Una storia sulla verità che appartiene a otto miliardi di persone

Cosa succederebbe se qualcuno ti mostrasse, in modo inconfutabile, che non siamo soli nell’universo? Ti spaventeresti, o saresti sollevato? È da questa domanda semplice e vertiginosa che nasce “Disclosure Day”, il nuovo film evento originale creato e diretto da Steven Spielberg, in arrivo nelle sale con Universal Pictures. Un thriller d’azione dal ritmo incalzante e dall’ideazione inventiva, che pone domande provocatorie sui misteri dell’esistenza umana e sul costo per la nostra umanità quando le risposte a quei misteri vengono tenute segrete. Basato su una storia dello stesso Spielberg e con una sceneggiatura firmata da David Koepp, “Disclosure Day” si inserisce nella grande tradizione dei film che usano la fantascienza come specchio del presente, parlando di disinformazione, trasparenza, democrazia e della difficoltà di accettare una verità che sfida tutto ciò in cui crediamo. È il tipo di cinema che Spielberg sa fare come nessun altro: capace di essere popolare e profondo allo stesso tempo, di intrattenere senza rinunciare a lasciare qualcosa, di alimentare meraviglia e curiosità e farti ragionare sui misteri dell’esistenza e sulla ricerca della verità ancora a luci riaccese, quando i titoli di coda sono già finiti.

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La trama: la verità appartiene a tutti

Al centro di “Disclosure Day” c’è una premessa che Spielberg porta sullo schermo con tutta la serietà che merita: se la prova definitiva che non siamo soli nell’universo esistesse, chi avrebbe il diritto di tenerla nascosta? La storia è ambientata sullo sfondo di una fittizia crisi geopolitica che rischia di far scoppiare una guerra mondiale, e racconta la corsa frenetica tra chi crede che quella verità appartenga a tutti gli abitanti del pianeta e chi, invece, è disposto a qualsiasi cosa per tenerla sepolta. I temi che emergono dalla narrazione sono quelli del nostro tempo: segretezza e trasparenza, autocrazia e democrazia, conflitto ideologico e empatia, religione e scienza, uso e abuso della tecnologia. Ma Koepp e Spielberg hanno costruito il film con la consapevolezza che i temi, da soli, non bastano: la priorità è sempre stata quella di creare personaggi credibili e una storia elettrizzante, lasciando che il significato emergesse in modo organico dalla narrazione. Il film alterna con grande efficacia momenti di pura azione e suspense a sequenze più intime e cariche di emotività, creando un coinvolgimento che non si esaurisce nell’adrenalina ma affonda le radici nella psicologia dei personaggi. E il finale aumenta il senso di mistero anziché dissolverlo, lasciando lo spettatore con una sensazione che non svanisce facilmente.

 

Emily Blunt, Josh O’Connor e un cast stellare

“Disclosure Day” può contare su uno dei cast più ricchi e prestigiosi che il cinema hollywoodiano abbia riunito di recente. Emily Blunt, vincitrice del Premio SAG e candidata all’Oscar per “Oppenheimer”, è tra i protagonisti principali, affiancata da Josh O’Connor, vincitore di Emmy e Golden Globe per “The Crown” e già apprezzatissimo in “Challengers”. Accanto a loro ci sono Colin Firth, premio Oscar per “Il discorso del re” e volto della saga “Kingsman”, Eve Hewson, già nota per “Bad Sisters” e “The Perfect Couple”, e Colman Domingo, candidato due volte all’Oscar per “Sing Sing” e “Rustin”. Il cast si allarga poi a includere Wyatt Russell, Henry Lloyd-Hughes, Elizabeth Marvel, Hettienne Park, Tommy Martinez, Gabby Beans, Jeremy Shamos, Brandon Wilson, Priyanka Kedia e Lora Lee Gayer. Un ensemble costruito per sostenere una storia ad altissima tensione emotiva, in cui ogni personaggio porta sullo schermo il peso di una scelta impossibile davanti a una verità che cambia tutto. La prova di Emily Blunt e Josh O’Connor in particolare è uno dei punti di forza del film: i due riescono a dare spessore e credibilità ai loro personaggi anche nelle sequenze più concitate, rendendo il coinvolgimento emotivo del pubblico qualcosa di genuino piuttosto che di costruito artificialmente.

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Steven Spielberg e il fascino per i grandi ignoti del cosmo

“Disclosure Day” non è un progetto nato a tavolino: è il frutto di una passione che Steven Spielberg porta con sé dall’infanzia, quando suo padre lo portò fuori di notte a osservare uno sciame meteorico nel New Jersey, accendendo in lui una curiosità autentica e duratura per ciò che accade lassù tra le stelle, per i pianeti in orbita nei sistemi solari innumerevoli dell’universo, per la possibilità che qualcuno di quei mondi ospiti una civiltà abbastanza avanzata da viaggiare nel cosmo. Quella curiosità ha attraversato tutta la sua carriera, da “Incontri ravvicinati del terzo tipo” a “E.T. l’extra-terrestre”, e in “Disclosure Day” trova la sua espressione più matura e più esplicitamente politica. Per Spielberg, il film è anche una riflessione sulla disinformazione e sulla sfida di trovare la verità in una cultura in cui persone potenti hanno gli strumenti per sfumare i confini tra fatti e finzione, tra ciò che è reale e ciò che non lo è. Una storia che pone domande su cosa facciamo con una verità capace di espandere la nostra comprensione dell’universo in un modo che sfida le credenze che ci danno un senso, inclusa la religione, e che propone l’empatia come risposta: non la verità tenuta per sé o condivisa solo con chi è più vicino, ma offerta al mondo intero come risorsa straordinaria e irrinunciabile. È questo livello di ambizione tematica, unito alla capacità di non perdersi mai nella didascalia, a rendere “Disclosure Day” un film che stimola la riflessione senza mai diventare pesante.

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David Koepp e una sceneggiatura scritta per l’umanità

David Koepp è lo sceneggiatore che Spielberg ha scelto per portare questa storia sullo schermo, e la collaborazione tra i due non è nuova: insieme hanno già firmato le sceneggiature di “Jurassic Park”, “Il mondo perduto – Jurassic Park”, “La guerra dei mondi” e “Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo”, per un totale di oltre tre miliardi di dollari di incassi globali. Koepp ha anche scritto la sceneggiatura di “Jurassic World – La rinascita del 2025”, a conferma di una carriera che continua a produrre film capaci di parlare a un pubblico vastissimo senza rinunciare alla profondità. Durante i due anni di sviluppo di “Disclosure Day”, la sua priorità è stata quella di creare personaggi avvincenti e una storia elettrizzante, partendo dalla convinzione che i grandi temi emergano naturalmente quando i personaggi sono veri e la storia funziona. L’approccio ha funzionato: la sceneggiatura tiene insieme la tensione del thriller, la profondità del dramma e la meraviglia della fantascienza con una coerenza che si sente fin dalle prime scene, e che si mantiene solida per tutta la durata del film, con pochissimi momenti in cui l’attenzione rischia di calare.

Il team tecnico: Kaminski, John Williams e un Dream Team dietro la macchina da presa

Dietro la macchina da presa di “Disclosure Day” c’è un team tecnico che da solo basterebbe a generare aspettativa. La fotografia è firmata dal due volte vincitore dell’Academy Award Janusz Kaminski, già direttore della fotografia di “Schindler’s List” e “Salvate il soldato Ryan”, due dei film visivamente più potenti della storia del cinema. La scenografia è di Adam Stockhausen, vincitore dell’Academy Award per “Grand Budapest Hotel” e “Il ponte delle spie”, mentre i costumi sono firmati dal vincitore dell’Academy Award Paul Tazewell, già al lavoro sui film di “Wicked” e “West Side Story”. La montatrice è Sarah Broshar e la colonna sonora originale è composta dal cinque volte vincitore dell’Academy Award John Williams, il cui sodalizio con Spielberg dura da oltre cinquant’anni e include le musiche di “Lo squalo”, “E.T. l’extra-terrestre”, “Schindler’s List”, “Salvate il soldato Ryan”. La musica di John Williams in “Disclosure Day” è uno degli elementi che contribuiscono di più a costruire quella sensazione di meraviglia e inquietudine che attraversa il film dall’inizio alla fine, amplificando ogni sequenza senza mai sovrastarla. Il supervisore degli effetti visivi è il due volte candidato all’Academy Award Matthew Butler e il casting è di Cindy Tolan.

La produzione: Amblin Entertainment e Universal Pictures

“Disclosure Day” è prodotto dalla cinque volte candidata all’Academy Award Kristie Macosko Krieger e da Steven Spielberg per Amblin Entertainment, con Adam Somner e Chris Brigham nel ruolo di produttori esecutivi. Amblin Entertainment è la casa di produzione che Spielberg ha fondato e che ha accompagnato alcune delle pagine più importanti della storia del cinema americano, e la sua collaborazione con Universal Pictures per la distribuzione garantisce al film una visibilità globale all’altezza delle sue ambizioni. Spielberg è uno dei pochi registi nella storia ad aver raggiunto lo status di EGOT, avendo vinto premi Academy, Emmy, Grammy e Tony tra cinema, televisione, musica e teatro, e ha ricevuto riconoscimenti tra cui il Kennedy Center Honor e la National Medal of Arts. Affidarsi a un autore con questa storia significa partire già da un livello di eccellenza che pochissimi nel cinema mondiale possono vantare, e “Disclosure Day” dimostra che quella storia non è solo un dato biografico ma una qualità che si vede e si sente in ogni sequenza del film.

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“Disclosure Day”: perché vale la pena vederlo

“Disclosure Day” è uno di quei film che si consiglia senza esitazione: riesce a mantenere alta l’attenzione per la quasi totalità della sua durata, costruendo una tensione che non si esaurisce nell’azione ma si alimenta continuamente di domande, dubbi e momenti emotivi capaci di creare un coinvolgimento autentico. Il finale, in particolare, non scioglie tutto in modo rassicurante ma aumenta il senso di mistero, lasciando lo spettatore con pensieri che continuano a muoversi anche fuori dalla sala. È un film che alimenta meraviglia e curiosità, che fa ragionare sui misteri dell’esistenza e sulla ricerca della verità senza mai diventare didattico, e che si porta dietro per ore dopo la visione.