La vita nana di Enrico Dal Buono. Intervista diversa allo scrittore

Entriamo nell'universo dei nani assieme a Enrico Del Buono. Abbiamo incontrato l'autore per parlare del suo ultimo libro "La vita nana" .

Enrico Dal Buono

Abbiamo incontrato Enrico Dal Buono, autore de “La vita nana”.

La domanda che ti faranno tutti: perché i nani? Com’è nato questo interesse? La spiegazione ufficiale è che tutto nasce nel bar, nel pensatoio. Si va avanti a supercazzole finché uno non dice: “questa non è male!” Ed ecco un’idea. Quella ufficiosa, quella vera, è che il complotto dei nani, cioè la Storia, esiste sul serio. Basta guardare agli eventi che accadono con più attenzione e senza pregiudizi.

Come immedisimarsi in un nano? Hai mai provato? Ci sei mai riuscito? Ho i calli sulle ginocchia. Quanto ci sia riuscito dovranno dirlo i lettori. Da questo dipende la riuscita del libro. Per quanto si raccontino storie assurde (anzi, forse a maggior ragione) non si può rinunciare alla verosimiglianza. Che si ottiene anche attraverso una certa dose di immedesimazione nei personaggi.

Avete pensato a una distribuzione attenta? Intendo negli scaffali più bassi? (domanda seria) Per quanto ne capisco io la distribuzione è un gran casino. In alto o in basso non importa: bisogna che la gente si accorga che il libro esiste. Quindi i miei libri li avrei disposti in basso come trappole, per fare inciampare le persone. Così quelle poi si vendicano strappando le pagine e se lo devono comprare anche se mutilato.

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Hai conosciuto e parlato con dei nani del tuo libro? Come è stato accolto dalla comunità nana? A dire il vero ne ho parlato in maniera approfondita solo con il protagonista del booktrailer, Massimino Viafora. Lui ne è stato entusiasta e io ho preferito fermarmi, così ho il 100% dei consensi.

Non ho ancora letto ‘La vita nana”. Perché dovrei leggerlo? Cosa potrebbe spingermi all’acquisto di questo libro? Per divertirti, prima di tutto per questo. Poi vengono la profondità, il senso della Storia, la supercazzola filosofica e tutto il resto. Ma l’impianto è più o meno quello di un libro d’avventura. Ci sono omicidi, amori travolgenti, fughe, battaglie, tradimenti.

Quando pensi a un nano a chi pensi? A Orestino, il nano che guidava le azioni di Napoleone. Rosso, un metro tondo tondo, un gran figlio di puttana che a un certo punto va in paranoia. Lo conosco bene, ci ho vissuto insieme per tre anni.

Essere nano: vantaggi e svantaggi. Oddio, questo non lo so. Però io sono un po’ troppo alto, per i miei gusti, cioè 1,87. Il mondo è troppo in basso per me, troppo piccolo: il lavabo, la lavastoviglie, i sedili degli aerei. Ho un amico che fa spesso domande del cazzo del tipo “preferiresti soffrire di gigantismo o di nanismo?”. E io, patologia per patologia, rispondo sempre “di nanismo”, per provare il contrappasso.

Nani e pregiudizi. Cosa ne pensa l’opinione pubblica? L’opinione pubblica pensa quello che i nani vogliono che pensi. E, in genere, corrisponde a una parola: nulla. Ma parla moltissimo.

Stai preparando un nuovo libro? Vuoi darci qualche anticipazione? In realtà l’ho già scritto. La storia è più lineare, la trama più semplice, ci sono meno personaggi, il tutto è apparentemente meno folle. Ma il mio sguardo storto, la mia propensione a deformare, rimarrà eccome.

Ultima domanda: cosa ti piace fare quando non scrivi? Purtroppo, fumare. Ti viene una bella frase, ti ecciti e ti accendi una sigaretta. Non sai come risolvere un passaggio, ti agiti e ti accendi una sigaretta. Ma ci sono anche dei momenti in cui scrivi pagine su pagine e ti piace fare solo quello, solo scrivere, e sei felice.

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