Rita Airaghi: percorsi e progetti della Fondazione Gianfranco Ferrè

Intervista alla Dottoressa Rita Airaghi, Direttore della Fondazione Gianfranco Ferrè, protagonista della rubrica Focus On di Fashion Times.

Progetto. Costruzione. E la sempre definizione-struttura “architettonica” di un capo. O meglio di tutti i suoi capi –  pensiamo per esempio a quelle superlative camicie bianche…. Il bianco-icona-camicia di Gianfranco Ferrè: quel bianco che diventa insieme volume, tagli, proporzioni, evoluzione e che lo stilista rincarava – stagione dopo stagione e con garbo –  di totale poesia.

Ma ancora l’epoca Dior come Direttore Artistico. Ma vogliamo tornare ancora indietro? Ferrè e l’India, Ferrè e Legnano, Ferrè e l’arte e ancora prima Ferrè e gli accessori (che gli aprirono la via di successo della moda…) dove il cuoio tagliato a vivo per esempio e gli elementi d’acciaio intrecciati che a volte li componevano, quasi “trasgressivamente” rivoluzionarono la “sciura” milanese dell’epoca presa da eleganze stereotipate. C’è poco da dire …Ferrè  era già fin dall’inizio, molto molto molto avanti …

Oggi il suo lavoro – lo stilista è mancato nel 2007 –  è ancora e sempre importante presenza: per le nuove generazioni e non.

Rita Airaghi con Gianfranco Ferrè (Anno 1982)
Rita Airaghi con Gianfranco Ferrè (Anno 1982)

Oggi i suoi bozzetti, schizzi, disegni, testi e ancora i video delle sfilate, le adv, e molto molto altro… sono protetti, custoditi ma resi disponibili tramite la Fondazione Gianfranco Ferrè

Deus Ex Machina della struttura-fondazione-impegno-percorso-obiettivi, è la Dottoressa Rita Airaghi che per lo stilista, è stata per lunghissimi anni, il Direttore della Comunicazione e dal 2008 è Direttore della Fondazione.

Oggi l’impegno della Fondazione si articola appunto in una pluralità di attività e di competenze come per esempio: l’organizzazione di eventi, di mostre, pubblicazioni, partecipazione a convegni e molto altro. E tutto quanto è reso possibile anche grazie alla realizzazione, di un data base digitale in cui è organizzato tutto l’eterogeneo materiale che testimonia l’opera dello stilista.

Ecco per esempio fino al 15 Gennaio 2017 – in mostra a Parma – “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: Inattese assonanze”, a cura di Gloria Bianchino e Alberto Nodolini in collaborazione con la Fondazione Gianfranco Ferré.

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La mostra propone un’ampia selezione di capi delle collezioni Alta Moda e Prêt-à-Porter, frutto di un lavoro di ricerca finalizzato all’individuazione di “inattese assonanze” tra alcune declinazioni dello stile di Ferré e le passioni, il gusto e i tempi della “Buona Duchessa” Maria Luigia. Una mostra giocata tutta sui dettagli della storia del costume reinterpretati in moda dal genio di Ferré.

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Ho incontrato la Dottoressa Rita Airaghi – Direttore della Fondazione – questa settimana per Focus On.

Dottoressa Airaghi, vorrei iniziare con un Suo breve ricordo dei tempi di Legnano, del Suo incontro, o meglio rincontro con Gianfranco Ferré. Un ricordo che poi è diventato accanto a lui, un percorso straordinario di Made in Italy. Come vi siete conosciuti (o meglio rincontrati) e da qui come è nata la sua bella avventura nella comunicazione? In primo luogo c’è un legame di parentela, poiché i nostri nonni erano fratelli. Il mio rapporto con Gianfranco si è rafforzato negli anni dell’università, anche grazie a molte amicizie comuni, non poche delle quali condivise nel periodo del nostro pendolarismo da studenti tra Legnano e Milano. Ognuno di noi ha poi intrapreso il suo percorso: io ho iniziato con passione e convinzione a insegnare, lui ha avuto le sue prime esperienze nel settore moda, senza ancora la totale convinzione di dedicarsi a quest’attività.  Ricordo il successo dei bijoux che già realizzava quando era studente al Politecnico e che sono stati il vero inizio del suo successo, i suoi viaggi in India, le sue prime collaborazioni, tra cui quella con Walter Albini, le sue prime collezioni per diverse aziende. Qualche anno più tardi l’impegno di Gianfranco nella moda è diventato totale. Così mi ha chiesto di aiutarlo nella comunicazione. Da un coinvolgimento per così dire part-time nella sua avventura, sono passata in breve a quello totale, trovandomi a occuparmi anche di aspetti non esattamente riconducibili alla comunicazione… In altre parole: all’inizio mi sono trovata a fare un po’ di tutto. E non ho difficoltà a confessare che ero completamente a digiuno in quanto alle dinamiche di settore. In quest’attività Gianfranco ed io siamo cresciuti insieme, ognuno dei due con le sue competenze e sempre confrontandoci tra noi sulle scelte, sulle decisioni, sulle strategie. Così, anno dopo anno, decennio dopo decennio, è cresciuto anche il mondo Ferré…

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La Fondazione Gianfranco Ferré oggi custodisce, protegge, organizza e supporta progetti in tutto il mondo rendendo sempre presente il genio creativo dello stilista. Mi racconta meglio come è nata, com’è organizzata e in che modo state sviluppando il vostro lavoro? La Fondazione è nata nel Febbraio 2008, pochi mesi dopo la scomparsa di Gianfranco, per volontà della famiglia, esattamente con gli obiettivi menzionati nella domanda e chiaramente espressi nel nostro statuto: conservare e far conoscere il suo lascito creativo. Ci siamo trovati di fronte ad un compito non certo facile, a partire dalla mole pressoché sterminata ed eterogenea di materiale, da valutare ed organizzare: abiti, accessori, disegni, fotografie di sfilata, di pubblicità di eventi di vario genere, video, testi. Il primo impegno è stato, necessariamente quello di organizzare in modo razionale e attuale tutto ciò in un data base che ad ora comprende oltre 70.000 documenti. Seppur a buon punto, siamo ancora in fase di “work in progress”. Ci siamo preoccupati che questo archivio digitale fosse di facile accesso e fruizione per chi, per ragioni varie, visita la Fondazione e consulta questa fonte, sia che si tratti di studenti, di ricercatori, o addetti ai lavori. Altrettanto importante è l’aspetto della divulgazione, nel rispetto di una volontà che è sempre stata, innanzitutto, di Ferré: condividere le proprie esperienze, far conoscere i risultati del proprio impegno, evitare in ogni modo che i traguardi raggiunti finissero nel segreto di un immaginario cassetto accessibile solo al diretto interessato. E’ la logica della condivisione come momento fondamentale di crescita, dei giovani in primo luogo. Per questo sono frequenti le visite in Fondazione di gruppi di studenti di moda o di design di ogni parte del mondo. Per questo abbiamo allacciato rapporti solidi e sistematici con gli Istituti d’Istruzione Superiore, con le Università, con le realtà attive a livello internazionale in ambiti simili o attigui a quello in cui operiamo noi. In questo quadro si collocano lecture e conferenze, presso la nostra sede e non, così come le pubblicazioni volute e curate dalla Fondazione, le mostre di capi – ma anche di accessori e di disegni – e/o la partecipazione a esposizioni organizzate da terzi. E con soddisfazione posso affermare che gli inviti in questo senso non mancano. Non va scordata la cura che dedichiamo all’archivio vestimentario, forse la parte più preziosa del nostro “tesoro” e la testimonianza più evidente e affascinante del talento di Ferré: circa tremila pezzi tra abiti e accessori, Uomo e Donna, custoditi e catalogati con rigore filologico, che ci permettono di dar vita a buona parte delle iniziative citate sopra.

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Si è appena aperta la mostra “Gianfranco Ferré e Maria Luigia: Inattese assonanze”, inaugurata lo scorso 30 Settembre nel Palazzo del Governatore a Parma, nel quadro delle celebrazioni legate al bicentenario dell’ingresso in città di Maria Luigia d’Asburgo-Lorena quale Duchessa di Parma, Piacenza e Guastalla. Com’è nato il progetto e in che modo avete collaborato con l’archivio Ferré? Siamo stati invitati a partecipare alle celebrazioni luigine, articolate in ben sedici progetti, perché nell’insieme degli eventi non mancasse un contributo moda che gli organizzatori hanno ritenuto di individuare nello stile di Gianfranco Ferré. Penso sia interessante fare il punto sul “come” noi ci siamo operati per affrontare questo coinvolgimento. L’invito ci ha stimolato a trovare nuovi modi di “leggere” i capi di Gianfranco Ferré. Non abbiamo cercato di selezionare un numero adeguato di capi ispirati a Maria Luigia, che, pur nel grande interesse di Gianfranco Ferré per le donne di potere del passato – Maria Teresa d’Austria, Caterina di Russia, Elisabetta la Grande – non è mai stata realmente preciso tema ispirativo per una collezione. Abbiamo invece compiuto il processo mentale opposto, sforzandoci di individuare negli abiti d’archivio elementi che potessero essere avvicinati senza forzature al mondo e all’epoca di Maria Luigia, con la sua temperie culturale. Una temperie culturale ben sfaccettata, che non si esaurisce nel concetto puro e semplice di “Stile Impero”, ma include, per esempio, anche l’affacciarsi In Europa delle fascinazioni esotiche e orientali in particolare, così come il passaggio dalla linearità delle fogge appunto dello Stile Impero all’opulenza della crinolina, già protagonista affermata della moda negli ultimi decenni di vita e di regno della Duchessa. La soddisfazione maggiore? Essere riusciti a farci sorprendere in prima persona dalla possibilità di cogliere negli abiti di Ferré “altri” significati, “altri” contenuti, magari più nascosti, diversi da quelli che per noi erano consueti, se non scontati.

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Gianfranco Ferré era un innovatore, un architetto con uno spiccatissimo “senso” della progettualità sui capi e con una visione sempre molto avanti… Proprio per questo che rapporto avete con i giovani, i nuovi talenti? Come li supportate? Vale quanto detto sopra: la Fondazione è aperta soprattutto ai giovani. L’esperienza di Gianfranco Ferré, in ogni sua declinazione, e, credo di poter dire, anche la nostra esperienza, è a loro disposizione. Così come sono a disposizione l’archivio digitale che abbiamo creato e la documentazione che conserviamo: per ricerche, tesi, pubblicazioni. Io stessa tengo lecture, seminari e corsi in diversi contesti formativi. Ci sforziamo di far conoscere l’opera di Gianfranco Ferré non certo per accrescere la sua gloria o la sua fama. Semmai per raccontare, spiegare, illustrare quella che è stata la sua visione di stile, ma anche il suo progetto, il suo metodo, perché siamo convinti che abbiano un senso e una validità al di là delle cadenze temporali e possano essere declinate al futuro. Pensiamo e ci auguriamo che siano uno strumento utile di cui i giovani debbano poter disporre per costruire qualcosa di loro, anziché guardare indietro e fermarsi passivamente al déjà vu, pericolo più che mai incombente.

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Come pensa sia cambiato (se lo è) il mondo della moda in questi ultimi 10/15 anni? La moda è cambiata perché è cambiato il mondo. Venti anni fa chi, non solo nella moda, doveva obbligatoriamente confrontarsi con quelli che sono colossi mondiali ormai affermati, Cina in testa? Lo stesso si può dire per i mercati: la Russia si era appena affacciata al mondo del lusso, l’India ancora doveva farlo, così il Brasile. Intanto nelle aree “mature” – Europa, Nord America, Giappone – cambiava l’approccio al vestire con il boom del “low cost”, fenomeno che non va affatto demonizzato e che riflette una ridefinizione dei valori e delle priorità, che ha tolto alla moda, o meglio, al brand, il ruolo di status symbol per eccellenza. Una delle conseguenze è stata una forte criticità nel consumo di lusso, ma anche un deciso stop, o quantomeno un forte disorientamento, in termini di creatività. Con rammarico devo sottolineare un aspetto che ritengo preoccupante per il presente e per il futuro della moda: confrontandomi spesso con i giovani mi rendo conto che hanno un’idea del percorso compiuto nel settore negli ultimi decenni assolutamente vago, approssimativo, appena abbozzato. Già il nome Ferré è avvolto in un’ aura di leggenda, se non di mistero. E non stiamo parlando di Worth o di Poiret. Questo a mio avviso è un limite. E’ un dato che pregiudica lo sviluppo di una nuova creatività, che, certo, deve guardare avanti, inventare “ciò che ancora non esiste”, ma per far ciò ha necessità di certezze, punti di riferimento, basi ben solide.

Quali sono i prossimi progetti della Fondazione Gianfranco Ferré che ci può anticipare? Sono almeno tre/quattro i progetti espositivi e di comunicazione già in calendario per l’immediato futuro, tra loro differenti e diversi anche da quello in corso attualmente a Parma. E’ un po’ prematuro entrare nei dettagli e mi attengo per ora a un necessario “top secret”. Non va dimenticato che per noi il 2017 ha un significato particolare: ricorre il decennale della scomparsa di Gianfranco Ferré. E’ certo che faremo del nostro meglio per ricordare il suo talento e il suo contributo all’eleganza contemporanea.

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