C’è un’azienda piemontese che da quattro generazioni si rifiuta di scendere a compromessi sulla qualità. Quagliotti produce biancheria per la casa e per l’ospitalità di lusso controllando l’intera filiera, dal filo al prodotto finito, senza mai aver spostato la produzione all’estero.

Eleonora Peretti, project manager dell’azienda, racconta la nuova collezione Trame da abitare, i mercati internazionali e una filosofia produttiva che ha come bussola un concetto solo: il bello che dura.

Trame da abitare: la nuova collezione Quagliotti

Cosa presentate con la nuova collezione? Presentiamo Trame da abitare, che parte dall’idea di riportare l’attenzione al tessuto e non solo al look, ma al feel. La trama è il filo che crea il tessuto: l’idea è invitare il cliente a riscoprire la qualità del tessuto, che parte dal filato. Per noi la materia prima è come nella ricetta: è quella che determina la qualità del prodotto finito.

quagliotti intervista eleonora peretti milano design week nuova collezione (4)

Quagliotti segue tutta la filiera produttiva? Partiamo dal filo: lo acquistiamo, tessiamo, gestiamo la parte di candeggio e tintoria, poi il tessuto tinto viene tagliato, cucito, confezionato e spedito. È una scelta che abbiamo fatto da sempre: non compromettere mai la qualità. Facciamo quattro controlli — sul greggio, sul tinto, sul capo finito e sul customer care — e seguiamo praticamente tutti i nostri clienti face to face.

Lavorate sia con clienti privati che con il settore hospitality? Sì, ma in entrambi i casi il nostro approccio è custom: il 99% dei clienti personalizza sulla propria misura, che sia la tovaglietta con il nome del ristorante o il proprietario di casa che vuole il ricamo con il proprio logo. È tutto fatto su misura.

Qualità, filiera e radici piemontesi

Siete alla quarta generazione. Quali sono le sfide più grandi che state affrontando? Negli ultimi dieci anni le sfide sono state tante: il covid, poi il conflitto Russia-Ucraina, poi IL conflitto in Medio Oriente Ogni volta si ripercuote sui costi energetici, che per noi incidono molto sulla fase produttiva — soprattutto sulla tintoria. Con il fotovoltaico copriamo ormai il 50% del consumo di energia elettrica, ma resta comunque un costo significativo.

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C’è anche un’attenzione alla sostenibilità? Sempre, e da molto tempo. Non abbiamo mai delocalizzato la produzione, nemmeno negli anni in cui veniva addirittura sovvenzionata. La scelta del nonno e dei miei genitori era di restare sul territorio, e credo che sia stata proprio quella a tenerci in vita — esattamente come non aver mai compromesso la qualità. Quando ci viene chiesto se potremmo fare qualcosa di meno caro e meno qualitativo, la risposta è sempre no.

Mercati internazionali e il ritorno dell’Italia

Quali sono i mercati in cui siete più presenti? Sono cambiati molto negli ultimi cinque anni. Vendevamo bene in Russia, in Ucraina, in Cina e nel Golfo. Oggi siamo molto stabili su Francia e Svizzera, con clienti come il Ritz a Parigi, il Beau-Rivage di Losanna e di Ginevra. Per noi gli alberghi sono veicoli di comunicazione: il cliente che dorme lì cerca l’etichetta, e poi vuole lo stesso prodotto a casa. È l’esperienza che traina.

E l’Italia come va? Stiamo facendo piccoli passi, anche grazie all’amicizia con Cristina e Alessandro Guidi di Caraiba, che vende per alti brand di porcellana, (ceramica) e argenteria e copre la maggior parte dei ristoranti stellati e alberghi cinque stelle lusso in Italia. L’unica fiera che facciamo, oltre al fuorisalone, ormai è Host a Milano, e la comunicazione degli ultimi anni si è concentrata sul brand awareness, tornando un po’ a casa. Forse tanti sono rimasti delusi dal prodotto estero. L’Italia la qualità l’ha sempre generata e credo che stia tornando.

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I valori di Quagliotti: Slow Fiber e durevolezza

Quali sono i valori fondanti dell’azienda? La qualità, che per noi si declina nei valori (dello) DI Slow Fiber: buono, pulito, sano, giusto e durevole. Questi principi si traducono nella relazione con i clienti, con i dipendenti, con il territorio e nella qualità del prodotto, che si esprime nella sua durevolezza nel tempo. Pensiamo ai corredi di lino tramandati: questo perché la qualità garantiva la durata. Questo è ancora oggi uno dei nostri argomenti più forti con l’hospitality: il prezzo iniziale viene assorbito nel tempo molto meglio rispetto a prodotti di qualità inferiore.

Qual è la vostra strategia di comunicazione? Siamo sempre puliti e concisi — forse siamo un po’ troppo piemontesi e non ci siamo raccontati abbastanza. La strategia più forte è portare le persone in azienda: chi viene e vede la realtà produttiva, dai telai alle sarte che cuciono il prodotto finito, si innamora e capisce che quello che raccontiamo è vero. Sul fronte visivo lavoriamo con Roberto Da Pozzo, art director milanese che ha collaborato con Vogue per anni, e con la fotografa Valentina Sommariva, specializzata nei grandi brand di arredamento. Lo stile è pulito, mai troppo classico né troppo freddo — e deve funzionare ovunque, dalla barca modernissima di Philippe Starck al Beau-Rivage di Losanna.