Vi porto in India: viaggio solitario con zaino in spalla

Preparate un resistente backpack, agganciategli un sacco a pelo e una zanzariera portatile impregnata di anti-mosquitos. Alleggeritevi di tutto… Vi porto in India!

Dovete però promettermi di non porre fretta allo scorrere del tempo, accettare di mescolarvi alla confusione quotidiana, godere dei continui mutamenti e soprattutto sorridere di come tutto, in India, sia “relativo”.

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Non dimenticate  di portarvi una guida cartacea, io non ci rinuncio mai. Mi piace che si impregni degli odori del Paese, che le pagine conservino tracce dell’acqua, della pioggia, che si senta la salsedine. Adoro riaprirla dopo anni e leggere  parole asciugate ai raggi di un sole lontano.

Visiteremo l’ India del Centro Sud, ci dedicheremo alle regioni del Tamil Nadu e del Karnataka.

E’ fine settembre, il clima è tropicale e la stagione dei monsoni è appena terminata.  I monsoni per l’India sono fonte di vita ma anche causa di rovinose inondazioni che  trasformano migliaia di persone  in senzatetto. Ogni tanto ci sorprenderà ancora un temporale diluviale ma sarà divertente trovare ripari di fortuna e aspettare che lo scroscio della pioggia si attenui e spunti il sole.

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Lo sapevo che sareste stati incredibilmente sorpresi dall’odore diverso dell’aria, un odore che si sente sulla pelle prima che con l’olfatto.

È l’odore dell’India e succede proprio così: vi raggiungerà fortissimo appena atterrati.

Prima di vedere o udire qualsiasi altra cosa. Prima di sentire il rumore assordante dei clacson, prima di percepire la fiumana di persone attorno a voi con mani tese e sguardi supplichevoli, prima di tutto, c’è questo odore: odore di umanità !

Nel libro Shantaram, lo scrittore Gregory David Roberts parla “del peggior buon profumo del mondo”. Credo sia l’espressione più corretta per descrivere un odore che non somiglia a nulla di conosciuto ma che sembri voglia raccogliere tutte le pieghe del tessuto umano.

La fragranza di sandalo si mischia non solo ai gelsomini ma anche all’effluvio di cumino e alle esalazioni di escrementi di animali e vi accompagnerà lungo tutto il viaggio.

Sì, proprio di animali! Ricordatevi che gli indù considerano sacri la vacca e il vitello. Venerare le vacche conduce alla beatitudine, per cui non stupitevi se vedrete le mucche passeggiare indisturbate con una lentezza proverbiale, non curanti del traffico, dei clacson e della frenesia delle persone.

Eccoci nello stato meridionale del Tamil Nadu:

la parte più Indiana dell’India: patria del vegetarianismo, dell’arte e della cultura dravidiche.

Siamo a Madras, capitale dello Stato e quarta città del subcontinente per dimensioni. La città si presenta come un agglomerato di villaggi cresciuti troppo in fretta ma sarà capace di sorprendervi con la vivacità dei templi dravidici, completamente diversi dai luoghi sacri classici del Nord e con la vastissima Marina, una spiaggia sabbiosa che si estende per circa 13 km.

Madame, Madame, look please , the longest beach in the world!

Distesi spesso lungo superfici enormi, i santuari sono circondati da alte mura con ingressi situati nelle torreggianti gopuram: torri rettangolari di forma piramidale completamente coperte da sculture di divinità, demoni, uomini e animali che campeggiano insieme rendendo questi templi brulicanti di vita.

Uno dei templi più suggestivi è quello di Kapaleeshwarar dedicato a Shiva.

Non essendo di religione hindu, come per gli altri santuari ancora in uso in città, ci permettono di accedere solo al cortile esterno.

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Il tika è il segno caratteristico che le donne hindu portano dipinto sulla fronte,  è un segno di benedizione. Ricavato da una pasta di cinabro o sandalo, o dalla cenere, può essere applicato sia dal sacerdote sia in prima persona e spesso può indicare anche la devozione a una divinità in particolare.

Orientarsi tra le molteplici divinità hindu è difficilissimo anche se in realtà non sono altro che differenti raffigurazioni pittoriche dei molteplici aspetti di un solo Dio.

La divinità che ho imparato a riconoscere tra mille è Ganesh, dio della prosperità e della saggezza. Il mito racconta che si trovi con la sua testa di elefante a causa del carattere impetuoso del Padre Shiva.

A proposito di Shiva, anche lui non passa proprio inosservato specie quando si presenta sottoforma di Ingam: come un immense fallo, oggetto della venerazione di tutti…

E come biasimarli?

Saranno bastate poche ore sul suolo indiano per capire che gli autisti delle auto-risciò, (risciò a motore a tre ruote), sono pericolosissimi.  Li trovi ovunque  e possono portarti ovunque ma ciò che è certo è che non ti porteranno mai direttamente dove hai chiesto.

Vi accoglieranno con il dondolio della testa da destra a sinistra e viceversa, scambierete il dolce movimento ondulatorio per un segno di assenso, ma si tratterà invece di una dimostrazione di gratitudine forse di un’inusuale benvenuto. Sicuramente di ciò che è più lontano da un’intesa. Così vi ritroverete  a visitare un negozio di tappeti con cui il vostro autista avrà fatto un accordo preventivo e poi un bruttissimo acquario.

Madame, Madame, look please the best aquarium in the world!

Capirete subito che in India è necessario armarsi di pazienza, mettere da parte il linguaggio verbale, prestare attenzione a un nuovo linguaggio corporeo e imparare un nuovo codice di segni.

Non preoccupatevi se il cielo è spesso nuvoloso, se il buio della sera ci raggiunge troppo presto.  Riportate lo sguardo all’ orizzonte e sarà bellissimo perdersi nei  mille colori dei sari e delle ghirlande di fiori.

Ovunque incroceremo malakar,  fabbricanti di ghirlande, seduti a gambe incrociate sui marciapiedi, intenti a intrecciare minuziosamente gelsomini bianchi e fiori di tagete arancioni (vedi foto in cover).

Vi abituerete con altrettanto piacere ai pan wallah.

In India si è soliti concludere i pasti con il pan, un insieme di spezie e condimenti che si masticano insieme alla noce di Betel, nota per le sue proprietà digestive. Ovunque troverete pan wallah seduti a terra avvolti da vassoi, contenitori, scatole e intenti a mischiare gli ingredienti di questo speciale intruglio. Ai tempi del mio viaggio lessi che esiste una varietà chiamata palang tor “rompi letto”, che la tradizione vuole venga offerta allo sposo la prima notte di nozze.

  • Mangalore

Ma… dimenticavo la cosa più importante: dobbiamo correre, abbiamo un treno da prendere, dobbiamo raggiungere Mangalore!

Non vi ho detto infatti che siamo in India per prendere parte a un’attività di volontariato internazionale: lavoreremo con un gruppo di volontari provenienti da tutto il mondo per un progetto di solidarietà.

Partecipare a una piccola iniziativa di sviluppo locale ci consentirà di scoprire meglio il Paese.

Il nostro workcamp si trova in un villaggio rurale vicino a Mangalore.

Per arrivarci, dovremo prendere un treno diretto a Mysore: 10 ore di viaggio in treno e poi un pullman per Mangalore (6 ore).

Trattandosi di una città di collina dove le strade sono molto tortuose, dovremo ricorrere ancora una volta alle mitiche auto-risciò per raggiungere il nostro piccolo villaggio. Come vi dicevo, gli autisti di auto-risciò sbucano ovunque e potrebbero accompagnarti anche sulla luna, sprezzanti del pericolo, delle salite impervie, del terreno scosceso e –ahimè- spesso anche dei freni usurati.

Sarà necessario chiudere gli occhi, appellarsi a tutte le divinità indiane, sperare che facciano gruppo con la schiera di santi cristiani importati da me e che si possa prendere in prestito anche la sacralità buddista dal vicino Nepal affinché ci protegga.

Le percorrenze in treno sono uno degli aspetti più affascinanti del viaggio nel Paese. Meritano un capitolo a parte che vi racconto presto, ma ora non c’è tempo.  Dobbiamo salire sul treno!

Eccoci sani e salvi, dopo appena 18 ore di viaggio, nel nostro villaggio.

Gli abitanti ci accoglieranno con un sorriso tale da farci dimenticare in un attimo tutta la stanchezza.

Il nostro gruppo si occuperà di realizzare un campo da gioco per i bimbi del posto.

Per tre settimane, vivremo in un villaggio rurale sulle colline di Mangalore, staremo a stretto contatto con gli abitanti imparando cosa significhi vivere senza corrente elettrica e senza comfort.

Ci laveremo a cielo aperto, avendo cura di ricordare di scaldare l’acqua da travasare nelle ciotole apposite per il bagno. Dimenticheremo la carta igienica (il sistema fognario indiano già molto compromesso, non consente l’utilizzo di carta igienica). Dormiremo con il nostro sacco a pelo appoggiato al suolo, sotto tende anti-mosquitos.

Anche la nostra dieta alimentare sarà limitata: riso, verdure in poltiglia e dhal. Questo trio sarà replicato a colazione, pranzo e cena per tutto il periodo del nostro work camp.

Andremo a letto verso le 7, ancora sporchi di terra argillosa e stanchi della giornata.

Ma non ci mancherà nulla, ci sentiremo stancamente felici. Sentiremo la nostra vita piena come mai prima d’ora. Percepiremo i confini dell’animo allargarsi piano piano, per fare spazio a tutto.

Soprattutto ci renderemo conto di quanto fossimo stati così superficiali a pensare di poter offrire un concreto contributo.

Ciò che potremo fare sarà solo regalare il nostro tempo, la nostra attenzione e curiosità. Dimostrarci onorati per ogni invito che riceveremo e grati per la straordinaria ospitalità.

Il loro contributo alla nostra crescita sarà invece difficilmente misurabile e ripagabile.

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Lo sapevo che sarebbe stato difficile salutare i bimbi del villaggio, i compagni del campo e Suresh, il camp leader.

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Ma ci aspetta la settimana più avventurosa, in giro per il Sud, senza una reale tabella di marcia, senza prenotazioni.  Sbagliando strade e mezzi di trasporto, ascoltando solo i consigli delle persone che incontreremo.

La destinazione finale sarà Chennai, da dove siamo partiti,  ma ci torneremo facendo tappa nei principali centri del Karnataka e del Tamil Nadu.

Ripartiremo da Mangalore e useremo principalmente gli autobus, alterneremo la categoria ordinary a quella express.

Viaggeremo lenti, ci concederemo il lusso della lentezza, assecondando i ritmi dei villaggi che attraverseremo.

  • Madikeri

La prima tappa sarà Mercara (Madikeri).

Situata a  3 ore e 30 minuti di autobus da Mangalore, Madikeri ci accoglierà con la tranquillità tipica di una stazione montana.  Famosa per le piantagioni di caffè, questa piccola città fu capoluogo del piccolo stato del Corg che rimase indipendente fino al 1956, anno dell’annessione al Karnataka.

Qui passeremo una giornata incantevole, godendo della meravigliosa vista panoramica offerta dal Raja’s Seat (Seggio del raja) e dal suggestivo Tempio di Omareswara.

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  • Mysore

Ci dirigeremo in autobus a Mysore, a 3 ore di distanza.

Qui potremo fantasticare attorno allAmba vilas Palace, la sfarzosa  residenza dei maharaja.

Visiteremo anche il tempio di Chamundeswari situato sulla cima di una collina, a 1062 m di altitudine. Ci arriveremo salendo 1000 gradini fino ad arrivare alla sommità.

I fedeli credono che lo sforzo di raggiungere la cima a piedi aiuti a pulire il karma.

Nel mio caso, la purificazione del karma credo sia stata vanificata quando, raggiunta la cima, imprecai contro una scimmia colpevole di avermi  rubato dalla testa gli occhiali da sole.

In India le scimmie sono  numerosissime, insidiose e particolarmente aggressive.

Gli hindu le considerano l’incarnazione vivente del dio indù Hanuman, per questo la tradizione induista prevede che vengano costantemente nutrite.

Nulla a che vedere con la pacatezza delle docili mucche ferma-traffico!

I giorni a Mysore trascorreranno tra delicate fragranze. Ci imbatteremo in numerosi laboratori di incensi spesso costituiti da anziane signore impegnate nella lavorazione dell’agarbathi:  sottili filamenti cui viene applicata la pasta di legno di sandalo prima che vengano lasciati indurire all’ombra.

Rimarrete colpiti dall’abilità delle loro mani nel lavorare questi bastoncini di bamboo.

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  • Bangalore

Da Mysore prenderemo un autobus express, meno affollato, scomodo e lento del solito  che ci permetterà di raggiungere Bangalore in 3 ore.

Noteremo immediatamente che il livello di smog dell’aria è altissimo.  Sentiremo la pelle e gli occhi bruciare e istintivamente ci verrà voglia di portare la mano alla bocca e al naso per proteggerci.

Cercheremo di visitarla velocemente, troveremo un po’ di pace al Bull Temple. (Tempio del Toro),  uno dei santuari più antichi della metropoli.

All’interno ci sorprenderà l’enorme statua-monolite  raffigurante il toro Nandi.

Con al collo la nostra collana di gelsomini appena donata, visiteremo in silenzio questo luogo sacro mischiandoci con i devoti  hindu.

Dopo aver fatto tappa a Vidhana Soudha,  il sorprendente palazzo di granito ospitante il segretariato e l’assemblea legislativa di Stato,  correremo a prendere il treno che ci riporterà nella regione del Tamil Nadu.

Nessuno potrà mai dire di aver compreso l’India senza un viaggio in treno.

Le ferrovie indiane sono incredibilmente efficienti e una volta superato lo stupore per l’affollamento, la presenza di sbarre che sostituiscono i tradizionali vetri al finestrino e l’impressione di instabilità dei mezzo, capirete che rappresentano invece una straordinaria opportunità di conoscere il Paese.

Noi sceglieremo di viaggiare di notte su un treno postale, categoria spleeper, la categoria più economica della prima classe. La prime ore le trascorreremo un po’ in apprensione e non basterà l’allegria del venditore di chai o i sorrisi luminosi dei nostri compagni di viaggio a tranquillizzarci.

Legheremo addirittura il nostro zaino al polso durante la notte per paura che ci venga sottratto. Dormiremo su assi di legno, che a una certa ora vengono aperte costringendo ogni passeggero del vagone a coricarsi alla stessa ora.

E proprio durante il viaggio in treno assisteremo a un episodio che rimarrà impresso nella nostra memoria a distanza di tempo.

Vedremo bambini piccolissimi  salire ad ogni fermata con uno scopino tra le mani per poter raccoglier ogni cosa sia rimasta sotto i sedili, ogni cosa sia caduta ai viaggiatori.

E lo faranno non avendo nessun imbarazzo nell’incrociare lo sguardo, senza curarsi di suscitare compassione. Agiranno velocemente senza lasciarti il tempo di capire o di aiutarli.

Rimarrete spesso attoniti di fronte a episodi di questo tipo che caratterizzeranno spesso il vostro viaggio.

Solo con le prime luci dell’alba, sentiremo i nostri pensieri schiarirsi.

Ci sentiremo meglio, inizieremo a godere delle mille sfaccettature dei panorami. Sorrideremo dei nomi impronunciabili delle piccole stazioni. Ci faremo contagiare dall’entusiasmo delle giovani donne con secchi colorati impegnate a lanciare acqua per raffreddare la temperatura del terreno.  Riconosceremo i profumi, l’aroma del chai e la voce allegra del suo venditore.

  • Mamallapuram (Mahabalipuram)

A due ora di autobus da Chennai incontreremo finalmente il mare e lo  faremo a Mamallapuram, una piccola città  nel distretto di Kanchipuram

Lambita dalle acque, fu il porto di mare dei Pallava di Kanchipuram e porta ancora gli splendidi segni del regno di Narasihma Varmam I (630 – 668).

Ricca di monumenti storici di cui alcuni patrimonio dell’Unesco, sempre dedicati ai vari Dei che avrete imparato ormai a conoscere, Mamallapuram, vi intratterrà con maestosi bassorilievi a cielo aperto  (Discesa del Gange), grotte del VII secolo scavate nella roccia e monoliti in pietra.

Chiunque incontrerete vi inviterà a visitare il suggestivo tempio sulla spiaggia, orgoglio del villaggio.

Lo Shore Temple fu costruito dal re Narsihma Varman II Rajasimha, ( 690 – 728 c.a ) e comprende due santuari dedicati rispettivamente a Shiva e Vishnu. Si trova abbastanza distante dal centro abitato, lo raggiungerete attraverso una lunga passeggiata.

Costruito con un altare esposto a Est, con lo scopo di venir illuminato dai primi raggi solari, è il più antico tempio dell’india meridionale: parte del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, è circondato da giardini.

Dopo esserci intrattenuti con i numerosi scultori di pietra di questa rilassante cittadina di pescatori, lasceremo Mallapuram, “la città del grande eroe” e il Golfo del Bengala per ripartire verso Madras (Chennai) dove ci aspetterà il volo che ci riporterà in Italia.

Spero di essere riuscita a creare con il mio racconto un percorso cromatico e nello stesso tempo onomatopeico, ricco di fonosimboli e colori, capaci di dare almeno una lontana idea della straordinaria varietà e realtà che vi accoglierà.

Nessuna capacità espressiva sarà mai in grado di riprodurre quel piacevole assalto ai sensi che è l’incontro con il Paese.

Difficilmente conoscerete altrove disarmonia più eufonica. Nessun cattivo odore sarà mai così  aromatico e nessun rumore più pacifico e silenzioso di quelli che sentirete in India.

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