SMS tecnologia morta? Perché ha ancora senso usarli…

Dal primo sms della storia alle app di messaggistica istantanea: ha ancora senso utilizzare i messaggini brevi oggi?

Il 3 dicembre 1992 l’ingegnere britannico Neil Papworth invia il primo sms della storia.

Il messaggino, il cui testo era Merry Christmas (buon Natale), viene inviato da un computer verso un cellulare con rete GSM Vodafone. Il primo sms della storia viene dunque inviato da un pc. Qualche settimana dopo, all’inizio del 1993, uno stagista della Nokia invia invece il primo sms da cellulare verso altro cellulare.

Gli sms – il cui nome per esteso è Short Message Service – hanno via via conquistato sempre di più gli utenti, contribuendo ad innovare e modificare il linguaggio e la comunicazione. La loro diffusione ha ovviamente seguito quella dei telefoni cellulari prima e degli smartphone poi, così come gradualmente è stato eroso anche l’iniziale limite dei 160 caratteri massimi che ogni sms poteva contenere, spazi compresi.

Dal primo sms all’evoluzione successiva

Il successo degli sms, soprattutto tra i giovanissimi, è stato dovuto al fatto che rappresentassero una forma di comunicazione veloce, immediata e assai più economica di una telefonata. Economica tanto più se si pensa che gli operatori hanno via via introdotto tariffe e pacchetti sempre più convenienti per l’uso degli sms. La loro popolarità non ha subito grandi scossoni neppure con l’introduzione successiva degli Mms (messaggi che consentono di inviare anche foto e video), perché questi ultimi, anche a causa del costo non indifferente, non sono mai riusciti a conquistare i favori degli utenti. E mentre gli Mms facevano registrare sostanzialmente un fallimento (in realtà è possibile inviarne tuttora ma sono caduti praticamente in disuso), gli sms continuavano ad essere molto utilizzati, anche perché nel frattempo era possibile inviarne di lunghezza pressoché illimitata (anche se tariffariamente si continuava a pagare 1 sms ogni 160 caratteri) e perché gli operatori hanno iniziato a prevedere piani tariffari che contenevano pacchetti di sms.

primo sms

Dalle email alle app di messaggistica istantanea: fine degli sms?

Che ne è stato oggi degli sms, dopo la diffusione massiccia degli smartphone? Attualmente la comunicazione è fatta soprattutto di email e di tantissimi messaggi scambiati attraverso le applicazioni mobile di messaggistica istantanea (WhatsApp, Facebook Messenger, Telegram e Snapchat solo per citare i più noti ed utilizzati). Un’app in particolare, WhatsApp, sembra aver definitivamente mandato in pensione gli sms, anche perché grazie ad essa i costi per le comunicazioni sembrano essere stati abbattuti quasi del tutto (basta essere sotto copertura wi-fi oppure utilizzare il proprio piano dati per inviare migliaia di messaggi, file audio video e immagini compresi).

Nonostante una maggiore diffusione di email, di app di messaggistica istantanea e anche di social network, l’uso degli sms pare però riuscire a sopravvivere in qualche modo, tant’è che gli operatori telefonici continuano a proporre pacchetti per utilizzarli in modo economico e molti servizi ancora se ne avvalgono.

Gli sms sono morti? La risposta dovrebbe essere no, anzi, è no. Anche se il loro uso, oggi, è assai limitato, i messaggini brevi resistono imperterriti e sembrano nient’affatto intenzionati a cedere il piccolo spazio che resta loro. Provate a pensare di essere senza rete dati e di dover comunicare con qualcuno. Senza internet per poter accedere a WhatsApp, Facebook Messenger e simili, a cosa vi affidereste? Agli sms, ottima risposta! Senza contare che tantissime persone hanno ancora cellulari datati, su cui non è possibile installare app di messaggistica istantanea e che molti servizi si appoggiano sull’uso dei messaggini per funzionare.

Foto di copertina: Pixabay

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