Vado a Parigi… sfilo e…. torno in Italia!

Maison che vanno e vengono. E si potrebbe forse dire ora: Paese che vai e sfilata che trovi.

Alessandro Michele_Fall Winter 2018 2019

L’arte del cambiamento, del mutamento – repentino e non –   e l’evoluzione dell’oggi, mettendo in discussione ogni concreta e tradizionale certezza e accogliendo l’arrivo di ciò che sembra al momento un caos ma che in realtà è solo il moderno futuro che si materializza, è un aspetto spesso difficile da accogliere, da accettare, da digerire e metabolizzare.

Il cambiamento, per alcuni, è un boccone amaro da mandar giù: crea paura, scompiglio, disagio e a volte polemica e lamentela. Polemica nei settori più tradizionali ma polemica, anche in quelli più ricchi di fronzoli, ricami, profumi e balocchi ma dove dietro c’è un serio business – purtroppo a volte “tritacarne” – dai ritmi da caserma oltre ad un giro di poltrone ultimamente decisamente frenetico: parlo della moda.

E collaborando io stesso con una testata di moda (oltretutto una delle prime a credere nel cambiamento “on line” e che quando nacque nell’anno 2006, contribuì a rompere la routine della carta stampata, la routine dei grandi editori, la routine dell’età anagrafica perché dal nulla fu creata da due ragazzi poco più che ventenni – ed oggi ha un giro di click che supera i due milioni e mezzo al mese)… posso dire che in questo settore così attento ai trend… così attento all’immagine, così attento a termini come “cutting edge”; giusto ; trend; glamour e “schifato” da ciò considerato ormai vecchio, una fetta di persone tira invece l’acqua al mulino dello status quo.

E per questo status quo, che in un circolo vizioso, la lamentela-polemica senza l’azione di rottura o il far qualcosa, va avanti …. Tanti riflettono, meditano, chiacchierano ma l’azione concreta per cambiare il sistema manca.

E quando “cigola” una parte del castello di fronzoli, sfilate, presentazioni, opening e business, perché i creativi (e chi li finanzia), vogliono giustamente sperimentare il nuovo – anche temporaneamente –   tutto entra in una assurda e polemica agitazione.

E allora tutti giù a parlare di amore per il Made in Italy, di senso di appartenenza del vero stile e del non rispetto per la propria terrà natìa che ha dato i natali al marchio, di lotte per capire qual è la più importante città della moda ecc ecc ecc ….. di tragedie per Calendari di 3, 4, 5 giorni e così via, di stampa e buyer che non arrivano (o arrivano a malapena in città)… con tutto il ritorno economico (mancato oppure no) per una capitale europea.

Ultima dimostrazione di polemiche e di ciò che dico? E stato un Gucci che ora vola in Francia (oltretutto solo per 2 show la Cruise 2019 in programma ora il 30 di Maggio ad Arles, e lo show di Settembre per tornare invece a Milano nel Febbraio del 2019 ….. non dimentichiamo che Gucci è già  del Gruppo Kering).

E polemiche – ma forse un po’ meno – anche per la decisione ormai non recente ma ancora attuale di alcuni marchi che – sottolineo giustamente e saggiamente – mettono in pedana uomini e donne allo stesso tempo come faranno ora insieme ad altri Ermanno Scervino e Furla con la sua presentazione a Settembre 2018 …  E con la conseguenza che la settimana uomo a Giugno si accorcia e si rimaneggia il tutto.

Ecco in tutto questo non caos ma futuro, io dico solo una cosa. Ovvero che la frase noiosa e sentita fin da piccoli che chi si ferma è perduto … trova la sua ragione d’essere sempre e comunque anche ora. Perché Alessandro Michele con l’appoggio del CEO Marco Bizzarri fa benissimo ad andare dai francesi, a fare avanti e indietro… perché l’intelligenza è quella non solo di seguire la propria vena creativa ( in questo caso la sfilata fa parte comunque del discorso di un omaggio alla Francia ) ma  consiste anche nel aver capito che lo stantìo è uguale a voler morire e che oggi non ha più senso parlare di capitali europee in lotta tra loro, proprio oggi dove tutto è condiviso in un click e dove il mondo è un paese globale e unitario.

Perché lasciando da parte la lamentela, l’Italia non invita non so Dior, Celine, Carolina Herrera o chi per loro e ne cito solo alcuni a sfilare in Italia, in un perfetto scambio internazionale di designer aprendo così gli orizzonti al mondo nuovo? Perché? Tutto assumerebbe un’aria più fresca. La moda che è l’esempio per eccellenza di trasformazione è innanzitutto testa, cervello, azione dell’osare ( come sosteneva Gianni Versace ) e non solo indossare un abito della stagione in corso ed essere vecchi dentro.

Condividi su facebook
Facebook
Condividi su linkedin
LinkedIn
Condividi su twitter
Twitter
Condividi su telegram
Telegram
Condividi su whatsapp
WhatsApp