Da molti anni sono comuni le iniziative di welfare che le aziende mettono in pratica con l’obiettivo di migliorare il benessere lavorativo dei propri dipendenti. Tra queste, tra le più diffuse vi sono i cosiddetti benefit aziendali, ovvero benefici di varia natura che, di fatto, vanno a integrare la normale retribuzione.

Oltre a migliorare la qualità di vita dei lavoratori, questi strumenti sono considerati anche strategici per aumentare l’attaccamento dei dipendenti all’azienda.

Si possono fare moltissimi esempi al riguardo, ma tra i benefit aziendali più richiesti ci sono i buoni pasto aziendali, a cui si affiancano spesso altre soluzioni di welfare, come i buoni acquisto, le piattaforme welfare e i buoni carburante. Vediamo, per ora, di capire cosa sono i buoni pasto aziendale di preciso, come funzionano e chi ne ha diritto.

Cosa sono e come funzionano i buoni pasto aziendali?

I buoni pasto aziendali sono una misura adottata da moltissime aziende, in particolar modo da quelle che preferiscono non gestire un servizio mensa interno.

Le caratteristiche più apprezzate dei buoni pasto per dipendenti sono la flessibilità, la comodità e l’ampia rete di esercizi convenzionati: nel caso dei Buoni Pasto Pluxee, per esempio, il titolare die buoni può utilizzarli in oltre 100.000 bar, ristoranti, tavole calde, pizzerie, gastronomie, negozi di generi alimentari, supermercati ecc. È inoltre possibile usarli per acquistare pasti e generi alimentari su e-commerce convenzionati.

Ne esistono due tipologie: cartacei, sempre meno diffusi, e digitali, l’opzione ormai più diffusa. I buoni pasto aziendali digitali possono essere in formato card o interamente virtuale; nel primo caso sono utilizzabili sia tramite card fisica che tramite app, mentre nel secondo caso si tratta a tutti gli effetti di una card virtuale, per utilizzo esclusivo tramite app su smartphone.

I buoni pasto digitali sono pratici e godono di una disciplina fiscale molto favorevole.

La disciplina fiscale dei buoni pasto aziendali

Da un punto di vista fiscale, i buoni pasto, per esempio i Buoni Pasto Pluxee, offrono benefici significativi rispetto all’indennità di mensa, una somma giornaliera forfettaria inserita in busta paga e soggetta a tassazione IRPEF e contribuzione INPS.

In base alla normativa attuale, infatti, i buoni pasto cartacei godono di un’esenzione fiscale giornaliera di 4 euro, mentre per quelli digitali la soglia è di 8 euro. Considerando una media di 220 giorni lavorativi, la quota annua detassata è di 880 euro per quanto riguarda i buoni cartacei e di 1.760 euro per quanto concerne i buoni digitali.

Per le aziende, i costi sostenuti per l’acquisto dei buoni pasti sono deducibili al 100%. Per quanto concerne l’IVA, l’aliquota è agevolata al 4%, ma risulta detraibile soltanto nel caso dei buoni digitali.

Buoni pasto aziendali: chi ne ha diritto

In linea di massima, il datore di lavoro non è obbligato a concedere il benefit dei buoni pasto, fatta eccezione per due casi: obbligo previsto dal CCNL applicato o dalla contrattazione individuale o decentrata.

Nel momento in cui il datore di lavoro decide di (o è tenuto a) erogare i buoni pasto, la distribuzione dovrà essere fatta a tutto il personale dell’azienda. I buoni pasto non sono infatti un benefit meritocratico (come, per esempio, i premi di produzione).

Hanno quindi diritto ai buoni pasto tutti i lavoratori subordinati presenti in azienda, sia full-time che part-time, così come i lavoratori che operano in smart-working.

È opportuno ricordare che soltanto il titolare del buono può utilizzarlo: non sono infatti permesse la cessione a terzi, la commercializzazione e la loro conversione in denaro contante.