Olivier Langhendries: “Il mio design…. fatto di fiori”

Il floral designer e modello si racconta questa settimana a Focus On. Intervista al Floral Designer Olivier Langhendries.

Non a caso si dice “Flower Power”. Ovvero: Potere ai fiori….. o anche il potere dei fiori……. I fiori che dettano legge (per esempio un trend) e i fiori che stravolgono. I fiori che creano (per esempio un’emozione) ma anche i fiori che la distruggono. I fiori come strumenti-elementi creatori di gioia (per esempio), o i fiori come colore, come allestimento, come salute e benessere, come vita, amore e passione.

Messaggio molteplice quello di un fiore, e semplicemente-complesso tanto complesso, che per gestirlo e capirlo in tutte le sue sfaccettature, nascono (e sono nati) percorsi accademici, universitari, corsi e ricorsi… Ripeto Flower Power quindi, ed una passione invece quella del floral designer belga Olivier Langhendries, che dei fiori e della loro anima, ne ha fatto un vero e proprio lavoro.

Olivier Langhendries
Olivier Langhendries

Perché da una rosa, un tulipano, un’orchidea e via dicendo, può nascere davvero qualcosa di magico che può contribuire a far star meglio chi ci sta accanto, o a rendere di grande successo una serata, una cena, un evento, una sfilata di moda e cosi via.

Langhendries con i fiori crea allestimenti, sviluppa progetti (ripeto nella moda e non), realizza strutture e sviluppa idee, ed suoi lavori, sono sempre più richiesti. Un background il suo, che arriva già dalla moda. Già modello per i più importanti brand internazionali, ed un aspetto fisico (e modo di essere) talmente riconoscibile da renderlo unico in passerella…. l’ho incontrato questa settimana per Focus On.

Olivier tu fai un lavoro bellissimo.. perché dietro i fiori per me si nasconde davvero un mondo fantastico .. i fiori sono comunicazione in tutti i sensi: ovvero possono – se ci pensi – far gioire o in alcuni momenti anche renderci tristi, possono cambiare l’umore di una persona oppure rivoluzionare con i loro profumi e colori un ambiente.. In poche parole hanno un potere enorme, ed un aspetto di influenza psicologica non indifferente.. tanto che vista la complessità esistono dei percorsi accademici per conoscerli meglio.. tu stesso sei laureato in Belgio, tua terra natìa, in Floral Designer Management. Mi racconti meglio il perché di questa passione e come è nata e come si è sviluppata negli anni? I fiori mi sono sempre piaciuti. Ogni sabato, sin da bambino, accompagnavo mia madre dalla fiorista per comprare il mazzo settimanale. La passione era talmente forte che ho iniziato già in età adolescenziale a lavorare in un negozio di fiori per farmi qualche soldo. Dopo l’esame di maturità e una collaborazione estiva nello stesso negozio, ho studiato management nel settore dei fiori. Una volta conseguita la laurea, sono stato assunto dal capo della boutique per 2 anni. Dopo quest’esperienza ho studiato comunicazione e relazioni pubbliche all’università. Durante questo periodo ho comunque continuato a lavorare nel campo dei fiori per potermi mantenere. Ho collaborato con un floral designer francese che ha poi avuto un notevole successo grazie alle sue composizioni per il cinema e per alcuni eventi internazionali.

Che ricordi hai della tua infanzia e adolescenza in Belgio? Ho un ricordo molto piacevole della mia infanzia in Belgio, anche se la separazione dei miei genitori ha messo a dura prova il mio carattere e mi ha costretto a crescere prima del tempo. Torno spesso a casa e lo faccio sempre con piacere… nonostante questo però, sono sincero, il Belgio non mi manca!

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Vorrei invece che fossi tu stesso a spiegare esattamente e più nello specifico che cosa fa il Floral Designer? Il floral designer “trasporta” la natura nelle case, negli spazi destinati alle sue composizioni. Il suo scopo è di interpretare il desiderio dei clienti mettendo la sua firma. Le sue creazioni devono riflettere il suo stile, come nel caso di un fashion designer o un architetto. Certo, sono necessarie delle basi tecniche. Per il resto è tutta arte. Bisogna essere portati per l’estetica, avere il senso dei colori, delle forme e avere buon gusto nell’abbinamento dei fiori.

Quali sono i tratti che caratterizzano i tuoi allestimenti e il tuo stile come Floral Designer? In poche parole chi sceglie di affidarsi a te per rivoluzionare il proprio ambiente o per dare un taglio preciso ad un evento o ad una serata, che cosa si aspetta? Naturalezza e semplicità sono due parole che definiscono il mio stile. Mi piace che le mie composizioni siano dei pezzi della natura, come se avessi colto dei fiori in un campo e messi semplicemente in un vaso senza pensiero… come un quadro vivente della natura. Ovviamente mi adatto al progetto dei clienti ma spesso loro mi scelgono per questo motivo e mi danno anche carta bianca per la realizzazione delle composizioni o l’allestimento dei loro eventi.

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Quali sono i fiori che in qualche modo non mancano mai nei tuoi allestimenti? Cerco sempre di usare i fiori di stagione ma ho un debole per i ranuncoli, papaveri (“les pavots” come si dice in francese e che non sono quelli rossi dei campi campestri, anche se mi piacciono) e i tulipani.

Come organizzi il tuo lavoro e da cosa trai ispirazione per i tuoi allestimenti? Una foto, una forma, un colore, un profumo possono essere l’input per la mia ispirazione. Ultimamente sono le carte da parati di Williams Morris che mi hanno dato delle idee per le mie composizioni. Le ho scoperte durante il mio ultimo viaggio in Belgio. Per quanto riguarda l’organizzazione del mio lavoro solitamente procedo così: prima ascolto il cliente, i suoi desideri e le sue esigenze. Dopodiché faccio le mie ricerche nei miei libri o su internet. Poi mi reco dal mio fornitore per vedere cosa mi propone il mercato. È un processo che mi permette dopo di fare le mie proposte al cliente.  Invece quando lavoravo per la Rai a “Quelli Che Il Calcio”, avevo qualche giorno prima della diretta, i nomi degli ospiti e dirigevo le mie ricerche sulla base della loro personalità o del loro percorso professionale.

Marie Claire Maison by Lorenzo Pennati
Marie Claire Maison by Lorenzo Pennati

Sei un grandissimo appassionato di moda tanto che nel 2014 hai creato anche una tua interessante capsule di felpe legate al tema dei fiori… come se avessi voluto unire i due amori? Mi racconti meglio il progetto? In realtà da bambino sognavo anche di occuparmi di moda! All’età di 10 anni, ho iniziato a disegnare sagome, prima sulla carta, poi gradualmente su tutto ciò che mi capitava tra le mani. Molto presto tutti i miei libri e i quaderni a scuola erano pieni di schizzi. Fino alla fine del liceo ero molto determinato sulla scelta della mia futura professione, ovvero diventare fashion designer. Purtroppo non ho avuto la possibilità di intraprendere gli studi legati ad essa e ho dovuto abbandonare questo sogno. Poi durante la mia partecipazione a “Quelli Che Il Calcio”, il desiderio di creare degli abiti si è manifestato di nuovo. È così che è nata l’idea di creare una piccola collezione di t-shirt. Volevo dei modelli basic unisex sobri in cui fosse comunque presente la mia passione per i fiori e da indossare in qualsiasi momento della giornata. Ho iniziato con l’aiuto di un amico grafico a disegnare le stampe e la capsule collection OLSS15 è stata presentata dopo 6 mesi. La collezione, 100% Made in Italy, era costituita da una linea di maglie e di felpe uomo/donna a manica lunga e corta. Includeva anche degli accessori: uno zaino, una borsa shopper, una borsa tracolla e dei cappellini con visiera. Tutti i capi erano firmati da una O di metallo che rappresenta l’iniziale del mio nome.

Un allestimento floreale può influire sul successo di una cena o una serata? I fiori con i loro profumi e colori possono davvero determinare fortemente l’andamento di un evento al quale collabori? Si, è per quello che bisogna studiare il progetto insieme al cliente dando i giusti consigli nella scelta dei colori ma anche dei profumi. Per esempio, evito di realizzare un centro tavola profumato perché può cambiare i sapori del cibo e anche dare fastidio agli ospiti. Recentemente per l’allestimento della boutique di un marchio di biancheria per la casa, ho usato gli stessi fiori che erano stampati e ricamati sulle lenzuola della collezione primavera-estate del mio cliente: delle composizioni campestri che rispettavano perfettamente il tema della nuova collezione.

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Hai fatto per diversi anni e continui ancora oggi a fare il modello… Mi racconti in breve che cosa ti piace di questo lavoro e com’è nato questo percorso? Ho intrapreso la mia carriera di modello all’età di 6 anni quando ho sostituito mio fratello maggiore sul set di un servizio fotografico. I vestiti erano troppo piccoli per lui e mi hanno chiesto se potevo indossarli io. Da allora ho frequentato gli studi fotografici fino all’età di dodici anni. Poi una lunga pausa fino ai 25 anni, quando sono stato notato alla sfilata di un amico alla scuola di Moda La Cambre di Bruxelles e sono entrato in un’agenzia. Dal quel momento, ho iniziato a viaggiare per diversi shooting. Credo che siano i viaggi e l’incontro con nuove persone, gli aspetti che mi piacciono di più in questo mestiere. Senza dimenticare la salita di adrenalina che continuo a sentire prima di salire su una passerella.

Come pensi sia cambiato il mondo della moda in questi ultimi anni? Negli ultimi anni, il mercato è cambiato tanto e il lavoro di modello non è più come una volta. La domanda e l’offerta non sono più le stesse. Il numero di modelli è aumentato e le richieste sono diminuite. Con la crisi, i budget si sono drasticamente abbassati. Prima potevi essere impegnato tre giorni per lo shooting di un catalogo. Oggi lo stesso shooting si fa in una giornata e per meno soldi. Ormai è anche più facile per un cliente a cambiare il volto di una campagna grazie anche all’uso dei social networks (Instagram e Facebook). Poi Il processo di “fast consumption” obbliga i clienti a cambiare sempre e sempre più velocemente e questo non aiuta a fare carriera come modello.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Ho appena finito il secondo anno di recitazione al CTA, centro teatro attivo. Per la rentrée ci sarà forse un progetto televisivo… ma non posso dire di più.

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