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ToggleNelIl futuro sarà davvero senza smog? Nessuno può dirlo con certezza. Mentre le città europee cercano di diventare più verdi, sostenibili e respirabili, una nuova sfida sanitaria sta entrando nel dibattito pubblico: immaginare metropoli senza fumo e senza nicotina. L’obiettivo, oggi, è ripensare gli spazi urbani come luoghi completamente liberi da sigarette tradizionali, sigarette elettroniche, tabacco riscaldato.
Un’idea che fino a pochi anni fa sembrava utopica e che invece è diventata il cuore della European Conference on Tobacco or Health (ECToH 2026), il più importante congresso europeo sul controllo del tabacco, aperto a Milano in vista della Giornata Mondiale Senza Tabacco del 31 maggio, promossa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Il tema scelto dall’OMS per il 2026 è emblematico: “Unmasking the appeal, countering nicotine and tobacco addiction”, smascherare il fascino della nicotina e contrastarne la dipendenza.
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In Europa fumano ancora 179 milioni di persone

I numeri raccontano una vera emergenza sanitaria. Secondo i dati presentati a Milano:
- in Europa ci sono ancora 179 milioni di fumatori e consumatori di nicotina;
- il tabagismo provoca circa 700mila morti ogni anno nell’Unione Europea;
- in Italia i consumatori di sigarette tradizionali, elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato sono circa 12,4 milioni.
E mentre il fumo classico cala lentamente, cresce la diffusione dei nuovi dispositivi a base di nicotina, soprattutto tra i giovani.
Ritardi normativi sui nuovi prodotti contenenti nicotina
Secondo il report Tobacco Control Scale, l’Italia ha perso 14 posizioni in appena quattro anni nelle classifiche europee sul controllo del tabacco, passando dal 18° posto del 2021 al 32° del 2025. A pesare sono soprattutto i ritardi normativi sui nuovi prodotti contenenti nicotina.
Mentre molti Paesi europei hanno irrigidito le regole su pubblicità, vendita e utilizzo delle sigarette elettroniche, in Italia continuano a essere consentite campagne pubblicitarie molto aggressive per e-cig e tabacco riscaldato. Inoltre, questi dispositivi possono ancora essere utilizzati in diversi ambienti indoor, inclusi bar, ristoranti e luoghi di lavoro.
La nuova frontiera: città senza nicotina
È proprio da qui che nasce il progetto delle “nicotine-free cities”, le città senza nicotina. L’obiettivo illustrato dagli esperti europei durante il congresso di Milano è ambizioso: trasformare gli spazi urbani in ecosistemi progettati per promuovere salute, benessere e prevenzione.

Non si parla soltanto di vietare il fumo in alcune aree pubbliche, ma di avviare una vera e propria “de-nicotinizzazione” degli ambienti condivisi. Scuole, parchi, fermate dei mezzi pubblici, piazze, stazioni ferroviarie, aree sportive, cortili scolastici e luoghi di aggregazione dovrebbero progressivamente diventare spazi completamente liberi da qualsiasi prodotto contenente nicotina.
Secondo Juha Pekka Turunen, presidente delle European Cancer Leagues, le città del futuro non potranno più essere semplicemente luoghi dove vivere, ma dovranno diventare strumenti attivi di salute pubblica. La logica è quella già utilizzata in passato per l’inquinamento atmosferico: modificare l’ambiente per modificare i comportamenti. Rendere più difficile fumare, meno visibile la nicotina e meno normalizzato il consumo.
Milano come laboratorio europeo
Milano potrebbe rappresentare uno dei primi laboratori europei di questa trasformazione. I dati epidemiologici presentati durante ECToH 2026, raccolti tra il 2023 e il 2026 su oltre 3.800 persone in Lombardia, mostrano infatti una possibile riduzione della prevalenza di fumatori nella provincia milanese dopo l’introduzione delle restrizioni outdoor sul fumo. Secondo Silvano Gallus, ricercatore dell’Istituto Mario Negri e presidente del comitato scientifico del congresso, le politiche urbane possono avere un impatto concreto sui comportamenti individuali.

Per anni si è pensato che i divieti all’aperto avessero soprattutto un valore simbolico. I primi dati raccolti a Milano sembrano invece suggerire che limitare il fumo negli spazi pubblici possa contribuire a ridurre la diffusione del tabagismo e a cambiare la percezione sociale del gesto del fumare. Gli stessi ricercatori, però, sottolineano che le attuali misure hanno ancora limiti importanti. Le restrizioni introdotte a Milano, per esempio, non includono pienamente sigarette elettroniche e prodotti a tabacco riscaldato, che continuano a occupare una grande parte del mercato.
La nicotina non deve essere pop: l’allarme sui giovani
Il tema che più preoccupa gli specialisti riguarda però le nuove generazioni. In Europa circa 4 milioni di adolescenti tra i 13 e i 15 anni utilizzano prodotti del tabacco o della nicotina. In diversi Paesi, come il Regno Unito, le sigarette elettroniche stanno ormai superando le sigarette tradizionali tra i più giovani.
I dati presentati al congresso europeo mostrano una situazione particolarmente delicata. Quasi quattro ragazzi su dieci hanno già provato la sigaretta elettronica e oltre uno su cinque la utilizza regolarmente. Ancora più allarmante è il dato relativo all’età di inizio: un adolescente su sette tra i 15 e i 18 anni ha iniziato a svapare prima dei 13 anni.

Secondo gli esperti, il successo delle e-cig dipende soprattutto dalla capacità dell’industria di trasformare la nicotina in un prodotto pop, tecnologico e socialmente desiderabile. Aromi dolci, packaging colorati, influencer, campagne sui social network e marketing digitale stanno contribuendo a rendere il vaping un’abitudine percepita come innocua. Il rischio, spiegano gli epidemiologi, è che una generazione che probabilmente non avrebbe mai iniziato a fumare sigarette tradizionali sviluppi invece una dipendenza da nicotina attraverso lo svapo.
Sigarette elettroniche e salute: i rischi emergenti
Uno dei punti più discussi durante ECToH 2026 riguarda la percezione delle sigarette elettroniche come alternativa “sicura”. Secondo i documenti presentati da A.L.I.Ce. Italia OdV, l’Associazione per la Lotta all’Ictus Cerebrale, stanno emergendo evidenze sempre più significative sugli effetti cardiovascolari e cerebrovascolari del vaping.
Le sigarette elettroniche rilasciano aerosol contenenti nicotina, sostanze irritanti, composti organici volatili, metalli pesanti e particelle ultrafini che possono avere effetti diretti sui vasi sanguigni. Gli studi più recenti suggeriscono che il vaping possa aumentare lo stress ossidativo, l’infiammazione sistemica, la vasocostrizione e il rischio di danni cardiovascolari.
Il quadro peggiora ulteriormente nel caso del cosiddetto “consumo duale”, cioè l’utilizzo contemporaneo di sigarette tradizionali ed elettroniche. Secondo i dati presentati al congresso, chi fuma e svapa contemporaneamente presenta rischi ancora più elevati di ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva e malattie cardiovascolari.
Il boom delle sigarette elettroniche illegali
A complicare ulteriormente il quadro c’è la crescita del mercato illegale delle e-cig. Secondo alcune analisi scientifiche europee, molti dispositivi contraffatti contengono concentrazioni preoccupanti di piombo, nichel, rame e cadmio. Metalli che, se inalati nel tempo, possono provocare danni neurologici, respiratori e cardiovascolari.
Gli esperti invitano i consumatori a prestare attenzione ad alcuni segnali: tosse persistente, stanchezza inspiegabile, irritazioni cutanee, difficoltà respiratorie o problemi di concentrazione potrebbero essere campanelli d’allarme. Per questo motivo viene raccomandato di acquistare dispositivi soltanto da rivenditori autorizzati, verificando confezioni, codici di autenticità e qualità del prodotto.
6 fumatori su 10 vogliono smettere
Nonostante tutto, il desiderio di smettere resta molto diffuso. Una ricerca AstraRicerche realizzata per Fondazione Umberto Veronesi ETS evidenzia che sei fumatori su dieci considerano la cessazione dal fumo una priorità personale. Due persone su tre hanno già provato almeno una volta a smettere. Molti però ricadono entro pochi mesi, soprattutto a causa della forte dipendenza psicologica e comportamentale legata alla nicotina.

Gli specialisti sottolineano anche un altro problema: i Centri Antifumo e i percorsi di supporto alla cessazione sono ancora poco conosciuti e spesso difficilmente accessibili. Per questo motivo, durante la Giornata Mondiale Senza Tabacco 2026, il mondo scientifico chiede di rafforzare prevenzione, informazione e servizi territoriali.
Le città senza fumo nella cultura contemporanea
L’idea di città progettate per migliorare salute e benessere non nasce oggi. Negli ultimi anni urbanisti, sociologi e organizzazioni internazionali hanno dedicato numerosi studi al concetto di “healthy cities”, città costruite intorno alla salute pubblica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato documenti e linee guida dedicate alle smoke-free cities, mentre diversi libri di urbanistica sanitaria hanno raccontato il legame tra qualità dell’aria, stili di vita e progettazione urbana.
Anche in Italia il dibattito si è intensificato, soprattutto dopo le esperienze di spiagge smoke-free, aree verdi senza sigarette e limitazioni outdoor introdotte in alcune città. Per gli esperti, il vero cambiamento sarà culturale prima ancora che normativo. Così come oggi appare normale non fumare in un cinema o in un ospedale, in futuro potrebbe diventare normale vivere interi spazi urbani senza nicotina.
L’obiettivo europeo: una Tobacco-Free Generation entro il 2040
L’orizzonte indicato dall’Europa è chiaro: creare una “Tobacco-Free Generation” entro il 2040. Una generazione in cui fumare, svapare o utilizzare nicotina non rappresenti più un comportamento normale o socialmente desiderabile. La sfida, spiegano gli esperti, non riguarda soltanto il tabacco tradizionale. Riguarda il rapporto stesso tra salute pubblica, città e dipendenza.
Perché le città del futuro non dovranno essere soltanto più intelligenti o sostenibili. Dovranno soprattutto essere luoghi dove respirare meglio.