare un anello che tocchi le sei location in sequenza.
Camper o van
È probabilmente la scelta più coerente con lo spirito del viaggio: muoversi lentamente, dormire immersi nella prateria, svegliarsi con la stessa luce che avrà accompagnato gli Ingalls. Molte delle località citate – Walnut Grove, De Smet, Mansfield – dispongono di campeggi attrezzati proprio nei pressi dei siti storici, pensati apposta per chi arriva “on the road”. Per famiglie con bambini, o per chi vuole trasformare il viaggio in una piccola avventura simil-pionieristica (senza rinunciare all’acqua calda), il camper resta l’opzione più suggestiva.
Voli interni + noleggio locale
Per chi ha meno tempo, si può spezzare il tour in due parti: un primo giro tra Wisconsin e Minnesota (volando su Minneapolis-St. Paul), un secondo tra South Dakota e Missouri (con scalo su Sioux Falls o Kansas City), noleggiando l’auto localmente per ciascuna tratta.
Un consiglio pratico
La maggior parte dei musei e dei siti storici lungo la Laura Ingalls Wilder History Highway apre da marzo/maggio a ottobre/novembre, spesso con orari legati alla stagione e al meteo. Prima di partire vale sempre la pena controllare i calendari di apertura aggiornati sui siti ufficiali delle singole Memorial Society e, se possibile, incastrare il viaggio con uno dei festival dedicati alla vita pionieristica, che animano diverse tappe tra estate e inizio autunno.
A chi affidarsi per organizzare il viaggio
Associazione Visit Usa Italia
c/o U.S.Commercial Service
(American Consulate)
Via Principe Amedeo, 2 – 20121 Milano
Tel. +39 02 6268.8536
[email protected]
Perché partire proprio ora
La nuova serie Netflix arriva in un momento in cui il fascino della vita semplice parla a un pubblico diverso da quello degli anni ’70 ma con la stessa nostalgia di fondo. Perché ripercorrere le tappe di un racconto che ci ha formato l’infanzia, con la polvere delle strade sterrate sotto le scarpe invece che solo negli occhi davanti a uno schermo, è un’esperienza che nessun episodio, per quanto ben girato, potrà mai restituire fino in fondo. E perché, in fondo, il segreto della storia di Laura Ingalls Wilder non è mai stato il West in sé, ma la capacità di trovare casa – ancora e ancora – ovunque la vita la portasse. Un’attitudine che, oggi più che mai, con cui abbiamo empatia.
I libri da leggere durante il viaggio
Cosa leggere durante il viaggio? Una scelta scontata. I racconti di Laura sui suoi viaggi ci riportano dal periodo in cui nacque a Pepin, nel Wisconsin, il 7 febbraio 1867 al 1894. Quando Almanzo, Laura e Rose si stabilirono a Rocky Ridge Farm, vicino a Mansfield, nel Missouri. Eco la produzione completa dei racconti, ripartita per ordine cronologico e per località (editi da Gallucci Editore)
- Pepin, Wisconsin: Little House in the Big Woods (1932)
- Independence, Kansas: Little House on the Prairie (1935)
- Walnut Grove, Minnesota: On the Banks of Plum Creek (1937)
- De Smet, South Dakota: By the Shores of Silver Lake (1939), The Long Winter (1940), Little Town on the Prairie (1941), These Happy Golden Years (1943), The First Four Years (1971, pubblicato postumo)
Sono state vendute più di 60 milioni di copie dei libri di Little House tradotti in più di 25 lingue.