C’è un’idea che Tommaso Lenzi, CEO e founder di Nabè, ha avuto davanti al mare dell’isola d’Elba: creare un arredo per bambini che non finisse mai nel ripostiglio. Da quella intuizione è nata una start-up toscana che sta ridefinendo il concetto di cameretta, con arredi evolutivi ispirati alla pedagogia Montessori che accompagnano la crescita dei bambini.

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Tommaso Lenzi, CEO e founder di Nabè
Tommaso Lenzi, CEO e founder di Nabè

Oggi Nabè apre il suo primo flagship store a Milano, in via San Gregorio 44, un traguardo che segna il passaggio dal digitale al fisico e l’inizio di un percorso di espansione retail in Italia e in Europa.

Da imprenditore in uscita a fondatore di Nabè

Come nasce il progetto Nabè? Nasce prima di tutto dall’esperienza: quella che ho avuto come imprenditore nel mondo degli arredi e quella che ho vissuto come padre di due figli, che mi hanno insegnato di cosa ha bisogno un bambino per crescere nel modo più naturale e sano possibile. Ho capito che uno dei problemi principali era la logica del consumo continuo — cambiare il prodotto per rinnovarlo — e questo mi ha portato a pensare a un brand che potesse opporsi a questa tendenza. Nabè si propone come brand evolutivo: creiamo arredi che seguono la crescita del bambino, che cambiano con le esigenze della famiglia, che non finiscono mai nel ripostiglio o buttati via.

negozio nabe milano camerette per bambini e arredamento a misura di bambino in stile montessori (3)

Prima di Nabè, di cosa ti occupavi? Ho fatto diverse cose. L’ultima esperienza più rilevante è stata un’altra azienda nel mondo dell’arredo che ho poi venduto a una multinazionale. Quella vendita mi ha portato a una forte riflessione interna: dall’oggi al domani mi sono trovato a non fare più niente, e ho iniziato a farmi delle domande. Le risposte mi hanno detto che il mondo dell’arredo e il mondo del bambino mi entusiasmavano davvero, ma che la mia forma mentis da chi punta alla exit non era quella giusta. Mi sono rilanciato con Nabè con un’idea diversa: creare qualcosa che duri nel tempo, da poter trasmettere, che crei valore — per le famiglie, per il paese.

Ti ricordi il momento in cui hai avuto l’intuizione? Sì, me lo ricordo molto bene, fa ancora venire i brividi. Ero all’isola d’Elba, in una fase molto turbinosa della mia vita, stavo cercando la mia identità. Di fronte al mare mi venne questa intuizione: creare un prodotto che potesse durare per sempre, riavvicinarmi al mondo dell’arredo per bambini con qualcosa di davvero innovativo. Nacque il concetto di zero+ — un prodotto che dura per sempre. La prima persona con cui ne ho parlato è stata mia moglie, che oggi fa parte del team Nabè. Ho cambiato modo di fare impresa: prima tenevo separati famiglia e lavoro, adesso sono molto più uniti.

Il flagship store di Milano e la filosofia dell’arredo evolutivo

Come è nata l’idea del flagship store e come avete scelto la zona? Il negozio a Milano era nel progetto di Nabè da sempre. Sono partito che già visualizzavo il mondo dei negozi: mi piace l’idea di far toccare con mano il prodotto, di parlare con il cliente. Il negozio è un altro mondo rispetto all’online. Sono arrivato a concretizzarlo costruendo la squadra giusta e investendo capitali che avevo guadagnato dall’esperienza precedente. Ho scelto di andare avanti da solo, senza investitori esterni, perché credo profondamente in questo progetto e voglio riuscirci con le mie forze.

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Come è stato progettato lo spazio? Il progetto architettonico è stato affidato allo studio Deferrari+Modesti, che ha tradotto la filosofia di Nabè in uno spazio fisico coerente: flessibile, riconfigurabile, ma con una propria identità precisa. I 180 mq sono organizzati come una sequenza di stanze-set che evocano ambienti domestici reali e raccontano diverse fasi della crescita. Quinte mobili e tendaggi su binario permettono di riconfigurare lo spazio per eventi, nuove esposizioni o futuri sviluppi. Il legno massello — materiale fondativo del brand — è presente non solo nei prodotti ma anche negli arredi realizzati su disegno, creando continuità tra esposizione e accoglienza. Come ha spiegato Javier Deferrari: “abbiamo immaginato uno store flessibile e facilmente riconfigurabile, in cui il layout, le quinte mobili e le diverse aree di relazione accompagnano le famiglie e rendono immediatamente leggibile il carattere evolutivo dei prodotti Nabè.”

Collezioni, sostenibilità e il messaggio delle stampe

Nabè ha anche una linea di prodotti tessili con stampe particolari. Da dove vengono queste fantasie? Le collezioni vengono studiate con l’idea di non fare le cose solo per venderle, ma di dargli un significato. L’idea è che un genitore si sieda o si sdrai con il proprio figlio e attraverso quello che vede possa parlare di temi importanti: la sostenibilità, le specie in via d’estinzione, il cambiamento climatico. L’ultima collezione, nata da un’idea della nostra product manager Vanessa, ha come tema gli animali: il significato è l’idea di essere diversi — predatori e prede, con strumenti diversi — e come un’orchestra riuscire comunque a trovare un’armonia. Le diversità che convivono insieme. Le illustrazioni le affidiamo a designer esterni.

Perché la scelta del legno massello e della produzione italiana? Per Nabè la qualità del materiale è tutto. Utilizziamo esclusivamente legno massello naturale proveniente da foreste europee certificate, privo di VOC, formaldeide e trattamenti chimici superflui. La filiera è corta e radicata in Toscana, con una rete di partner manifatturieri selezionati. La sostenibilità per noi non è un claim: è la logica stessa del prodotto. Meno sostituzione, più durata, meno spreco, più valore nel tempo.

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Il futuro di Nabè: 100 milioni di fatturato e l’espansione retail

Come ti immagini Nabè nei prossimi anni? Ragiono molto a livello numerico: il nostro obiettivo è arrivare a 100 milioni di fatturato nei prossimi quattro anni. È una sfida enorme. Questo flagship store di Milano dovrà darci la risposta se siamo davvero in grado di arrivarci, perché deve funzionare — è quello che ci permetterà di fare le prossime aperture. Abbiamo una roadmap con tutta una serie di nuovi store, per ora tutti in Italia.

E oltre la cameretta? La nostra visione è completare il mondo della cameretta — ci siamo quasi — e poi aprirci all’arredo per famiglie in senso più ampio. Non vogliamo rimanere ancorati solo alla cameretta: vogliamo diventare un brand a 360 gradi, perché per noi la cosa più importante è la filosofia del marchio — come vogliamo che l’arredo sia — e vogliamo portarla su tutto il mondo dell’arredamento.