C’è una parola che Maria Grazia Chiuri sceglie per definire il punto di partenza della sua prima collezione cruise per Fendi: borghesia. Una categoria volutamente ampia, inclusiva, capace di contenere corpi, generazioni, desideri e comportamenti diversi. È da qui che prende forma un guardaroba pensato per vestire gli uomini e le donne della contemporaneità, con la moda restituita al suo ruolo di strumento di consapevolezza e arte del possibile.

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Maria Grazia Chiuri e la visione del guardaroba Fendi

Il progetto di Maria Grazia Chiuri per Fendi parte da una riflessione sui fondamentali: la qualità dei materiali, la ricerca sulle forme, l’attenzione ai processi. La sua matrice di progettista italiana emerge con chiarezza in ogni scelta. Uomo e donna camminano affiancati e possono indossare pezzi intercambiabili, compendio delle possibilità offerte dai rispettivi modi di vestire. C’è la camicia con il pantalone che al primo sguardo sembrano un unico pezzo, sorta di divisa da scomporre e ricomporre a seconda delle necessità. Il guardaroba diventa territorio condiviso, fluido, aperto.

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La collezione cruise: materiali, contrasti e la baguette reattivata

Abbigliamento e accessori condividono la stessa ricerca su materiali e lavorazioni. Chiuri usa la pergamena, materiale identitario del brand, mettendola in dialogo con la pelle nera borchiata nella baguette riattivata. Nell’abbigliamento, la pergamena si traduce in colore, ancora a contrasto con il nero. Il trench coat si evolve, costruito a righe di pelliccia e sottolineato da borchie a cuneo. La pelle lucida si oppone al panno opaco per riconsiderare l’impatto di una giacca o di un cappotto. Gli abiti in pizzo argentato e con ricami di paillette trasmettono bagliori. A unire tutto, il motivo dell’albero della vita: immagine, manifesto, traccia utopica che richiama natura, umanità e convivenza, e riporta al motto scelto da Chiuri: meno io, più noi.

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Lo short film e il riferimento a Histoire d’Eau di Jacques de Bascher

La collezione si accompagna a un cortometraggio che è al tempo stesso omaggio e reinvenzione. Il riferimento è Histoire d’Eau di Jacques de Bascher, girato nel 1977 su commissione di Karl Lagerfeld per presentare la prima collezione prêt-à-porter disegnata per Fendi: il primo fashion film della storia della moda. Nel film originale, la giovane Suzie vagava per una Roma trasfigurata e metafisica, con l’obiettivo di trasformarla nell’immaginazione in un’ipotesi di Baden-Baden. Chiuri riprende questo personaggio e lo reinterpreta: la sua Suzie entra a passi calibrati in un palazzo deserto della Roma razionalista, avvolta in un nero che riassume tutti gli altri colori, ammantata di piume, ambasciatrice di forza, coraggio e conoscenza.

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Rosa Matteucci e il saggio “Oltre lo specchio”

Il booklet della collezione ospita il testo Oltre lo specchio firmato da Rosa Matteucci, che accompagna il cortometraggio con una scrittura densa e visionaria. La nuova Suzie vi appare come una figura al confine tra l’inconscio e la ragione, che attraversa la penombra di un palazzo razionalista in un gioco che partecipa della scherma, degli scacchi, della danza classica e del vaticinio. La scena — con le sue scale, i suoi marmi, i suoi silenzi — diventa la vera protagonista, trasformando il girato in pittura in movimento, tra Kubrick e Sokurov. Ogni fotogramma potrebbe essere definitivo; ogni movimento potrebbe fermarsi per sempre. Lentamente, dal mistero affiora la bellezza degli abiti, che si impone sulla forza del marmo e sul fascino fugace della giovinezza.

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