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TogglePrima dei tutorial, dei “get ready with me” e delle beauty creator, molte di noi hanno imparato cosa fosse il glamour davanti ad un film.
Non attraverso campagne patinate o beauty routine da dieci step, ma osservando donne che sembravano vivere una vita impossibile eppure incredibilmente desiderabile: giornaliste, editor, scrittrici, donne creative sempre in ritardo, con un caffè in mano, la vita incasinata e la sensazione costante che qualcosa di importante stesse per accadere.
Erano le protagoniste delle rom-com anni ’90 e 2000 che senza rendercene conto, hanno definito il nostro immaginario beauty molto più di qualsiasi trend.
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Il beauty effortless prima che esistesse davvero
Jenna Rink in 13 Going on 30, Andie Anderson in How to Lose a Guy in 10 Days, Carrie Bradshaw in Sex and the City.
Non avevano il viso perfettamente opaco, il contouring impeccabile o capelli sempre perfetti. Era proprio questo il punto.
I loro beauty look sembravano vissuti.
Capelli morbidi e in movimento, gloss leggermente consumati, blush rosati, eyeliner sfumati, pelle luminosa senza essere perfetta. Un’estetica spontanea che oggi definiremmo effortless, ma che allora sembrava semplicemente reale.
Carrie correva per Manhattan con ricci spesso indomabili e make-up quasi invisibile. Andie Anderson aveva quell’eleganza beauty tipica delle redazioni anni 2000: capelli biondi luminosi, nude lips, pelle sunkissed. Jenna Rink, invece, rappresentava il sogno pop di un’intera generazione: ombretti shimmer, lip gloss, manicure color latte e quell’energia brillante che sembrava trasformare ogni stanza.

Quando il beauty raccontava uno stile di vita
La cosa interessante è che non volevamo solo copiare il loro make-up. Noi volevamo vivere come loro (Io sicuramente).
Quelle donne lavoravano in magazine di moda, scrivevano articoli durante la notte, uscivano da taxi gialli a New York con tacchi impossibili e computer in borsa. Sembravano sempre stanche, ma felici, disordinate, ma magnetiche.
Il beauty diventava parte di una narrazione più ampia: indipendenza, ironia, creatività e libertà.
Non era perfezione estetica. Era personalità. Vera personalità.
E’ forse per questo che oggi quell’immaginario continua a sembrarci così contemporaneo. In un momento storico in cui il beauty appare spesso ultra controllato, iper-performativo e costruito per essere perfetto in camera, quelle protagoniste ci ricordano una femminilità più spontanea, dinamica e viva.
Il ritorno dell’estetica rom-com
Non è un caso che negli ultimi anni il beauty stia tornando proprio lì.
Blowout morbidi, make-up luminosi, lip gloss, manicure nude lattiginose, pelle glow e styling apparentemente naturali sono tornati al centro dell’estetica contemporanea.
Anche il linguaggio beauty sembra essersi alleggerito: meno trasformazione estrema, più valorizzazione. Meno “coprire”, più “illuminare”.
Prodotti ibridi e texture leggere interpretano perfettamente questo ritorno. Il duo mini di Rare Beauty Warm radiance mini blush & luminizer , ad esempio, lavora proprio su quell’effetto soft-focus luminoso e naturale che ricorda il beauty delle protagoniste delle rom-com: pelle uniforme, glow credibile e make-up che sembra quasi non esserci.
Anche le fragranze stanno vivendo un ritorno a qualcosa di più emotivo e cinematografico. Le note e l’estetica del profumo di Carolina Herrera Good Girl Jasmine absolute evocano immediatamente quel tipo di femminilità mediterranea, spontanea e solare che per anni abbiamo associato alle protagoniste dei film che guardavamo da adolescenti.

Forse volevamo essere loro più che sembrare loro
Riguardando oggi quei film, la nostalgia non riguarda solo la moda o il beauty.
Riguarda l’idea di vita che rappresentavano.
Forse molte di noi, hanno iniziato a desiderare il mondo editoriale proprio lì, osservando quelle donne scrivere articoli in redazioni caotiche, rincorrere idee, cambiarsi in taxi e trasformare il quotidiano in qualcosa di interessante.
Per quel che mi riguarda credo proprio sia andata così.
Prima delle influencer, prima dei feed perfetti e delle beauty routine infinite, il nostro riferimento erano loro: donne imperfette, ironiche, luminose.
E forse è anche grazie a quei capelli spettinati benissimo, a quei gloss lucidi e a quelle vite apparentemente disordinate che abbiamo iniziato a immaginare chi volevamo diventare.
CREDITI FOTO COVER: David Shankbone, CC BY 3.0, via Wikimedia Commons