Azzurra Gronchi: “Vi racconto il mio stile… in technicolor!”

La super designer - ora anche tra i finalisti dell’edizione Who’s on Next 2016 - si racconta questa settimana a Focus On.

Milano (Giugno 2016). Che “sentiero-lavoro” d’amore vero, puro, ed assoluto può essere quello verso l’accessorio. Amore totale davvero… e sentiero che – perché no – per dirlo come lei stessa afferma, può essere perfettamente e meravigliosamente a volte anche in technicolor.

Sofisticato, coinvolgente, totale, il mondo-accessori… (dalle borse alle scarpe…. con i loro singolari dintorni di ricerca ed esplorazione) –  ha un’anima, una sua anima, che viaggia a parte…. Anima talmente forte, complessa, variegata, dolcemente ingombrante, che a volte questa si concede al resto con “miscellanee” più semplici. Mentre altre questa (o meglio questi… gli accessori), si concede con invece una quasi più sofisticata prepotenza diventando protagonista addirittura della rivoluzione di un intero look…

Ciò vuol dire che c’è la borsa in primis … che c’è la scarpa in primis o magari la cintura in primis …. e che tutto il resto dell’indossato ruoterà con criterio –  e a volte forse con timore – attorno a questi gioielli (gli accessori) –  spesso pezzi unici al mondo – che per lavorazione, qualità, pellami, texture e molto altro, non sono nati per stare in seconda fila… E i modelli, le borse ….  ma soprattutto l’intero lavoro di Azzurra Gronchi (www.azzurragronchi.com) , appartengono a questa categoria. E sono un chiaro ed evidente esempio della forza, che un singolo accessorio – anche da solo –  può avere.

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Così questa settimana per Focus On, ho voluto che fosse lei, una delle designer più interessanti in circolazione – oltretutto ora tra i finalisti di Who’s on Next il progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda ideato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia –  a raccontare questo mondo…  O meglio a raccontare di pellami e di colore, di volumi e di ricerca, di progetti e del suo background (quello di una bambina che in mezzo ai pellami ci è cresciuta –  il padre è stato il fondatore della conceria Samanta). Ma anche quello successivamente, di una ragazza che prima del suo brand di successo, ha conosciuto e collaborato con alcuni tra i più importanti marchi del lusso internazionale. Ecco la mia chiacchierata con la designer.

Partiamo proprio dall’inizio Azzurra. Mi racconti come cresce e si forma una bambina (tu) in una famiglia dove creatività, artigianalità e business sono così forti, così presenti, e strettamente legati tra loro? Che ricordi hai sia della tua infanzia e poi adolescenza?

Nasco in una famiglia che dedica tutto al lavoro. Mio padre è stato il primo a fondare una conceria specializzata soltanto in pellami di altissimo livello “stampati”, la conceria Samanta, idea innovativa per gli anni ’70 nella zona del comprensorio del cuoio toscano. Crede nel suo progetto, acquista macchinari specializzati e crea una realtà dove viene prodotto il pellame in tutte le varie fasi di lavorazione, senza intermediari terzisti o passaggi esterni. Già da piccola passavo molto tempo in azienda, osservavo mia mamma che addirittura creava a mano texture come: pitone, coccodrillo o fantasie su piastre di acciaio che servivano a stampare i pellami. Assistevo alle richieste che venivano commissionate dalle grandi maison, alle proposte stilistiche che la conceria presentava per le varie fiere di settore, e partecipavo alla continua ricerca innovativa di rifinizioni e macchinari che mio padre, in prima persona, seguiva tenendosi continuamente aggiornato su tutto. Da qui nasce la mia voglia di sperimentare e di creare. Da piccola passavo ore a tagliuzzare, disegnare e colorare pezzetti di pelle. Con la mia famiglia spesso andavo in giro per negozi ma anche per mercatini di antiquariato e vintage osservando tutto ciò che era innovazione, contemporaneità e tradizione nel design in generale.  Negli anni mi sono poi formata in maniera adeguata per affrontare il mondo del lavoro, nel migliore dei modi, seguendo l’esempio dei miei genitori.

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Come e perché, ti sei poi avvicinata al mondo e discorso accessori? Com’è stato il tuo percorso anche quello accademico e si è poi sviluppato negli anni? La passione per la moda era già presente in me sin da piccola ma le mie conoscenze e il mio DNA, erano strettamente legate al mondo del pellame e soprattutto della pelletteria. Mi divertivo a disegnare scarpe e borse durante le lezioni di matematica al liceo scientifico, tanto per far capire quanto le materie scientifiche non facessero proprio per me. Dopo aver conseguito il diploma di maturità mi sono catapultata nel Veneto, in uno dei calzaturifici più importanti d’Italia, dove ai tempi venivano realizzate calzature del calibro di: Louis Vuitton, Marc Jacobs, Chloè e molti altri brand del lusso, trascorrendo così le mie vacanze estive. Da subito è stato amore a prima vista: finalmente vedevo come venivano create le calzature e come era utilizzato al meglio il pellame, mondo per me troppo affascinante per non voler approfondire le mie conoscenze. Ho deciso così di prendere il diploma di modellista ed iniziare a disegnare tecnicamente le scarpe, le borse e gli accessori che avevo in mente. Dopo essermi diplomata al Centro di Formazione Professionale di San Colombano a Firenze ho ritenuto opportuno conseguire anche il diploma come Product Manager al Polimoda di Firenze per avere una visione completa del prodotto, del mercato e di tutte le strategie di vendita, esportazione ed esposizione; ho continuato a fare stage in vari calzaturifici e studi di design nella zona fiorentina e presso l’ufficio stile Kenneth Kole a New York rinunciando alle vacanze estive. Dopo aver conseguito il diploma, con il massimo dei voti, sono stata scelta per uno stage presso l’ufficio stile pelletteria Salvatore Ferragamo a Firenze e poi confermata come junior designer accessori e da lì tutto è cominciato.

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Oggi i tuoi accessori hanno un’identità davvero molto forte e definita, mi racconti tu stessa qual è il plus e la filosofia del tuo stile e del tuo lavoro? Come si denota dal mio trascorso e dalle mie creazioni, la prima cosa che mi viene involontariamente da creare, al contrario di quello che si fa di solito, è il pellame. Faccio sperimentazioni di disegni, stampe di texture e lavorazioni fatte a mano che sono la parte caratterizzante di tutto il mio lavoro. Successivamente penso alle forme e ai particolari passando il tempo tra i banchi di lavoro della mia pelletteria, lavorando a stretto contatto con i miei collaboratori con l’intenzione di creare nuovi modelli comodi e attuali, ma che non siano la copia di ciò che già c’è o c’è stato nel mercato, cercando di evidenziare sempre i miei pellami in modo che i miei accessori divengano così pezzi unici al mondo.

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Può un accessorio essere talmente forte, importante e di impatto, da condizionare la scelta del resto e dell’intero look? Assolutamente sì. A me è sempre successo sia per passione che per deformazione professionale, ma spesso vedo che è la stessa cosa anche per amiche e addirittura per fashion blogger o influencer. Se si ha l’intenzione di voler risaltare le nostre scarpe o borse preferite lo si può fare semplicemente indossando colori neutri o abbinati ad esse.

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Sei tra i finalisti dell’edizione Who’s on Next 2016 ovvero il progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della moda ideato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia. Come stai vivendo questo momento? Con tanta emozione! Aver avuto l’opportunità di poter partecipare ad un concorso così importante mi rende molto felice e soddisfatta del mio lavoro. Significa che le mie creazioni non sono passate inosservate agli occhi esperti dei fashion scouting di Vogue ed Alta Roma. Spero in un’eventuale vittoria, sarebbe per me il riconoscimento più importante dopo tutto il lavoro svolto e i sacrifici fatti in questi anni, dove ho creato il mio marchio e la mia piccola realtà da sola dopo la perdita di mio padre, che condivideva con me lo stesso sogno. Questo riconoscimento metterebbe in evidenza il mio lavoro a livello internazionale, promuovendo così una realtà interamente Hand Made in Italy nel mondo, supportata da una struttura aziendale che potrebbe garantire grandi produzioni oltre all’ alta qualità artigianale toscana.

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A che cosa ti sei ispirata per la collezione Primavera-Estate 2016? Come sempre le mie collezioni sono caratterizzate dalle lavorazioni sui pellami: cerco di comunicare allegria attraverso la scelta di colori accesi per i miei accessori. Per questa estate mi sono ispirata a ciò che mi fa star bene, mi piace, mi rilassa e mi diverte, come il mare dei Tropici. Ho preso spunto dai fondali del mare, dalle texture e dai colori dei meravigliosi pesci tropicali. Così nasce la mia “Tropical Collection” con forme uniche e dimensioni che vanno dalle Nano bag (must-have che non può mancare in questo momento) sino alle shopping comode per tutte le evenienze.

Stiamo attraversando un periodo molto particolare nella moda… con cambi di poltrone frequentissimi… E’ di questi giorni anche la notizia di un possibile arrivo di Maria Grazia Chiuri da Dior.. Come pensi stia cambiando il settore della moda? Qual è la tua opinione in merito? Nel settore moda oggi si pretendono grandi risultati e in poco tempo, senza dare l’opportunità ad un designer di creare la propria realtà ed esprimersi correttamente. Il mondo della moda è strettamente legato a quello degli affari e quindi spesso più che la creatività viene premiata la vendita imminente. Noi creativi dopo aver disegnato ci ritroviamo a porci sempre la stessa domanda “ma si venderà?” e quindi spesso ci freniamo adattandoci a ciò che il mercato richiede. Pochi riescono ancora a realizzare collezioni che siano vere e proprie espressioni d’arte, cosa che spero riesca invece a ricreare con Dior, qualora la notizia della sua sarà confermata, Maria Grazia Chiuri. Maria Grazia nel caso sarebbe la prima donna a capo della direzione creativa della Maison Dior, e non nego che ne sarei felice, non solo per questo ma anche perché stimo molto il lavoro fatto con Pierpaolo Piccioli su Valentino. Spero e sono sicura che sarà in grado di fare ancora di più lavorando da sola e dando prova della sua competenza in questa storica Maison della moda francese e la cosa che più mi piace è proprio che sia una donna italiana a provarci.

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Prima di debuttare con il tuo brand hai collaborato con alcuni tra i marchi del lusso internazionale. Che ricordi hai di quel periodo e che cosa hai imparato? Ho collaborato con grandi marchi e molto di quello che ho imparato lo devo a queste esperienze. Sono entrata in questo mondo in punta di piedi, sacrificando interamente la mia vita per questo lavoro, anche se non lo sento per niente come un sacrificio. Mi sono trasferita da giovanissima prima a Firenze e poi a Milano, facendo spesso orari assurdi, pochissime ferie, e ritrovandomi, soprattutto all’inizio, a svolgere qualsiasi tipo di mansione come ad esempio: sistemare magazzini, fare scatoloni o tonnellate di fotocopie… Ma sapevo che quella era la famosa gavetta e da tutto ciò che facevo cercavo di imparare il più possibile. Ho avuto l’opportunità di lavorare per maison internazionali e ho estrapolato da loro tutto il meglio: la qualità, l’artigianalità e l’organizzazione aziendale di Ferragamo, la creatività, l’imprevedibilità e la vena artistica di Dolce e Gabbana, la sartorialità e l’innovazione di Costume National, ecc. Non solo imparando nozioni stilistiche e tecniche ma anche di marketing, di commercio, di promozione e pubbliche relazioni. Inoltre ho avuto la fortuna di conoscere alcune tra le persone più importanti della mia vita, ho avuto dei tutor di altissimo livello professionale sempre disponibili che all’inizio della mia carriera mi hanno insegnato davvero tanto e tutt’oggi continuano ad aiutarmi e sostenermi come dei veri amici.

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Quali sono invece i tuoi prossimi progetti sia dal punto di vista delle collezioni ma anche corporate (a quali mercati state puntando maggiormente la vostra attenzione e quali sono i vostri programmi futuri?). Da un paio di mesi abbiamo fondato l’Azzurra S.r.l. società composta da me e il Sig. Claudio Martini proprietario della Martini Group di Montelupo fiorentino, una tra le più grandi realtà produttive di piccola pelletteria italiana che collabora con marchi del calibro di Bottega Veneta, Prada, ecc. Così, insieme, abbiamo creato questa nuova realtà che cura non solo il marchio Azzurra Gronchi ma anche vari campionari e produzioni del mondo del lusso, avendo al suo interno figure professionali di altissimo livello che creano borse quasi completamente fatte a mano. Per quanto riguarda strettamente il marchio Azzurra Gronchi, l’intenzione è quella di affacciarsi sul mercato americano e cinese visto il grande interesse che stiamo ricevendo, perché all’estero il vero Made in Italy di alto livello viene apprezzato più che in Italia o in Europa. Per la prima volta nella stagione estiva 2017 ho presentato una capsule collection di calzature donna e di piccola pelletteria donna e uomo. Ma la vera novità, della quale vado orgogliosa perché ideata da me, è una lavorazione interamente fatta a mano sul pellame, che crea un effetto di intreccio molto particolare, realizzata grazie allo studio e alla collaborazione con Martini Group; questo rende i miei accessori unici al mondo.

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Un’ultima domanda.. raccontami invece che cosa ti piace fare? Come ti rilassi? Come riesci a ricaricare le energie? Di solito cerco di ritagliarmi almeno una mezz’ora al giorno per staccare completamente la spina e ricaricare le mie batterie con buona musica e una corsa possibilmente in mezzo alla natura. Adoro la mia terra toscana e appena posso scappo a passeggiare nel verde delle mie adorate campagne.  Per farmi passare i malumori e farmi tornare immediatamente il sorriso bastano loro: la mia gatta Vionnet, le mie bassottine Paprika e Bugia e il mio cavallo Mito che ci ha regalato tante soddisfazioni vincendo gare molto importanti nelle corse di trotto e che era come un figlio anche per mio padre che mi ha trasmesso la passione nell’equitazione.

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