In un’epoca in cui il denaro viene spesso raccontato come un fine da inseguire, Milena Bardoni ribalta la prospettiva e lo riporta alla sua funzione più autentica: essere uno strumento al servizio delle persone e dei loro progetti di vita.
Wealth advisor presso Banca Mediolanum e docente della corporate university interna, Milena unisce competenze tecniche, sensibilità umanistica e una forte vocazione educativa. In questa intervista racconta il suo percorso professionale, il valore dell’educazione finanziaria, gli errori più comuni che le persone commettono con il denaro e l’importanza di costruire, con pazienza e consapevolezza, una vera idea di libertà economica.
Intervista a Milena Bardoni, Wealth advisor presso Banca Mediolanum e docente della corporate university
Presentati e raccontaci in cosa consiste il tuo lavoro. Sono Milena Bardoni, lavoro in Banca Mediolanum da oltre quindici anni come consulente ed educatrice finanziaria. Sono due anime che convivono: da una parte la consulenza vera e propria, dall’altra l’educazione finanziaria. Quest’ultima è un percorso strutturato in fasi che parte dal budgeting familiare, dall’analisi del conto economico e dello stato patrimoniale, dal comprendere l’impatto del debito e dalle tutele di protezione, fino alla previdenza, agli investimenti e al passaggio generazionale. Il mio approccio è sempre orientato ai progetti di vita: quando incontro una persona le chiedo perché il denaro è importante per lei. Le risposte più frequenti sono tempo, autonomia, sicurezza, libertà. Il mio lavoro è tradurre quel valore in obiettivi concreti. C’è una fase di conoscenza profonda della persona, della famiglia, delle fragilità, delle paure, del rapporto emotivo con il denaro, perché il denaro suscita emozioni fortissime. Solo dopo si può parlare di investimenti. Quando un investimento è legato a un progetto, come ad esempio il futuro universitario di una figlia, diventa qualcosa di molto più solido e sostenibile nel tempo.
Perché hai scelto questo lavoro? Era quello che volevi fare? In realtà no, non avevo mai pensato di lavorare in banca. Studiavo economia e nel frattempo lavoravo nel mondo della moda, con un’impostazione molto creativa e umanistica. Un caro amico che lavorava in banca mi propose di entrare in questo settore spiegandomi che non si trattava di stare dietro a uno sportello, ma di lavorare con le persone e avere un impatto reale sulle loro vite. Provenendo da una storia familiare in cui il rapporto con il denaro era complesso, ho visto in questo lavoro la possibilità di trasformare un tema delicato in qualcosa di costruttivo.
La tua parte umanistica emerge soprattutto nella formazione? Sì, assolutamente. Faccio parte del corpo docente della corporate university di Banca Mediolanum da diversi anni. Tengo cinque corsi, principalmente in ambito comportamentale: fiducia, comunicazione in pubblico, progettazione di eventi, finanza al femminile e life planning. Mi occupo di relazioni, di come costruire fiducia e di come aiutare le persone a progettare la propria vita attraverso il denaro.

Quali sono gli errori più comuni che le persone fanno con il denaro? Gli errori derivano spesso da bias comportamentali: eccessiva sicurezza, rimpianti sul passato, uso del denaro come fine anziché come mezzo. Il problema principale però è la mancanza di educazione finanziaria. L’Italia è tra i paesi con il livello più basso di alfabetizzazione finanziaria in Europa.
Come si potrebbe migliorare questa situazione? Bisognerebbe partire dalle scuole, inserendo l’educazione finanziaria come materia. I ragazzi entrano in contatto con il denaro molto presto, spesso attraverso i social, che lo legano a uno status. Occorre invece insegnare che il denaro è uno strumento per realizzare obiettivi. Inoltre, è fondamentale distinguere tra sapere e saper fare: non sempre chi conosce la teoria ha comportamenti virtuosi, e a volte chi sa poco si comporta meglio di un professionista.
Perché le banche sembrano spesso indietro rispetto ai cambiamenti della società? Esiste una differenza tra banca tradizionale e banca con consulenti finanziari. Il modello tradizionale è più rigido e datato, mentre il modello consulenziale è più flessibile e orientato alla persona. Inoltre, pesa molto la scarsa educazione finanziaria delle persone e un approccio ancora troppo orientato al prodotto anziché alle esigenze di vita. Fare consulenza non significa vendere prodotti, ma accompagnare le persone nei momenti chiave della loro vita.
Cosa succede quando una persona diventa tua cliente? Il percorso parte dalla conoscenza profonda della persona. Dopo l’apertura del conto, se lo desidera, costruiamo insieme un progetto che attraversa tutte le fasi della sua vita: protezione, previdenza, investimenti, obiettivi familiari. La relazione si sviluppa nel tempo, adattandosi alle priorità che cambiano.
Servono grandi capitali per iniziare un percorso di consulenza? Assolutamente no. La priorità è mettere in sicurezza la persona: niente consulenza senza protezione, senza equilibrio finanziario, senza un piano previdenziale. Solo dopo si passa agli investimenti. E il vero segreto di un buon investimento è la pazienza.
Come vedi il tema della pensione? Il nome “pensione” è sbagliato. Preferisco chiamarla libertà. È una fase della vita che può essere lunga, ricca e piena di possibilità. Se la chiami libertà, nessuno rifiuta di investire per costruirla.
Che rapporto hai con il progetto di Arja Cajo e con Viola? Ci siamo conosciute attraverso una community femminile. Mi piace molto questo progetto perché riesce a rendere la finanza accessibile con un linguaggio inclusivo, lontano dai toni catastrofici che spesso spaventano le persone.
Cosa ti piace di Arja Cajo? Mi ha permesso di riscoprire il colore. Io vengo da un mondo molto minimal, molto nero, e i suoi accessori sono una luce diversa nella mia quotidianità.
Oltre alla banca, ti occupi anche di formazione in altri contesti? Sì, tengo webinar in aziende, corsi nelle scuole, attività con associazioni femminili, progetti con migranti, studenti universitari e fondazioni che erogano borse di studio. La formazione è una parte fondamentale del mio lavoro.
Quali tre consigli daresti a chi vuole avvicinarsi al mondo della finanza? Vedere il denaro come mezzo per raggiungere obiettivi, avere pazienza e tempo come alleati, e affidarsi a una guida competente che sappia accompagnare anche nei momenti difficili.