Laurence Anyways, il coraggio del giovane Dolan

Arriva finalmente in Italia il terzo film di Xavier Dolan, la storia di un uomo che vuole diventare donna, contro tutto e tutti.

Se la scorsa settimana siamo partiti da un film che tornava in sala dopo tanto tempo, Un Americano a Parigi, anche oggi iniziamo parlando di una pellicola di qualche anno fa. Laurence Anyways, terza opera scritta e diretta dal regista-star canadese Xavier Dolan che, a quattro anni dall’uscita (presentato a Cannes nel 2012, sezione A Certain Regard) arriva per la prima volta nelle sale italiane.

La storia è attualissima, anche se è ambientata negli anni ’90, a Montreal. Laurence (Melvil Poupad) e Fred (una superba Suzanne Clément, premiata a Cannes come Miglior Attrice) sono una coppia, si amano. Tutto cambia quando Laurence, nel giorno del suo 30° compleanno, rivela il suo desiderio di diventare una donna. Fred, sotto shock, accetta di rimanere al suo fianco. L’anno successivo Laurence torna a lavorare come professore di letteratura, ma questa volta veste i panni di una donna.

Sembra essere la transessualità l’ultimo tabù della società anni ’90, un epoca in cui tutto sembrava essere ormai concesso. Soprattutto a Montreal, città ispiratrice per Dolan, che in questo film aggiunge qualche aspetto autobiografico della sua infanzia (oltre che a ideare i vestiti dei protagonisti). Il viaggio alla scoperta della propria identità che percorrono Laurence e Fred ha dell’incredibile. Una trasformazione contro lo sconcerto dei propri familiari e contro l’intolleranza e lo sguardo di una società che giudica spietata. La situazione oggi non pare essere cambiata. I trans, secondo Dolan, vengono ancora derisi, emarginati. La cosa bella del film, per quanto questa impresa distrugga l’equilibrio della coppia, è il coraggio di Laurence. Il coraggio di un uomo che mostra a tutti il proprio modo di essere. Il coraggio di una donna (sempre Laurence) che combatte contro il mondo e le sue ipocrisie.

Tema affine anche a Gli Invisibili di Oren Moverman. Protagonista è Richard Gere, che veste i panni di un senzatetto newyorkese. Nessuno si accorge di lui: la gente passa e va. Quando tutto per lui smette di avere senso, conoscerà un veterano del centro (Ben Vereen): un incontro che gli farà riacquistare la speranza di poter ricostruire la propria vita. Irriconoscibile e inedito, Richard Gere ha voluto fortemente girare questo film, che ha anche prodotto insieme al regista. E Moverman ha schiacciato il pedale sulla compassione, un sentimento umano che sembra stia scomparendo.

Tremenda e allo stesso tempo speranzosa, è la storia di Ma MaTutto Andrà Bene, un film sulla vita, la malattia, l’amore e la maternità diretta da Julio Medem, il visionario regista di Lucia y el Sexo. Magda Una magistrale Penélope Cruz) è una giovane madre coraggiosa e risoluta che si trova ad affrontare una delle sfide più difficili quando le viene diagnosticato un tumore al seno. Recentemente abbandonata dal marito, può però contare sull’affetto di Arturo, conosciuto per caso proprio nel giorno in cui le hanno comunicato la sua diagnosi. Il legame tra i due si rafforza sempre più e, proprio quando la salute di lei sembra peggiorare irrimediabilmente, si accende una luce di speranza nella meravigliosa occasione di una nuova maternità. Magda si ammalerà nuovamente, ma di vita. Nonostante tutto.

Da vedere è anche Tutti Vogliono Qualcosa, la college-comedy di Richard Linklater ambientata nei mitici anni ’80, pop e colorati. I protagonisti vivono notti folli tra divertimento e amore, nel fatidico momento di passaggio all’età adulta. Protagonista, come capita spesso nei film liklateriani, il Tempo. Sia il tempo della storia (gli anni Ottanta), sia il tempo che scorre nella storia. Dopo Boyhood, un altro film riuscito.

Spassosi, infine, sono: gli Angry Birds, i volatili incazzati protagonisti del film d’animazione in 3D nato dal gioco che ha appassionato 3 miliardi di persone (chissà se andranno tutti al cinema!); due attori monumentali, Anthony Hopkins e Al Pacino, insieme per il legal-thriller Conspiracy. Loro tre miliardi di spettatori nella loro carriera li hanno sicuramente messi insieme.

 

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