“The Irishman”: Ode e Omaggio al Genere Gangster e a Martin Scorsese

Frank Sheeran (Robert De Niro) è un veterano della Seconda Guerra Mondiale e un autista di camion la cui strada si incrocia con quella di Russell Bufalino (Joe Pesci), boss della mafia a Filadelfia, che vede in lui il tratto principale di un buon ufficiale: l'affidabilità.

Russell presenta Frank a Jimmy Hoffa (Al Pacino), il capo del sindacato dei camionisti, preso di mira da Robert Kennedy per il suo coinvolgimento con la Mafia e i prestiti garantiti loro per la costruzione di Las Vegas: Hoffa è estremamente carismatico, a tal punto da rendere Frank il suo bodyguard e, forse, il suo migliore amico.

Il viaggio di questi tre personaggi attraverso gli Stati Uniti e la Storia americana è “semplicemente” un viaggio nel mondo del cinema che non può che altresì essere definito se non come “capolavoro”. Martin Scorsese con “The Irishman”, tratta dal libro “I Heard You Paint Houses” di Charles Brandt e disponibile su Netflix dal 27 Novembre, firma un vero e proprio film testamento non tanto della sua carriera (che ci auguriamo essere ancora lunga) ma di un genere, quello dei film gangster, che ha reso grande Hollywood negli anni.

Per realizzarlo, Scorsese si affida ai suoi attori di fiducia, anzi ai suoi amici Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci, 3 giganti premi Oscar che recitano in ogni momento del film, anche in quelli più “giovanili” grazie a un processo di ringiovanimento avanzato e ambizioso, dando vita a performance di innata bravura, che dimostrano ancora una volta la loro capacità nel trasformarsi e nel calarsi nella parte.

La collaborazione, gli omicidi, le campagne elettorali, i tradimenti e le esecuzioni vanno a comporre un’ode alla caducità del tempo contrapposta all’immortalità delle azioni compiute, alle trasformazioni culturali di un Paese profondamente mutato e a quelle intime dell’amicizia e dei doveri personali.

Un film intenso e sentimentale dove Scorsese sembra raccogliere e amalgamare i pezzi della sua filmografia per tornare a ragionare sul mondo dei gangster americani. Quella di “The Irishman” è insomma l’epopea di una criminalità viscerale, dei tanti personaggi che l’hanno animata e delle molteplici azioni che l’hanno condannata, uno spiraglio da cui sbirciare quel poco che resta della gloria di un’età ormai scolorita ma resa immortale dalla storia, dal cinema, e da Martin Scorsese.

 

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