È possibile che due non colori messi insieme si trasformino in uno degli accordi cromatici più riusciti di sempre? La risposta, forse ovvia, è sì. Sono il sinonimo del bene e del male, della luce e dell’ombra, in storia dell’arte potremmo parlare di chiaro scuri, per la moda è l’irrinunciabile black and white. Un netto contrasto di colori che diventa una certezza con cui non si sbaglia mai.
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Basta scegliere una camicia bianca e abbinarci un pantalone nero per essere eternamente chic. E se sono firmati Givenchy by Sarah Burton, come quelli indossati dall’attrice Charlize Theron, ancora meglio. Le star lo usano spessissimo sia sui red carpet che nella vita quotidiana, ma anche sul grande schermo. Nel 1964 sono il regista George Cukor e il costumista Cecil Beaton a rendere il bianco e nero un’icona della cinematografia con il film My Fair Lady con Audrey Hepburn e Rex Harrison premiato agli Oscar del 1965 per miglior regia e migliori costumi, tra gli altri premi. A rendere il bianco e nero un tratto indelebile del film è la famosissima scena del Royal Ascot dove Audrey, alias Eliza Doolittle, viene presentata alla società. Il colpo d’occhio è incredibile, tutta l’alta società è vestita in black and white e Audrey fa il suo ingresso in un lungo abito di pizzo e nastri, con maxi cappello abbinato: il famosissimo “Ascott Dress“. Un look talmente iconico che, nel 1995, Mattel gli ha dedicato una Barbie.

Sulla scia di questo film, solo qualche anno dopo invece è stato lo scrittore Truman Capote a scegliere il bianco e nero per la festa in maschera che la stampa del tempo definì come “il party del secolo”. 540 invitati, da Phillip Roth a Richard Avedon, tutti rigorosamente in bianco e nero al leggendario Hotel Plaza di New York. In effetti secondo Coco Chanel: “Il nero contiene tutto. Anche il bianco. Sono di una bellezza assoluta. È l’accordo perfetto”. Lo sa bene l’attrice britannica Daisy Edgar-Jones che abbina un cappotto a scialle nero in pelle plongé firmato Burberry ad un tailleur pantalone bianco per le strade di New York.
Non solo il party del secolo e quell’indelebile scena di My Fair Lady. Proprio negli stessi anni, i sixties della Swinging London, la moda scopre l’optical. Fantasie basate su illusioni ottiche e di movimento caratterizzate dal contrasto tra bianco e nero e ispirate a lavori di artisti come l’inglese Bridget Riley, prima donna a vincere il Premio Internazionale per la pittura alla XXXIV Biennale di Venezia alla fine degli anni ’60. Da Mary Quant a Saint Laurent passando per Valentino tutti abbracciano l’optical rendendo il bianco e nero un contrasto immancabile nel guardaroba di chiunque ancora oggi.

Fino alla metà del secolo scorso, in effetti, il black and white è stato il filtro con cui il mondo percepiva la società. Prima che nella fotografia, nel cinema e nella tv arrivassero i colori era bianco e nero tutto ciò che non era realtà. Così oggi, in un mondo che guarda sempre più al passato, questo binomio cromatico diventa non solo una sicurezza, ma guadagna anche un filtro vintage quasi nostalgico. Proprio come quando su Instagram scegliamo di modificare una foto passandola dal colore al filtro Gritty, giusto per citarne uno.
Tanto moderno quanto d’antan il black and white è un chiaro statement. Molto più che un semplice accordo cromatico. Un binomio di colori che porta con se storia, significati e riferimenti che dal cinema all’arte, come sempre, approdano nella moda. Insomma anche dietro quella che sembra la scelta più semplice davanti all’armadio si nasconde un mondo.