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Debí Tirar Más Fotos di Bad Bunny è il primo album interamente in lingua spagnola a vincere il più prestigioso premio della serata, portando la musica latina al centro della scena internazionale con un trionfo storico.

Non solo musica ai Grammy 2026, ma una chiara dichiarazione contro l’ICE

È stata una di quelle notti in cui musica e cultura si fondono, andando oltre trofei e red carpet. La 68ᵃ edizione dei Grammy Awards, andata in scena domenica 1° febbraio a Los Angeles, verrà ricordata non solo per i vincitori, ma per le parole e i significati che sono esplosi sul palco, intrecciando ritmo, identità e impegno sociale in un’unica celebrazione intensa e memorabile.

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Un momento storico per la musica latina

Nella lunga storia dei Grammy, poche vittorie segnano una nuova epoca. È ciò che è accaduto quando il portoricano Bad Bunny ha visto il suo album Debí Tirar Más Fotos incoronato come Album of the Year: per la prima volta nella storia, un album interamente in lingua spagnola ha conquistato il premio più ambito, un riconoscimento che va oltre le classifiche e celebra la centralità della musica latina nel mondo contemporaneo.

Ma non è stato solo un trionfo artistico. Quando Bad Bunny – che ha deciso di non esibirsi – ha preso il microfono, ha rotto subito i toni con un potente: “ICE out” — e la sala è esplosa in applausi. Con parole semplici e profonde ha ricordato che siamo umani, non numeri né categorie, dedicando la vittoria a chi ha lasciato il proprio paese per inseguire un sogno. Questo gesto ha trasformato il momento in un richiamo collettivo alla dignità e all’umanità, confermando che la musica può essere un palcoscenico per ciò che conta davvero.

Per chi non ne fosse a conoscenza: l’ICE è, l’agenzia federale americana che si occupa di immigrazione, dogana e sicurezza interna, associata a controlli e detenzioni di immigrati.

Foto di Jorge Rojas su Unsplash
Bad Bunny durante un concerto nel 2020 – Foto di Jorge Rojas 

Quando le canzoni diventano dichiarazioni

Se l’album di Bad Bunny è stato la fotografia di un presente latinoamericano e globale, Billie Eilish ha portato sul palco un’altra forma di impegno, quella verbale e diretta. Vincendo Song of the Year con “Wildflower”, ha usato il suo discorso non per ringraziare la sola industria, ma per ribadire una posizione. Con frase inequivocabile, “No one is illegal on stolen land” e un esplicito (anche se censurato) “fuck ICE”, ha lasciato un segno forte su cosa può essere un Grammy quando la musica incontra la coscienza civile.

Questa non è stata semplicemente una serata di premi: è stata una conversazione collettiva sul ruolo degli artisti nella società, su come una canzone possa parlare di bellezza e dolore, come un album possa raccontare appartenenze e migrazioni.

Le esibizioni di cui ci ricorderemo di questi Grammy

I Grammy 2026 non sono stati solo premi e discorsi: le performance hanno reso la serata indimenticabile.

Sabrina Carpenter, con Manchild, ha continuato a sorprendere, portando la sua canzone con ironia sexy che la distingue, su scenografie spettacolari, dall’“aeroporto interattivo” al palco, ogni momento sembrava raccontare una piccola storia in movimento.

Rosé e Bruno Mars hanno portato energia pura con una versione revved-up del loro hit APT., rendendo l’hit globale fresca e irresistibile.

Lady Gaga, che si è aggiudicata 4 grammy, come da tradizione, è stata teatrale e ipnotica: la performance di Abracadabra, da sotto una lampshade degna di un catalogo vintage, ha colpito il pubblico direttamente nel cuore, confermando ancora una volta il suo talento nel fondere musica e dramma visivo.

Tyler, the Creator durante la sua esibizione (un mashu up tra Thought I Was Dead e Sugar on My Tongue ha attraversato epoche e generi, con momenti ironici, artisticamente complessi. A coronora ò’esibizione una lezione dell’attrice Regina King, offrendo qualcosa per tutti e dimostrando quanto un’esibizione possa essere allo stesso tempo intellettuale e divertente.

Infine, Justin Bieber ha sorpreso con la sua versione raw e stripped-down di Yukon: un approccio minimalista, senza camicia né scarpe, che ha messo in primo piano la voce e l’intensità emotiva.

La musica come linguaggio universale

Oltre ai momenti politici, i Grammy hanno celebrato la pura essenza della musica: dalla maestria di Kendrick Lamar & SZA, vincitori di Record of the Year con Luther, alla consacrazione di Olivia Dean come Best New Artist, al ritorno live di Lola Young dopo il suo burnout, quì premiata per la hit Messy,

In una notte in cui la presenza sul tappeto rosso poteva raccontare glamour e individualità, è stato ciò che è stato detto e cantato a lasciare un segno più profondo: la volontà di chi usa la musica per connettere, ricordare e far sentire voci che spesso rimangono ai margini.

Robert Smith dei The Cure- Photo by Sam Rockman
Robert Smith dei The Cure- Photo by Sam Rockman

The Cure ai Grammy 2026: vittoria storica per le leggende della musica alternativa

Ai Grammy 2026 non hanno brillato solo i nomi giovani o le star pop del momento. La cerimonia ha celebrato anche le leggende della musica alternativa, rendendo giustizia alla loro storia.

The Cure, dopo oltre cinquant’anni di carriera e numerose nomination senza vittorie, hanno finalmente conquistato i loro primi Grammy.
La band ha trionfato nella categoria Best Alternative Music Performance con il singolo Alone.
Nello stesso giorno hanno vinto anche Best Alternative Music Album con Songs of a Lost World.

Questo doppio riconoscimento celebra l’eredità duratura dei Cure, una band che ha definito generazioni di artisti e fan.

Grammy 2026: i look da ricordare tra eleganza classica e moda manifesto

I look da ricordare ai Grammy 2026 non sono moltissimi, poiché in tempi incerti è sempre meglio andare sul sicuro.

Eppure, un mix di eleganza classica e audacia totale è stato servito da Bad Bunny, che ha portato un tocco couture nel suo smoking Schiaparelli: raffinato, ma arricchito da dettagli che lo rendono immediatamente riconoscibile, soprattutto sul retro.

Billie Eilish ha sussurrato stile con un look preppy upcycled, perfetto per la sua estetica ormai matura, firmato da Hodakova, giovane stilista sostenibile esplosa sulla scena parigina.

Lady Gaga ha fatto il suo consueto ingresso drama, vestita in archivio McQueen, mentre Sabrina Carpenter ha optato per un look vecchia Hollywood in Valentino scintillante.

Chappell Roan ha spinto l’asticella dell’autoreferenzialità estrema con un ensemble Mugler, pura moda performance: più un manifesto che un vestito.

I vincitori delle categorie principali:

Album of the Year

Bad Bunny – Debí tirar más fotos

Record of the Year

Bad Bunny – “DtMF”

Song of the Year

Lady Gaga – “Abracadabra”

Best New Artist

Olivia Dean

Best Pop Solo Performance

Justin Bieber – “Daisies”

Best Pop Vocal Album

Justin Bieber – Swag

Best Pop Duo/Group Performance

Rosé and Bruno Mars – “APT.”

Best Remixed Recording

Gesaffelstein – “Abracadabra – Gesaffelstein Remix” (Lady Gaga)

Best Dance Pop Recording

Selena Gomez & benny blanco – “Bluest Flame”

Best Traditional Pop Vocal Album

Laila Biali – Wintersongs

Best Dance/Electronic Album

FKA twigs – Eusexua

Best Dance/Electronic Recording

Disclosure & Anderson .Paak – “No Cap”

Best Rock Album

Deftones – Private Music

Best Rock Song

Nine Inch Nails – “As Alive As You Need Me to Be”

Best Metal Performance

Dream Theater – “Night Terror”

Best Rock Performance

Amyl and The Sniffers – “U Should Not Be Doing That”

Best Alternative Music Performance

Bon Iver – “Everything Is Peaceful Love”

Best Alternative Music Album

Bon Iver – SABLE, fABLE

Best R&B Album

Givēon – Beloved

Best R&B Song

Kehlani – “Folded”

Best R&B Performance

Justin Bieber – “Yukon”

Best Rap Album

Clipse – Let God Sort Em Out

Best Rap Song

Doechii – “Anxiety”

Best Melodic Rap Performance

Fridayy featuring Meek Mill – “Proud of Me”

Best Rap Performance

Cardi B – “Outside”

Best Música Urbana Album

Bad Bunny – DeBÍ TiRAR MáS FOToS

Best Latin Pop Album

Rauw Alejandro – Cosa Nuestra

Best Traditional Country Album

Charley Crockett – Dollar a Day

Best Contemporary Country Album

Kelsea Ballerini – Patterns

Best Country Solo Performance

Tyler Childers – “Nose on the Grindstone”

Best Country Duo/Group Performance

Miranda Lambert and Chris Stapleton – “A Song to Sing”

Best Country Song

Tyler Childers – “Bitin’ List”

Best Americana Album

Jon Batiste – Big Money

Best African Music Performance

Burna Boy – “Love”

Best Global Music Performance

Bad Bunny – “EoO”

Best Compilation Soundtrack for Visual Media

Timothée Chalamet – A Complete Unknown

Best Song Written for Visual Media

Nine Inch Nails – “As Alive As You Need Me to Be” (from Tron: Ares)

Best Score Soundtrack for Visual Media

John Powell – How to Train Your Dragon

Best Album Cover

Tyler, the Creator – Chromakopia