Dal Walkmann allo streaming: il futuro dell’ascolto della musica

Quale sarà il futuro dell'ascolto della musica? Cerchiamo di capirlo ripercorrendone la storia, dal Walkmann allo streaming on demand.
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Era il 1° luglio 979 quando la Sony lanciava sul mercato il primo Walkman, uno strumento innovativo per ascoltare la musica anche in mezzo ai rumori che sarebbe diventato oggetto di culto per tutti i giovani negli anni Ottanta.

La musica viaggiava con te per la prima volta. Era dove tu ti spostavi. Raramente un’idea ha rivoluzionato così tanto il modo di vivere di una civiltà; quella di Akio Morita, Masaru Ibuka e Kozo Ohsone ce l’ha fatta. Nel tempo, il Walkman è cambiato, si è modificato. La stessa Sony, visto il successo ottenuto con la prima versione, ha messo sul mercato la versione digitale. Si potevano riprodurre i brani. Un prodotto tanto bello quanto costoso quest’ultimo, addirittura 600 euro, l’unico punto a sfavore di questo oggetto. Certo, i primi Walkman sono ormai pezzi da collezione per nostalgici, con le loro cuffie e il volume da regolare.

sony walkmann

Dal Walkmann al lettore cd

Se il Walkman ha aperto una strada, gli oggetti che sono arrivati dopo hanno continuato sullo stesso percorso. Il lettore cd ha modificato di nuovo il modo di ascoltare musica, anche e soprattutto come suono: molto migliore delle cassette o dei vecchi dischi in vinile. Si tratta infatti di un drive destinato alla lettura dei dati memorizzati su un compact disc.

La paternità del cd si deve a Philips e DuPont. Di fatto, la progettazione del cd nella sua configurazione definitiva risale al 1979, grazie a una joint venture tra la Philips e di nuovo la Sony che, già nel 1975, stava sperimentando in modo indipendente la tecnologia per un disco ottico digitale. Il primo cd per utilizzo commerciale venne prodotto il 17 agosto 1982 dalla Philips ad Hannover: La Sinfonia delle Alpi di Richard Strauss. Il primo album musicale pop fu The Visitors, degli Abba, ma il primo a venire immesso sul mercato è stato 52nd Street di Billy Joel, il primo ottobre 1982.

I lettori mp3 e iPod Apple

Successivamente sono arrivati i file mp3, un algoritmo di compressione audio, di tipo lossy, sviluppato dal gruppo Mpeg. Che faceva di nuovo? Era in grado di ridurre drasticamente la quantità di dati che servono a memorizzare un suono. L’acronimo Mp3 è stato coniato nel 1997. Da qui la produzione di lettori mp3 in grado di supportare tale formato. L’arrivo di iPod sul mercato, prodotto da Apple, segna il passaggio definitivo all’ascolto della musica in digitale.

ipod

L’ascolto della musica in streaming

Il passo successivo è la musica in streaming sugli smartphone, diventati ormai l’oggetto a cui nessuno può rinunciare. Ormai è qui che si scarica e si ascolta la musica, dappertutto. Potremmo definirlo il vero nuovo Walkman. Nel 2006 viene sviluppato Spotify, un service di musica che offre lo streaming on demand di canzoni di varie case discografiche, tra cui Emi, Sony, Warner Music Group e Universal. Lanciato nell’ottobre del 2008, al 10 giugno 2015 vengono censiti oltre 75 milioni di utenti. Un altro sistema che offre musica in streaming on demand è Apple Music. Ordinatamente, offre agli utenti della Mela, gli artisti, gli album, i brani, la playlist e la musica scaricata.

spotify

Il futuro dell’ascolto della musica

Se questo è il presente, il futuro della musica quale sarà? Spotify sta lavorando alla possibilità di far ascoltare i brani in modalità Hi Fi, con la stessa qualità sonora dei cd. Ma il futuro immediato potrebbe arrivare dall’utilizzo della Blockhain per attribuire i diritti sulle canzoni, dall’utilizzo massiccio dell’intelligenza artificiale nel sistema di ricerca dei brani. Insomma, in base ai nostri gusti, la tecnologia ci consiglierà i brani. Fornendoci una vera e propria playlist.

Ma Spotify ha anche acquisito la start up inglese Sonalytic, che ha sviluppato la capacità di individuare una canzone analizzando una sola porzione di essa. Il futuro è tutto qui? No, non solo. L’intelligenza artificiale la farà da padrona, ma attenzione al vecchio vinile che torna in versione rivista e corretta. Come? Con un motore a trazione diretta che riduce le vibrazioni e il rumore di fondo (al momento l’Sl1200 Gr costa 1.500 euro). Ma altre idee circolano per evitare che il vinile sia solo vintage: un giradischi circolare ultra minimal, poco più grande di un 33 giri. Controlli ridottissimi, puntina nascosta sotto il disco, prezzo di 800 euro.

La Sony, per non essere da meno, ha ripreso a produrre dischi in vinile, cosa che non faceva dal 1989. Perché? Perché le stime parlano di un 2017 in cui proprio il vecchio 33 giri riprenderà a girare a manetta, mentre cd e mp3 perderanno quote di mercato.

Dagli Stati Uniti, infine, arriva infine Floating Record, che mantiene il disco in verticale. Che permette non solo di ascoltare, ma pure di vedere. Alla fine, gira e rigira(dischi), si torna alle origini: non trovate?

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