Il Padiglione Italia alla 61esima Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia ospita la mostra Con te con tutto di Chiara Camoni, curata da Cecilia Canziani, all’interno delle Tese delle Vergini all’Arsenale. Il progetto è promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura.
Lo spazio espositivo del Padiglione Italia: le Tese delle Vergini
Dall’antico termine veneziano, le “tese” indicano grandi capannoni coperti, aperti su uno o più lati, usati come spazi di lavoro. Nel caso delle Tese delle Vergini, si tratta di un lungo edificio adiacente alle Tese del Cinquecento e ai grandi scali acquei delle Gaggiandre all’interno dell’Arsenale. Formato da due capannoni accostati, venne realizzato nella fase di ampliamento del 1872 verso l’area denominata delle Vergini, per la precedente presenza del Convento delle Vergini, spogliato degli apparati decorativi durante il periodo Napoleonico. Questi edifici erano destinati a deposito di combustibili e per questo chiamati anche Tese del Carbone. La superficie complessiva è di circa 3.850 metri quadri.
L’artista del Padiglione Italia 2026
Chiara Camoni (1974, Piacenza) vive e lavora in un piccolo borgo tra le Alpi Apuane. La sua pratica comprende il disegno, la stampa vegetale, il video e soprattutto la scultura, con particolare attenzione alla ceramica. I suoi lavori sono spesso il frutto di collaborazioni con gruppi informali e spontanei, di workshop o seminari più istituzionali. Da diversi anni “Il Centro di Sperimentazione” affianca l’artista nello sviluppo di progetti caratterizzati da un’autorialità condivisa, espandendo ulteriormente i formati e i linguaggi da lei impiegati.
Tra le mostre personali recenti: Swarms, a cura di Antonio Grulli, Luci d’Artista, installazione permanente, Palazzo della Regione, Torino (2025); Chiamare a raduno. Sorelle. Falene e fiammelle. Ossa di leonesse, pietre e serpentesse, a cura di Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, Pirelli Hangar Bicocca, Milano (2024); Inizio fine. Rotondo. Tutte le cose del mondo a cura di Saverio Verini, Palazzo Collicola, Spoleto (2024); Hic Sunt Dracones, con Atelier dell’Errore, a cura di Elena Volpato, GAM, Torino (2022); Deux Soeurs, a cura di Alice Motard, CAPC, Musée d’art contemporain de Bordeaux, Bordeaux. (2021).
La curatrice del Padiglione Italia 2026
Cecilia Canziani (Roma, 1976) è una storica dell’arte e curatrice indipendente. Il suo lavoro si concentra sulla pratica artistica contemporanea, la scrittura e la didattica della cultura visiva
contemporanea. Ha ottenuto il dottorato di ricerca in Storia dell’Arte presso l’Università Federico II di Napoli; il Master in Curating presso Goldsmiths College University of London; si è laureata presso l’Università di Roma La Sapienza. Ha frequentato la Scuola di Specializzazione
in Storia dell’Arte dell’Università di Siena. È co-fondatrice con Ilaria Gianni del centro di ricerca sull’arte contemporanea IUNO e del progetto editoriale di libri d’artista per l’infanzia Les Cerises. È stata co-direttrice di Nomas Foundation con Ilaria Gianni, e ha ideato e curato insieme a Simone Menegoi e Andrea Zegna il programma di arte pubblica ZegnArt per il gruppo Ermenegildo Zegna.
È titolare della cattedra di Fenomenologia dell’Arte Contemporanea presso l’Accademia di Belle Arti de L’Aquila e membro della Commissione Dottorale presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. È stata vincitrice del programma Italian Council edizione 13, promosso dalla Direzione
Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, con un progetto di ricerca internazionale. Tra i progetti espositivi recenti la prima mostra antologica in una istituzione italiana di Linda Fregni Nagler per la GAM di Torino; il Festival di Accademie e Istituti di Cultura Stranieri Palazzo delle Esposizioni di Roma; due mostre dedicate a Elisa Montessori agli Istituti Italiani di Cultura di Varsavia e Cracovia; Io dico io, Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma e Anastasia Potemkina al MAXXI L’Aquila. Collabora con Flash Art e Antinomie. Segue il lavoro di Chiara Camoni dal 2010, ha curato la sua prima monografia (NERO, 2017) e dal 2018 insieme lavorano al progetto di ricerca itinerante La giusta misura.
Il progetto espositivo: Con te con tutto
La mostra si sviluppa a partire dalla pratica di studio di Camoni, basata sulla collaborazione e co-creazione, assumendo così una dimensione collettiva. Un invito a sentire e a condividere attraverso l’incontro con altre forme di vita grazie al dialogo, alla contemplazione e al fluire del tempo. Nonostante le molte presenze, è articolata come un’installazione unica che coinvolge l’intero Padiglione, reimmaginandolo come un paesaggio in trasformazione.
La mostra si compone di opere realizzate appositamente per l’occasione insieme a lavori esistenti, secondo una combinazione di elementi, di riutilizzo e di risemantizzazione frequente nei lavori dell’artista e nella sua pratica.

Lo spazio della prima tesa, lasciato in semi ombra, accoglie ventiquattro sculture. Colonne, Sister e Daimon, sono silenziose figure antropomorfe (alcune dai lineamenti definiti, altre dalla forma aperta), di poco maggiori alla scala umana che emanano un senso di sacralità rivolte verso l’ingresso del Padiglione. Sono fatte di argilla, modellate a colombino o composte di piccoli elementi di terracotta. Tutte diverse le une dalle altre, sono adornate con arbusti, conchiglie, pietre e materiali inediti come oggetti trovati, frammenti di plastica o rifiuti. Un’adunanza che sembra essere convocata per raccontare il paesaggio contemporaneo e che invita chi entra a prenderne parte. La materia, dice la curatrice Cecilia Canziani, non viene concepita come un soggetto passivo sul quale proiettare conoscenza, ma uno spazio fisico di interazione reciproca che modifica noi e il mondo, e in qualche modo ci insegna a rinnovare il rapporto con il vivente. La riscoperta dei materiali tradizionali come la terracotta, la consapevole ibridazione con l’artigianato e la rivisitazione delle forme rituali, si inseriscono in un processo di continua sovversione delle gerarchie del sistema dell’arte. Il lavoro di Chiara Camoni dialoga con la tradizione dei maestri italiani del Novecento, riprendendone e rielaborandone le istanze, in particolare in relazione all’Arte Povera.
Le tematiche dell’ecologia, del femminile, della processualità, della cura e della collaborazione aiutano a ripensare il ruolo dell’arte stessa, anche attraverso la co-creazione: fare insieme presuppone pensare insieme, e in tal modo si sovvertono i limiti dell’autorialità. La scultura, oltre ad essere collaborazione con la materia, diventa epifania: forme che raccontano di ibridazioni tra mondo animale, umano e sacro.

Nella seconda tesa è ospitata la sezione “Dialoghi”, progettata da Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli. Dall’ambiente sospeso del primo spazio si entra nella luce, e le riflessioni dell’artista sulla materia si ampliano. Grandi figure femminili reclinate in terracotta fanno da raccordo tra i due ambienti in un’architettura domestica in costruzione che sembra emergere dal suolo. La scultura si fa contenitore, racchiudendo piccoli oggetti realizzati o presi in prestito, sottolineando la dissoluzione del confine tra arte e artigianato. A ciò si aggiunge la commissione ad Alice Rohrwacher e Annamaria Ajmone di due interventi inediti e una serie di opere inserite nel corpo dell’installazione: un’anfora proveniente dalla collezione Rovati, un acquerello di Alberto Martini, due piccole coppe di Fausto Melotti, un film Lumière con una performer che interpreta la “danza serpentina” di Loïe Fuller, la fotografia di Martha Graham che danza con oggetti di scena di Isamu Noguchi, un disegno di Marisa Merz, un’installazione di Kazuko Miyamoto, una fotografia di Medardo Rosso, una scultura di Senga Nengudi, due fossili di pesce, la documentazione di un’opera di Luciano Fabro nel giardino di Marinella Pirelli, una fotografia di Gauri Gill, una xilografia di Felice Casorati, la Pipia de Carèsima, un pane rituale sardo realizzato dal Panificio Pintau.

Al centro dello spazio si trova una piazza circondata da sedute sulle quali si può sostare. Il principio di collettività si estende anche alla dimensione del riposo.