Facebook cinese: conosciamo i social d’Oriente

Qzone e Weibo sono tra i social più utilizzati al mondo. Ma come mai, probabilmente, non ne avete mai sentito parlare?

facebook cinese

Se si dà una sguardo alla classifica dei social più utilizzati al mondo, Qzone e Weibo occupano posizioni molto alte. Il primo è considerato il Facebook cinese, il secondo una sorta di Twitter made in China.

E in effetti Qzone e Weibo appaiono sì tra i primi social network al mondo come numero di utenti attivi, ma se non li conosciamo non possiamo farcene una colpa. Si tratta, infatti, di social cinesi (non a caso abbiamo detto che Qzone è considerato il Facebook cinese), utilizzati quasi esclusivamente dalla popolazione cinese, che facendone un uso massiccio ed essendo molto numerosa, spinge i social tra i più utilizzati al mondo.

Insomma, il “pericolo” cinese è dietro l’angolo per Mark Zuckerberg, benché Qzone, network a cui è possibile accedere solo dalla Cina, abbia spento la freccia del sorpasso, nel momento in cui a Pechino sono diventati di moda i servizi di messaggistica istantanea.

Ma in Cina c’è un altro social che, invece, cresce a vista d’occhio e che somiglia a Twitter. Si chiama Weibo, in un anno ha fatto numeri da capogiro, +33 per cento, arrivando a 313 milioni di utenti attivi ogni mese (il 90 per cento ci accede da mobile).

Facebook cinese: conosciamo Qzone

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Qzone si avvicina a Facebook, non solo come numeri, ma anche come funzionalità. Più di 600 milioni di utenti attivi, come detto, nonostante un calo dovuto alla messaggistica istantanea, che pare oggi interessare di più i cinesi. Qzone è nato nel 2005, fa parte del gruppo Tencent.

Questo Facebook cinese deve la sua popolarità alla crescita dell’uso del mobile. Nel 2010, infatti, gli sviluppatori intuirono quali fortune si nascondessero dietro le app e ne fecero una apposita, dotata di filtri per le fotografie e di e registrazioni audio. Insomma, già sette anni fa, con Qzone, era possibile ritoccare le foto che si scattavano. Mentre Instagram, tanto per fare il nome di chi lotta per la conquista del secondo posto proprio con il network cinese, quattro anni fa stava lanciando questa funzione. E poi ci sono le registrazioni audio, molto in voga in Cina: le foto vengono personalizzate con messaggi vocali.

Qzone, nel 2005, nacque come piattaforma di blog. Ma ha avuto il merito di capire verso dove stava andando il mondo della comunicazione online, la voglia di socializzare degli utenti del web. A differenza di Facebook, non c’è la possibilità di vedere chi sono gli amici degli amici. Se si vuole aggiungere qualcuno alla propria rete, bisogna cercarlo per forza con nome e cognome. Anche in questo caso, Qzone è stato uno degli anticipatori di una moda che ha visto, successivamente, WhatsApp e WeChat ottenere successo nello stesso modo: con la comunicazione diretta e privata. Peccato che Qzone non abbia fatto tris, ossia non abbia capito che la comunicazione stava di nuovo cambiando, con la predilezione per la messaggistica istantanea.

Weibo, il Twitter cinese

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Passiamo a Weibo, per qualcuno il clone di Twitter. Per altri, un ibrido tra questo e Facebook. Fatto sta che più del 30 per cento delle persone che usa internet in Cina, è su Sina Weibo. La percentuale di penetrazione è simile a quella che ha Twitter negli States. Ogni giorno, secondo gli ultimi dati, 100 milioni di messaggi vengono postati sul social. L’amministratore delegato di Sina Corporation è Charles Chao, la fondazione di Weibo è datata 14 agosto 2009. L’interfaccia è solo in lingua cinese e inglese. Nel marzo del 2014, Sina Corporation ha annunciato uno scorporo di Weibo come entità separata.

Weibo ha successo nonostante si presti ai rigidi controlli da parte del governo cinese. I messaggi postati sono monitorati dalle autorità. Ma ciò non frena il suo successo. I cinguettii in lingua cinese piacciono. I 140 caratteri non sono considerati un paletto, ma un’opportunità per dire in poche parole quello che si potrebbe spiegare in pagine e pagine. Nonostante, poi, il 30 per cento dei messaggi considerati trasgressivi venga eliminato dai censori entro mezz’ora, il 90 per cento nelle prime 24 ore.

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