Il 25 novembre, Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza contro le Donne, non è una semplice ricorrenza simbolica, ma un momento che richiama all’azione collettiva. Quest’anno Martino Midali rinnova il proprio impegno sociale aderendo alla campagna nazionale promossa dagli Stati Generali delle Donne insieme allo Sportello Donna, alla Fondazione Gaia e all’iniziativa Ottomarzotuttolanno. Un gesto che ribadisce la necessità di una risposta culturale ed educativa continua, capace di trasformare la consapevolezza in responsabilità attiva.

La violenza di genere, infatti, non è un fenomeno isolato: richiede un cambiamento profondo nei comportamenti, nelle comunità e nei luoghi che abitiamo. È in questo spirito che il brand ha scelto di coinvolgere oltre quaranta boutique in tutta Italia, trasformandole in punti di ascolto e visibilità attraverso una locandina dedicata alla campagna. Un gesto semplice ma potente, pensato per ricordare a ogni donna che attraversa quei luoghi che non è sola, che esiste una rete attiva e solidale pronta a sostenerla.

In un momento storico che chiede impegno, coraggio e responsabilità condivisa, Martino Midali conferma così il proprio ruolo non solo come marchio di moda, ma come parte di una comunità consapevole e attenta.

È partendo da questo importante messaggio che, durante la Milano Fashion Week, abbiamo incontrato Martino Midali per parlare della nuova collezione “Midali Tune”, del suo rapporto con la città e della sua visione creativa.

Per iniziare, cosa significa “Midali Tune”, il titolo che introduce questa collezione? “Midali Tune” è il nome della collezione che diventa protagonista di questa stagione. È una storia di donne, quelle che ho sempre amato vestire e con cui dialogo attraverso i miei abiti. Anche questa volta ho cercato di reinterpretare la donna contemporanea raccontando storie al femminile.
In passerella ci sono sei donne comuni che rappresentano un invito per tutte le altre a essere se stesse, a interpretare ogni capo secondo la propria personalità.

Se dovessi indicare tre elementi che hanno guidato la tua ispirazione quest’anno, quali sarebbero? È sempre il mio concetto di partenza. Da quasi cinquant’anni faccio questo mestiere e continuo a lavorare sullo stesso linguaggio, aggiornandolo e adattandolo alla vita contemporanea con tutte le sue evoluzioni.

Come ti senti a inaugurare la Fashion Week di Milano, uno degli appuntamenti più attesi dai milanesi? Sono molto felice. Essere il primo ad aprire questa lunga settimana è un grande onore. Milano è la città che mi ha fatto crescere e che mi ha dato tutto, quindi essere qui per me significa davvero molto. E poi è la seconda volta che apro la Fashion Week, e questo mi riempie di orgoglio.

Hai in mente eventuali collaborazioni future con altri brand? Sono sempre aperto a tutto. Mi piace la vita contemporanea, mi piace confrontarmi e collaborare. Quindi sì, sono disponibile a valutare collaborazioni e progetti condivisi.

Come descriveresti questa collezione in tre parole? È una collezione molto particolare. Le collezioni si costruiscono nel tempo: nascono, si lavorano, si cambiano, perché hai sei mesi per farlo. Ogni collezione, come questa, non è solo “bella”: porta con sé il lavoro, l’impegno e sei mesi di vita di uno stilista. È questo che la rende speciale.

Qual è stato l’inizio del tuo percorso come fashion designer e come guida del brand? In realtà non volevo fare questo lavoro. Cercavo una professione che mi permettesse di divertirmi. Poi gli eventi mi hanno portato a creare un’azienda, anche se non era nelle mie intenzioni iniziali. La moda è arrivata così, naturalmente, e da cosa è nata cosa.