Emergenza Centrafrica: ecco cosa fare per aiutare i bambini

Pierpaolo Grisetti ci racconta la mission di Amici per il Centrafrica onlus.

Pierpaolo Grisetti di lavoro fa il commercialista, ma la sua missione nella vita è un’altra: portare avanti il progetto Amici per il Centrafrica onlus sostenendo in primis i più piccoli che spesso si ritrovano ad affrontare stati di emergenza difficilmente immaginabili.

Abbiamo incontrato Pierpaolo Grisetti, Presidente di Amici per il Centrafrica Onlus.

Come nasce Amici per il Centrafrica Onlus? Qual è stato il preciso momento in cui ha preso forma? La culla della nascita della nostra Associazione è Ngouma, un piccolo paese nella foresta dei Pigmei, in Centrafrica. Nel 2000 la nostra fondatrice Carla Pagani, scomparsa qualche anno fa, andò a trovare la zia suor Beniamina, missionaria che operava in Centrafrica e gestiva un piccolo centro sanitario nella foresta dei Pigmei. Il centro riusciva a malapena a garantire le prime cure d’emergenza, a tal punto che lei stessa, pur non essendo medico, doveva a volte intervenire per dare una speranza di sopravvivenza a coloro che erano in condizioni disperate. Proprio durante la visita della nostra fondatrice, giunse al centro sanitario un bambino di 9 anni e che pesava solamente 5kg: il vedere con i propri occhi tanta disperazione e povertà, l’operare con mezzi di fortuna e il non avere posti letto quindi la convalescenza sdraiati nella terra rossa dell’Africa, smosse qualcosa in lei. La condizione del bambino si aggravò e morì proprio fra le braccia di Carla.

Questa esperienza lasciò un segno indelebile ed al suo rientro in Europa, la zia missionaria affermò, in tono provocatorio, che si sarebbe dimenticata di quanto accaduto. Ma l’esperienza fu così drammatica che Carla, una volta rientrata, decise di voler costruire un ospedale in quel luogo dimenticato da tutti. Fu in quel preciso instante che la nostra Associazione nacque: iniziammo a raccogliere fondi e nel novembre 2001 fu costituita la Onlus Amici per il Centrafrica.

Sei stato quindi coinvolto sin da subito in questo progetto? Sì, Carla mi coinvolse sin da subito riconoscendo in me delle capacità nell’impegnarmi concretamente in un significativo progetto umanitario. Io, lei e altri sette soci siamo i fondatori di Amici per il Centrafrica Onlus. Con la sua scomparsa ho iniziato a ricoprire il ruolo di Presidente, con l’obiettivo di proseguire l’operato svolto e portare avanti i progetti in essere.

Quanto pesa questo testimone? E’ un riconoscimento significativo, sia dal punto di vista umano, sia a livello di competenze professionali poiché i progetti in fase di sviluppo sono importanti e richiedono grande impegno. Attualmente stiamo gestendo, in uno dei paesi più poveri del mondo, progetti a favore di bambini e di giovani, in un’ottica non limitata al presente bensì sviluppando e costruendo le basi per un futuro. Con il progetto in essere di “la Scuola dei Mestieri” vogliamo garantire una prospettiva consolidata che si basa su 2 punti cardine quali: assistenza sanitaria ed istruzione.

Abbiamo, noi tutti volontari, una responsabilità verso la popolazione centrafricana e in particolare nei confronti dei giovani che nutrono in noi tante speranze per il loro futuro. A volte ci sono problematiche che, nel ruolo di Presidente, cerco di nascondere ed in altre occasioni ho invece bisogno di condividere le preoccupazioni al fine di un supporto reciproco nel portare avanti i progetti. Il nostro obiettivo primario, in un’ottica reale di cooperazione, è il garantire alla popolazione una propria autonomia senza un continuo aiuto diretto che genera dipendenza.

Quali sono le emergenze più importanti in questo momento? Attualmente abbiamo tre emergenze:

– il garantire ai giovani africani un grado di istruzione, poiché solo promuovendo e sostenendo una loro crescita culturale si può dar loro autonomia e libertà. Ad oggi la popolazione è ancora fortemente succube delle tradizioni e delle credenze, dal dominio dei potenti che sfruttano la loro “non conoscenza” per attuare una politica di sottomissione;

– il promuovere progetti sanitari: la percentuale di mortalità infantile è ancora molto elevata e si ha difficoltà nell’approvvigionamento di medicinali. La vita media è tra i 40-45 anni. Attraverso lo sviluppo di progetti sanitari si vuole garantire loro cure sanitarie che permettano di migliorare la condizione attuale di vita;

–  il promuovere un’autonomia insegnando loro un lavoro. Nostro obiettivo primario è il fornire mezzi che permettano di rendersi indipendenti e di portare avanti il loro sogno di avere una propria dignità in primis per sé stessi e per la propria famiglia.

Che distanza c’è tra queste emergenze e il raggiungimento dell’obiettivo in termini di tempo e fondi? In termini di obiettivi raggiunti dal 2001 ad oggi l’Associazione ha costruito più di quattordici scuole, di cui tre gestite direttamente da noi. La frequenza dei bambini sta aumentando di anno in anno e questo comporta il soddisfare ulteriori richieste come la necessità di comprare nuovi banchi, la fornitura di libri di testo e materiale scolastico e l’esigenza di creare nuovi poli scolastici. Obiettivo primario è quindi il completare la costruzione di “La Scuola dei Mestieri”, progetto in essere ma di difficile realizzazione data l’attuale emergenza finanziaria.

Quante volte all’anno andate in Centrafrica? Io personalmente, nel ruolo di Presidente, mi reco in Centrafrica 1/2 volte all’anno in base alle necessità che ci vengono segnalate dalla nostra responsabile paese che segue e coordina tutti i progetti in essere direttamente sul campo.

Cosa si prova a fare questa attività di salvare la vita dei bambini e di istruirli?Dal punto di vista umano è un’immensa gioia vedere come i bambini ricambino con affetto tutto ciò che la nostra associazione cerca di garantire e costruire. Il loro affetto rappresenta per noi lo stimolo nel proseguire il nostro operato. Personalmente il mio primo viaggio in Centrafrica è stato nel 2009 e ha avuto un forte impatto su di me al punto tale che una parte del mio cuore è sempre là.

C’è qualche episodio che vuole condividere? Ogni viaggio racchiude molteplici episodi … tra i tanti posso raccontare di quando vidi una bambina piangere disperata nel tragitto per recarsi alla nostra scuola. Non riuscivo a capire cosa fosse accaduto sino a quando ho capito che il suo pianto era dovuto al fatto che si era rotta le sue scarpine. Sembra una banalità ma dovete sapere che molti sono i bambini che devono percorrere a piedi anche 10 o 12 chilometri per raggiungere la scuola, quindi per lei l’aver rotto le scarpine era un vero problema e motivo di sofferenza. La presi in braccio e la portai a cercare delle nuove scarpine nel container in cui vi era il materiale vestiario. Il suo sorriso mi riempì il cuore di gioia. Questo è uno dei tanti episodi che, nella sua semplicità, ci dà la forza per continuare con la nostra opera e promuovere nuovi progetti.

C’è un territorio di guerra in Centrafrica? Com’è la situazione? Nella captale di Bangui la situazione è abbastanza tranquilla, anche se gli scontri fra le diverse fazioni ed i ribelli sono tutt’ora presenti. Dal 2015, anno il cui il Papa è venuto in visita in Centrafrica ed ha aperto la Porta Santa, la situazione è molto migliorata rispetto a come lo era in precedenza con una guerra che causò la morte di oltre un milione di persone. Attualmente si deve considerare che operiamo in un paese in cui l’indice di sviluppo umano è al penultimo posto ed in cui il potere dei “grandi” quali russi, cinesi e francesi porta allo sfruttamento del territorio. In un contesto di assoluta povertà si deve prestare particolare attenzione poiché anche una piccola scintilla può generare diatribe e piccole guerre.”

In una zona così in emergenza c’è anche l’intervento delle Organizzazioni Internazionali o tutto viene lasciato al destino di onlus come la vostra? Sul territorio sono presenti anche Organizzazioni Internazionali come CUAM, Medici senza Frontiere, Coopi e Unicef. La nostra stessa Onlus sta portando avanti, in collaborazione con Unicef, il Progetto mamme e bambini in carcere.

In terra africana purtroppo molte donne, anche mamme, vengono ancora accusate di stregoneria e rinchiuse in carcere per futili motivi senza un processo.

Amici per il Centrafrica Onlus si è impegnata in un progetto di sostegno di mamme che con i loro bambini vivono in carcere in condizioni sanitarie ed umane insopportabili. L’associazione ha attivato all’interno delle stesse aree di detenzione un piano sanitario, nutrizionale ed educativo rivolto ai bimbi costretti a vivere in una realtà priva di umanità.

Monitorando il percorso e i risultati ottenuti, la stessa comunità europea ed Unicef hanno deciso di affidarci altre 7 carceri, una ventina di guardiole e altri piccoli luoghi di detenzione. Per la nostra Associazione è un grande riconoscimento.

Una volta che i ragazzi seguono il percorso di istruzione, tendono a rimanere sul luogo o cercano di andare in altri paesi? La maggior parte decidono di restare in Centrafrica, poichè sono molto legati alle loro tradizioni e alla loro cultura. Questo per noi è importante poiché implica che i giovani che formiamo, decidendo di restare sul luogo, saranno proprio coloro che garantiranno una continuità aiutandoci a portare avanti i progetti in essere creando in loro partecipazione e responsabilità sociale.

È possibile seguire i vostri progetti? Abbiamo un nostro sito www.amicicentrafrica.it. Siamo presenti sui social, Instagram e Facebook in cui diamo informazioni e aggiornamenti sui progetti e sugli obiettivi che raggiungiamo”.

Quanto dovrebbero donare i nostri lettori? Se i lettori, leggendo questa intervista, volessero aderire al Progetto Adozione a Distanza sarebbe già tantissimo: un piccolo gesto per un aiuto concreto. Con un contributo di soli 20,00 euro al mese si può adottare un bimbo garantendo istruzione e cure sanitarie.

Un’altra semplice e immediata forma di aiuto è data dall’apporre una firma per il 5×1000 indicando nell’apposita sezione della dichiarazione dei redditi il codice fiscale dell’Associazione 950696980130.

Attraverso questa iniziativa riusciamo a raccogliere contributi destinati per una percentuale pari al 90% ai progetti.

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